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La sola cosa necessaria al diavolo per trionfare è trovare il giudice giusto

marzo 20, 2014 Redazione

In Arkansas la scorsa settimana un giudice federale ha bocciato la legge che vietava l’aborto dopo la dodicesima settimana, se nel feto era rintracciabile il battito del cuore del nascituro: «È incostituzionale» restringere così le possibilità di interruzioni di gravidanza, è il giudizio della togata Susan Webber Wright, che ha richiamato a seguire come linea standard giurisprudenziale non tanto il fatto che un bambino abbia già il cuore che batte, quanto se riesca a sopravvivere o meno al di fuori del feto. Ciò che però lascia perplessi, è il fatto che ormai il potere togato cambia e acconcia la legislazione a suo piacere. Lo sottolinea anche Matthew Archbold nel suo blog per il National Catholic Register, in un articolo causticamente intitolato “La sola cosa necessaria al diavolo per trionfare è trovare il giudice giusto”.

LE AGENDE DEI GIUDICI. «Le assemblee legislative sono ormai il solo ramo del governo non più ammesso a fare leggi: confezionano solo suggerimenti per i giudici, da prendere in considerazione quando c’è da scrivere un decreto». È tagliente il commento sul giudice Webber, che «forse deve credere che i legittimi interessi dello Stato si fermano là dove comincia l’agenda di un giudice». E riprende le parole con cui il giudice ha commentato la decisione: «La Corte nota che lo Stato ha deciso che le possibilità di sopravvivenza “cominciano” con il battito di cuore; ma non dichiara che la sopravvivenza è realizzata del tutto dal battito». Per questo i giudici «hanno sottolineato che non è una funzione specifica della legislazione o delle corti fissare la sopravvivenza in un punto specifico della gestazione». Già, che sia invece proprio compito del giudice farlo?

«NASCONDERE LA LUCE DELLA VITA». Continua Archbold: «Secondo la visione di oggi, una mancanza misurabile di battito di cuore significa morire, mentre invece la sua presenza non significa vivere. Ha senso tutto ciò? Questo perché l’aborto è un fondamento di convinzioni che va difeso a tutti i costi, anche se questo significa ignorare ultrasuoni e battiti di cuore che si riescono a sentire. La legge sbaglia continuamente dal lato della morte. L’industria dell’aborto spende essenzialmente circa il 75 per cento dei suoi soldi e del suo tempo nel rendere sicure le donne di non vedere cosa c’è nel loro utero. Ora questo giudice vuole rendere sicuri che tu addirittura non senta cosa c’è nell’utero». Chi vuole l’aborto, chiude Archbold, preferisce che l’utero rimanga un luogo oscuro, da considerare solo un grumo di cellule di cui ci si può disfare a piacere quando fa comodo. «Le nuove tecnologie rivelano la vita nell’utero, ma la nostra oligarchia togata si dà da fare sodo per nascondere la luce della vita».

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2 Commenti

  1. Giovanni scrive:

    OMMADONNASANTA!

    “Secondo la visione di oggi, una mancanza misurabile di battito di cuore significa morire, mentre invece la sua presenza non significa vivere. Ha senso tutto ciò?”

    Ha evidentemente senso, l’assenza della testa è sicuramente indice di morte di un individuo (a parte forse il caso di chi scrive gli articoli su questo sito ), la sua presenza non garantisce che sia vivo.

    • Mappo scrive:

      Giovanni, anche il fatto che tu scriva un intervento dovrebbe indicare che sei vivo, eppure leggendo il tuo intervento mi convinco che questo non garantisce che il tuo cervello dia segni di vita.

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