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Ma quanto chiacchierano i malati di Sla?

aprile 15, 2015 Susanna Campus

susanna-campus-mario-01 Cari amici, vi voglio raccontare un’altra bella storia di amicizia, fratellanza, solidarietà e complicità tra malati di Sla.

Ci eravamo messi d’accordo con Battista che saremmo andati a trovare Mario e quando un malato fa qualche progetto non esiste nessuno che gli faccia cambiare idea. Per di più, eravamo in due uragani ad aver architettato il piano ed eravamo incontenibili.

Fissato il giorno, ci siamo trovati al bivio di Ploaghe, visto che venivamo da parti opposte, e abbiamo proseguito insieme verso Nulvi, il paese di Mario. Abbiamo dovuto un po’ inseguire Sara (l’infermiera della rianimazione) che era alla guida della macchina di Battista perché sembrava volesse fare la pole position tanto correva! Fra l’altro, appena imboccato il bivio di Nulvi il manto stradale era tutto un buco… ma che dico buco… “voragini” e bisognava andare pianissimo.

La cosa affascinante di quella strada erano le pale eoliche posizionate quasi sul ciglio della stessa; erano tantissime, non sapevi dove girarti tante erano, una cosa spettacolare, sembravano degli enormi ventilatori e dato che faceva anche caldo il paragone era perfetto!

susanna-campus-mario-02Arrivati al paese, e raggiunta Sara con tutta la combriccola a bordo, siamo arrivati alla casa del nostro amico. Battista è sceso proprio davanti alla porta d’ingresso visto che, se sorretto, un po’ riesce ancora a camminare, ma a me, invece, mi hanno fatto scendere in una strada vicina perché la via dove abita il nostro amico si trova in una discesa pazzesca, tant’è che hanno fatto scendere la carrozzina all’indietro altrimenti la mia testa sarebbe rotolata alla fine del paese! Dopo aver scongiurato questo pericolo siamo entrati in casa e mi sono venuti incontro i familiari di Mario. Subito mi sono accorta che è una famiglia splendida quella che circonda il mio amico. Una famiglia molto affettuosa, presente e soprattutto attenta a tutto ciò che riguarda la sua salute.

A quel punto mi hanno portato nella sua camera dove c’era già Battista seduto su un lato del letto. Salutato il “mio complice” mi hanno portato dall’altra parte del letto per salutare Mario.

Ero emozionata perché era da tempo che volevo conoscere questo ragazzo! Osservandolo ho notato che era una faccia già conosciuta. Glielo ho anche detto e abbiamo cominciato a parlare di persone conosciute nell’ambito del suo lavoro. Gli ho portato i saluti del nostro comune amico Giovanni Dessole dell’ufficio stampa della Dinamo e così, parlando di persone conosciute, abbiamo iniziato a smorzare l’emozione. Io e Battista l’abbiamo attaccato su tutti i fronti con le nostre chiacchiere. Praticamente l’abbiamo circondato e gli abbiamo cotto il cervello per tutta la sera con la nostra parlantina; non prendevamo neanche fiato (tanto ci dava fiato il respiratore) pur di cuocerlo di parole! Volevamo dimostrare al nostro amico che, pur in una situazione di “svantaggio” come la nostra, si possono trovare altri interessi per poter vivere dignitosamente.

susanna-campus-mario-03L’abbiamo sbronzato di chiacchiere… pensate sia stato difficile? Neanche per idea con la “gasatura” che avevamo addosso! Battista l’ha quasi ubriacato facendogli bere un goccio di vino! Ormai Mario poteva solo arrendersi al “frastuono” di due cicloni come noi. Non stavamo zitti un secondo come a voler recuperare il tempo perso fino a quel momento e volerci dire tutto quello che avremmo voluto dirci, come se non dovessimo più vederci anche se sapevamo che ci saremmo rivisti. Volevamo dire tutto e più di tutto, non volevamo perdere un minuto e Mario si è fatto coinvolgere dalla confusione, anche lui chiacchierava a più non posso. Battista, tra un bicchierino e l’altro, ci consigliava i suoi rimedi contro la Sla che facevano inorridire, ma anche quello serviva per farci ridere perché, quando io e Battista avevamo deciso di andare a trovare Mario, avevamo deciso che dovevamo farlo divertire, non dovevamo rattristarlo e sono convinta Mario abbia detto: “Ma siamo sicuri che questi due abbiano la Sla e non siano matti? Ma proprio qua dovevano venire questi due squilibrati? Ma la Sla… rende matti come ha fatto con questi due”?

