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Mafiosi capitali o no? A casa mia si chiamano piuttosto caciottari

maggio 9, 2017 Alessandro Giuli

Mafia RomaMaf

Pubblichiamo la rubrica delle “lettere al direttore” contenuta in Tempi n. 18 (vai alla pagina degli abbonamenti). Per scrivere ad Alessandro Giuli: direttore.giuli@tempi.it

Egregio direttore, sono un giovane e fedele abbonato del vostro settimanale, in bilico tra la nostalgia di un Tempi quasi integralmente “amiconiano” e l’attuale formula che compenetra la gloriosa identità e storia della testata con una componente di ascendenza fogliante che non impoverisce, bensì arricchisce la prospettiva. Con piacere ho constatato la sua partecipazione alla trasmissione Mi manda Rai 3 nella puntata in cui veniva affrontato l’annoso problema della qualità della salute orale; nello specifico il suo intervento è provvidenzialmente succeduto al legittimo quesito di un telespettatore che lamentava l’incapacità del sistema sanitario nazionale di offrire a tutta la popolazione le cure dentistiche. Lei ha replicato affermando che in Italia il “diritto al sorriso” purtroppo non esiste e spesso costituisce un lusso e un segno di distinzione sociale. Non posso darle torto sul fatto che l’attuale configurazione sanitaria assecondi la visione che avete descritto, tuttavia da studente di odontoiatria mi sento di sottolineare come la salute orale, invece, non possa essere considerata una salute “di serie B”, in quanto è intimamente connessa con la salute del resto del corpo, e come strida che essa non venga garantita alla stregua delle altre prestazioni sanitarie. Conscio che la tematica possa essere di vivo interesse per tutti i lettori, vorrei consigliarvi di affrontarla in un vostro prossimo numero, al fine di poter sia proporre soluzioni sia sensibilizzare, ponendo anche l’accento sul valore della prevenzione non solo domiciliare, ma soprattutto professionale come fattore determinante nella riduzione dell’onere per singolo paziente al fine di ampliare a tutti la possibilità di una bocca sana.
Daniele Laganà via internet

Richiesta accolta, mettiamo in cantiere (con un grande sorriso per lei).

***

Vorrei ringraziare Tempi oltre che per gli interessanti articoli in generale, in particolare per la segnalazione del libro con le conferenze di Stravinsky firmata da Raffaello Vignali. Veramente da acquistare, bellissimo il passo sulla libertà, sarebbe da far leggere nelle scuole.
Pasquale Ciaccio via internet

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In tempo di dichiarazioni dei redditi si leggono sui giornali e su internet interventi stravaganti a proposito della scelta della confessione religiosa per l’assegnazione dell’otto per mille. Si tratta di un contributo devoluto dallo Stato itaiano alla Chiesa cattolica a parziale ristoro del valore dei tesori monumentali e artistici incamerati dallo Stato italiano a seguito dell’occupazione di Roma e dello Stato vaticano… In virtù dell’accordo di revisione del Concordato fra Stato italiano e Chiesa cattolica venne introdotto il contributo dell’otto per mille a valere sul complesso degli incassi Irpef. In anni recenti questo beneficio è stato esteso alle confessioni religiose presenti in Italia. Adesso su internet c’è chi invita ad assegnare l’otto per mille alla Chiesa ortodossa perché accoglierebbe «gli unici cristiani rimasti». Un utente è giunto a scrivere «i soldi a quel buffone del Papa non li lascio più». A questo punto sono intervenuto a mia volta per far presente che il Papa intrattiene ottimi rapporti con le chiese ortodosse, situazione preliminare a un molto probabile loro rientro nel grande alveo della Chiesa cattolica, affidata da Gesù a Pietro. Il che contraddice chi insinua speciosamente che gli ortodossi sarebbero gli ultimi cristiani rimasti. 
Bruno Mardegan Milano

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Caro direttore, non ho ancora capito se Mafia Capitale esiste o no. Ero rimasto a questo punto: a ottobre la procura di Roma aveva chiesto l’archiviazione per 116 indagati, a febbraio di quest’anno il gip ha accolto la richiesta d’archiviazione per 113 di questi. Secondo il magistrato non c’erano «elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio». Adesso leggo che la procura di Roma chiede in totale 515 anni di carcere per 46 imputati. E solo a 19 di loro, fra i quali Carminati (28 anni), Buzzi (26 anni e tre mesi), Panzironi, Gramazio, Brugia e Testa, viene contestata l’associazione di stampo mafioso.
Pasquale Feroci Avellino

Caro dottor Feroci, stando al suo resoconto: 19 mafiosi su 159 indagati, di cui 113 subito archiviati. Nemmeno un condominio di mafiosi, in una città di quattro milioni e trecentomila abitanti (topi esclusi). In fondo, a voler essere precisi, ha detto tutto il procuratore aggiunto Paolo Ielo nel corso della sua requisitoria, suggerendoci che «gli appalti della pubblica amministrazione sono stati gestiti come fette di una caciotta, un qualcosa da spartire e non certo facendo attenzione al bene comune». A casa mia questi non si chiamano mafiosi, si chiamano caciottari.

Foto Ansa

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