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L’eclettico artista Julian Schnabel in mostra al Museo Correr di Venezia

giugno 30, 2011 Mariapia Bruno

Resterà aperta fino al 27 novembre 2011 nelle prestigiose sale del Museo Correr di Venezia la retrospettiva intitolata “Julian Schnabel. Permanently Becoming and the Architecture of seeing” dedicata al visionario artista americano Julian Schnabel. Personaggio eclettico, pittore, scultore e regista, l’artista ha assimilato culture diverse e aperto nuove strade nel mondo dell’arte contemporanea prendendo spunto sia dai suoi connazionali – come Jackson Pollock e Cy Twombly – che dai vecchi maestri spagnoli e italiani – come El Greco, Tintoretto, Giotto, Goya, Gaudí e Picasso – e inserendo nelle sue creazioni numerosi rimandi letterari e culturali – come le letture di Omero e di Eschilo. La sua lezione è improntata a uno sdoganamento per le nuove generazioni di artisti che vengono invitati a estendere a 360 gradi i confini dell’arte contemporanea. La sua geniale creatività infatti, insieme a una stravolgente capacità metamorfica, gli ha consentito di approdare anche nel mondo del cinema e di riuscire brillantemente a incarnare il ruolo di regista nei film Basquiat del 1996, Prima che sia notte del 2000 (vincitore del premio Grand Jury al Festival del Cinema di Venezia) e Lo Scafandro e la Farfalla del 2007 (vincitore del premio per il miglior regista al Festival di Cannes).

 

Ad aprire la mostra l’installazione Queequeg, grandiosa scultura in bronzo alta oltre quattro metri che è il primo frutto dell’accordo biennale che l’artista ha concluso con la casa automobilistica di lusso Maybach. Tra le altre opere esposte (in tutto una quarantina) a fare da fil rouge sono i suoi celebri plate paintings – che negli anni Settanta, grazie alla loro originalità, hanno dato una risposta significativa alla “morte della pittura” – che, insieme a numerose altre opere create con tecniche e materiali differenti, dal velluto alla tela cerata, da pezzi di legno di diverse origini a fotografie, tappeti e teloni, sottolineano come ogni tipo di materiale estrapolato dal suo contesto originario possa assumere facilmente un nuovo significato. Ricorrente è inoltre il tema del mare, della vastità, che spinge l’artista a creare su supporti molto grandi in modo da inglobare lo spettatore all’interno di una grande esperienza visiva proprio come avviene del cinema. Ne è un esempio “The sea” del 1981, realizzato utilizzando frammenti di cocci di vasi messicani, dove il mare diventa strumento per evocare il tempo, la storia e forse anche il concetto di cammino verso la fine.

   

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