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L’arte simbolica del Divisionismo

ottobre 12, 2012 Mariapia Bruno

Languida e silenziosa si tiene il viso tra le mani la fanciulla dipinta da Angelo Morbelli nell’opera Meditazione, assorta e assorbita dai propri pensieri, lo sguardo sfuggente si perde nel grigiore delle sfondo in quella che il pittore definisce “la prospettiva dell’aria”, dove gli effetti della luce del sole vengono resi attraverso l’accostamento dei colori puri applicati direttamente sulla tela a piccoli tratti e non dopo essere stati mescolati sulla tavolozza. Una tecnica che ritroviamo anche nel vibrante pannello sinistro del pentittico L’Amore nella vita (1901-1902) di Pellizza da Volpedo, dove una coppia di innamorati, i cui volti vengono illuminati da flebili raggi di sole, passeggia nella penombra di un giardino che prende forma da una virtuosistica scomposizione di colori. Ecco un assaggio della mostra Divisionismo. Da Segantini a Pellizza, che dal prossimo 19 ottobre sarà visibile nel nuovo spazio espositivo GAM Manzoni, Centro Studi per l’Arte Moderna e Contemporanea, che aprirà a Milano in questa occasione.

 

 35 dipinti dei principali interpreti del movimento artistico italiano, come Giovanni Segantini, Emilio Longoni e Giuseppe Pellizza da Volpedo, racconteranno, fino al 23 dicembre 2012, gli sviluppi della corrente nata a cavallo tra Ottocento e Novecento in piena autonomia rispetto al Neoimpressionismo francese, che proprio a Milano ebbe il suo centro propulsore, a partire dalla prima esposizione del 1891 alla Triennale di Brera. Ad aprire il percorso l’allegorica e simbolista Alpe di Maggio (1894) di Segantini, uno spettacolo assolato e bucolico dove sullo sfondo si ergono i monti tanto agognati dal pittore che addirittura prima esalare l’ultimo respiro pare abbia chiesto di essere portato vicino alla finestra gridando «voglio le mie montagne». Il tema della natura viene anche trattato da Carlo Fornara, presente con Il presagio, mentre Emilio Longoni racconta la realtà degradata dei vecchi emarginati ricoverati in un ospizio. A chiudere il cerchio Gaetano Previati con la sua teoria del non copiare quello che si vede ma reinterpretare le forme e i colori dal vero e Grubicy de Dragon, pittore, teorico e mercante a cui si deve la diffusione del movimento all’estero attraverso i suoi scritti, qui presente con L’ultima battuta del giorno che muore e Varenna vista da Fiumelatte.

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