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Mantenere la promessa fatta ad un compagno di Sla vale più di un giuramento

agosto 30, 2014 Susanna Campus

susanna-campus-battistaCari amici, circa un anno fa avevo promesso al mio amico e compagno di Sla Battista che sarei andata a trovarlo nella sua casa di Bonorva (una cinquantina di chilometri da Sassari).

A distanza di un anno, sono riuscita a mantenere la parola data. Mi ci è voluto un po’? Sì, ma, sapete, per noi malati di Sla non va sempre tutto liscio come l’olio. In effetti, quest’anno è stato davvero duro ma ci tenevo a mantenere la mia promessa. Come dico sempre, “le promesse fatte ai bambini e ai malati, si devono mantenere sempre. A qualsiasi costo”!

La cosa che mi faceva “tremare” era il viaggio sulla famosa 131, una strada piena di buchi e avvallamenti. Dopo esserci messi d’accordo col mio staff (beh, adesso non fate dell’ironia, anche io ho uno staff) abbiamo deciso di partire giovedì 17 (e meno male non era venerdì 17, altrimenti “babbo” non si sarebbe mosso di casa).

Dopo un viaggio molto movimentato siamo giunti a casa del mio amico e siamo stati accolti con grandi festeggiamenti da Franca, sua moglie. Immediatamente mi hanno portato nella camera di Battista e ci siamo trovati faccia a faccia. Aveva la sua solita espressione furba e sono stata contenta di rivederlo in forma. L’ultima volta che ci eravamo visti non mi aveva fatto la stessa buona impressione. Ero andata a trovarlo in rianimazione e a questo proposito vorrei dire una cosa ai medici e ai funzionari degli ospedali che firmano le pratiche dei malati: non lasciateli stazionare nelle rianimazioni! Appena potete, mandateli a casa. È tra le mura domestiche che un malato di Sla riacquista meglio le sue forze.

Torniamo a noi. Appena ci hanno avvicinato, Battista, poiché si può ancora muovere, mi ha dato una carezza. Poi abbiamo cominciato a chiacchierare: io col cartello e lui normalmente visto che parla. Che bello! Ho rivisto il mio Battista gioioso e positivo. Una serata viva, allegra, frizzante, spiritosa. Tra una risata e l’altra Battista si faceva dare dal suo assistente Luca (un ragazzo splendido, molto premuroso e attento) un goccetto di vino che aspirava con la cannuccia come un’idrovora! Era più veloce della luce! Naturalmente mi ha invitato da bere un goccetto, ma, come potete immaginare , ho dovuto rifiutare perché in caso di “prova del palloncino” mi avrebbero ritirato la patente della carrozzina e sarebbe stato un bel guaio… mica posso andare a piedi!

Abbiamo parlato della Dinamo, della Torres, delle sue marachelle giovanili e poi mi ha riferito di moltissimi aneddoti su Sassari e i sassaresi. Caspita, Battista ha una memoria fenomenale. Riferisce ogni racconto con grande cura per i particolari. Questo lo dico per smentire tutti quelli che dicono o pensano che noi malati di Sla siamo un po’ rimbambiti! Altro che! Provate voi a battere il mio amico Battista.

susanna-campus-battista-01È stata una giornata splendida anche grazie a Franca, una donna davvero premurosa e speciale. Bene, ma tutta questa felicità ce la potevamo tenere solo per noi? La regola numero uno della felicità non è forse che debba essere il più possibile condivisa? Così abbiamo così deciso di andare a trovare un altro amico di Sla, giusto per fare una “riunione tipo carboneria” (ma questa è un’altra bella storia che vi racconterò in futuro).

Quando è giunta l’ora di andarcene, il momento dei saluti non finiva più. Ogni pretesto diventava buono per rimandare: le foto di rito, una nuova carezza (solo noi malati di Sla sappiamo quanto sono importanti questi semplici gesti d’affetto), le continue promesse di rivederci (Battista è riuscito a strapparmene un’altra…).

E voi cosa credete, che poi sono tornata subito a casa? No. Avevo un’altra visita da fare: a casa della mamma di Ica (la mia infermiera preferita e adottata come sorella), una signora novantenne che abita anche lei a Bonorva. Lì ci sono venute incontro Giuseppina e Teresa, le sorelle di Ica, e ci hanno fatto strada. Entrati in questa bella casa ci è venuta incontro questa bella signora che tutto dimostrava tranne la sua età. Un viso dolcissimo ma di donna tenace e combattiva come piace a me. Credo che la mamma di Ica fosse emozionata, ma anche io lo ero tantissimo! È stato un vero onore conoscere quella donnina così forte e combattiva!

Il viaggio di ritorno è stato come quello d’andata: cervello shakerato, collo quasi staccato, dolori dappertutto. Ma tutto questo passava in secondo piano. La felicità di aver visto il mio amico Battista dopo un anno e aver conosciuto questa nonnina mi faceva dimenticare la fatica del viaggio.

Per me era importante andare a trovare Battista e molti non daranno peso a questo impegno, ma soffermatevi sui dettagli importanti della vita: noi purtroppo possiamo precipitare da un momento all’altro e mantenere una promessa fatta al mio compagno di Sla valeva più di un giuramento fatto a qualsiasi persona. Una sottile linea unisce tutti i malati di Sla che difficilmente si spezza perché noi la teniamo più viva che mai!

È stata un’esperienza unica e indimenticabile rivedere Battista ma spero di riuscire a mantenere la parola che mi ha strappato e di tornare a trovarlo e chissà…..

GRAZIE BATTISTA E FRANCA PER LA VOSTRA OSPITALITÀ!

bacioni,

Susanna

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