Chissà cosa ha pensato Mario di noi due ma eravamo andati per portargli allegria e ci stavamo riuscendo. Guardandomi intorno ho notato che anche la sua stanza era piena di ricordi sportivi e questo ci legava maggiormente; ho chiesto a Mario: «Se riesco ad andare a Torino per vedere la Juve vieni con me?». Mi ha risposto: «Solo per Juve-Milan». Ecco l’unico neo di Mario: essere milanista! Infatti mi ha mostrato la maglia di Shevchenko… blea!!! Nel frattempo ero riuscita a strappargli la promessa di venire insieme a me a una partita della Dinamo e questa per me era già una vittoria perché volevo toglierlo da quel letto e fargli riprendere il gusto di uscire. La serata è andata avanti tra ilarità e battute e quando sono venuti degli amici di Mario a trovarlo abbiamo continuato a scherzare. Io e Battista non ci siamo per niente intimoriti e insieme a Mario (che aveva preso la nostra “stessa piega”) eravamo diventati incontenibili, scatenati, emanavamo l’energia di tutte quelle pale eoliche viste sulla strada.

Ad un certo punto sono arrivati il fratello e i figli di Mario e Tatiana, due bei bambini; il piccolino si è fermato a chiacchierare un po’ con me, “spiandomi le marachelle” del babbo, le stesse di tutti i malati di Sla… non mi meravigliavo!

Si era fatto tardi, dovevamo andare via e mi piangeva il cuore, sarei voluta rimanere, ma dovevo lasciare questo amico nella speranza di avergli donato un po’ di serenità, forza e allegria. Salutati Mario e Battista con un po’ di tristezza nel cuore ci siamo incamminati verso la macchina facendo quella salita allucinante. Ho scambiato ancora qualche parola con Tatiana e il fratello di Mario prima di essere caricata in macchina ma sperando di essergli stata d’aiuto. Battista invece si sarebbe trattenuto ancora un po’ e poi ho scoperto che avrebbe fatto tardissimo e a fine giornata è arrivato a casa con qualche bicchierino di troppo! Ma come dice lui: “E’ la miglior cura contro la sla”… Ci vogliamo credere? Senz’altro il buon’umore è assicurato!

Il fratello di Mario ci ha guidato fuori dal paese, un vero labirinto… ci saremmo persi di sicuro e dire che non mi ero persa a Istanbul, Atene, Budapest e tante altre metropoli! Ci mancava ci perdessimo a Nulvi… il colmo!

Ero felice di essere andata a trovare Mario e stavo già pensando a quando sarei tornata. Non volevo e non potevo lasciare a se stesso questo amico, questa “matricola della Sla”. Io da veterana non volevo si deprimesse viste le difficoltà che dobbiamo affrontare ogni giorno, doveva essere forte per se stesso, per i suoi bambini, per Tatiana e per tutta la sua famiglia.

Noi malati di Sla siamo speciali, ci diamo forza l’un l’altro, se qualcuno di noi ha bisogno non ci tiriamo indietro per sostenerlo e se qualcuno gioisce siamo felici per lui. Il coraggio di affrontare la Sla ognuno l’ha dentro se stesso e forse Mario e tanti altri (essendo matricole) non sanno di averlo. Ci sono io a ricordarglielo che ci possiamo riuscire.

Le nostre mani una sull’altra ci danno la forza necessaria per lottare contro la Sla, siamo più forti di lei!

Mario ormai non se la scampa, ci siamo io e Battista a pungolarlo per andare avanti a muso duro!

Il mio amico Loris a questo proposito, riguardo a quando ci saremmo rincontrati visto che abita “in continente”, mi ha detto: «Solo le montagne non si incontrano mai»! Beh si sbaglia, con l’energia che ho addosso riuscirei a convincere le montagne ad incontrarsi… mai dire: “Questo è impossibile”… tutto è possibile quando c’è la volontà! Io col mio anno “da schifo” ho mantenuto la promessa fatta a Battista e adesso questi due cicloni sono andati a “rimbambire” un tantino Mario.

Tranquillo Mario… torneremo a trovarti!

INIZIA A TREMARE!!

Bacioni,

Susanna

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