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L’arte italiana nel segno di Fortuny in mostra a Palazzo Roverella

febbraio 23, 2011 Mariapia Bruno

Si muovono all’interno di una cornice dorata i soggetti dello stile pittorico fortunyano della seconda metà dell’Ottocento che ci racconta la società elegante, le scene di festa, di lettura, i ritratti in interni sfarzosi e i momenti di ozio e di svago della ricca borghesia. E’ uno stile che prende il nome dal pittore spagnolo Mariano Fortuny (Reus, 11 giugno 1838 – Roma, 21 novembre 1874), che dal suo paese aveva portato in Italia quei colori vivaci, quella sensualità e quel desiderio di trasportare sulla tela tutta la giocosità della vita che i pittori italiani, da Roma a Napoli e da Torino a Venezia, accolsero con molto entusiasmo. Le opere nate sotto questa influenza sono adesso protagoniste della bella mostra allestita presso il Palazzo Roverella di Rovigo intitolata “L’ottocento elegante. Arte in Italia nel segno di Fortuny 1860-1890”

 

 

La retrospettiva punta la sua attenzione su un periodo storico ben definito, il trentennio successivo all’unificazione dell’Italia, un’epoca di mutamenti politici in cui la società vive una decisiva trasformazione sia per quanto riguarda i gusti, che le ideologie. In linea con una forte fiducia nel progresso e con le positive speranze di un cambiamento collegate alla nuova Italia unita la borghesia non commissiona più opere di soggetto religioso o seriosi ritratti, ma dirige le sue scelte verso soggetti che testimonino tutto il benessere e la piacevolezza della loro vita. Nasce una sorta di nuova rappresentazione del bello, in cui le ricche case, i curati giardini, i luoghi alla moda, i caffè fanno da sfondo ad allegri, frivoli e per certi versi divertenti protagonisti.

«Le signore e i signori alla moda, i borghesi ricchi ritrovavan se stessi in quelle opere» scriveva nel 1877 il pittore e critico pugliese Francesco Netti «Vedevan le stesse stoffe che avevano addosso, i tappeti che avevano a casa, il lusso nel quale vivevano, e poi scarpe di raso, mani bianche, braccia nude, piccoli piedi, teste graziose. Quelle figure dipinte stavano in ozio tali e quali come loro. Al più guardavano un oggetto o si soffiavano con un ventaglio. Le più occupate facevano un po’ di musica o leggevano un romanzo. Era il loro ritratto anzi la loro apoteosi. E si faceva a gara per averle». Le sezioni Art a la mode, La borghesia in posa, Gli ornamenti della voluttà, I colori del genere, Il pittore antiquario, Divagazioni d’Oriente, L’800 in costume, Dal Neosettecentismo al gusto Impero, L’antico alla lente di Goupil, che scandiscono il percorso espositivo, presentano opere di Boldini, De Nittis, Sciuti, Induno e Tofano, oltre a quelle del padre del genere con cui si confrontano. Un trionfo dell’eccentricità che accoglierà e, per certi versi, stupirà i visitatori fino al 12 giugno 2011.

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