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Le incisioni della mano virtuosa di Rembrandt

marzo 2, 2012 Mariapia Bruno

Ha meno successo della scultura e delle opere pittoriche e un fascino riservato che corteggia timidamente l’occhio dello spettatore curioso che ogni tanto si posa su di essa per osservarla: è la produzione grafica, figlia di mani e matite virtuose, oggetto da collezione di nicchia di non pochi fedeli amatori. Accanto ai più noti incisori di tutti i tempi, come William Hogarth, storyteller per eccellenza della Londra viziosa e cupa del Settecento, sono tanti gli artisti che si sono cimentati con passione con questa forma d’arte. Protagonista di una mostra a tema alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia sarà infatti Rembrandt Harmenszoon van Rijn (Leida, 1606 – Amsterdam, 1669), pittore e colonna portante di quell’età dell’oro olandese che ha sfornato maestri di scienza, cultura e arti.


Dal titolo “Rembrandt. Incidere la luce. I capolavori della grafica” l’evento pavese raccoglie quaranta incisioni provenienti dalla Collezione Malaspina, molte delle quali incontrano per la prima volta lo sguardo del pubblico. L’Autoritratto con la sciarpa al collo (1633) e l’Autoritratto alla finestra (1648) sono la prova della bravura del pittore non solo come ritrattista, ma anche come studioso dell’animo umano – in questo caso il proprio. Toccanti le scene sacre La morte della Vergine (1639), La stampa dei cento fiorini (1649 ca.) e l’Annuncio ai pastori (1634), composizioni enigmatiche e complesse, dove il sapiente uso della luce ben si sposa al concetto di mistero divino che da sempre ha affascinato tutti i mortali. Dal 17 marzo al 1 luglio 2012.

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