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La peste dei diseredati nell’opera di Lorenzo Viani

dicembre 6, 2012 Mariapia Bruno

«Io sono nato nella Darsena vecchia in Viareggio, la sera di Tutti i Santi del 1882. Sono stato battezzato il giorno seguente, che è quello dei Morti, al fonte battesimale della chiesa di San Francesco». Così racconta di lui Lorenzo Viani, padre dell’opera intitolata La peste a Lucca capolavoro star della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo Viani di Viareggio che dopo 25 anni la espone nuovamente al pubblico fino al 30 novembre 2013 all’interno della mostra La peste a Lucca. Un capolavoro di Lorenzo Viani, a fianco di due opere coeve e di identico formato, Il Volto Santo (1913-1915) e la Benedizione dei morti del mare (1914). Si tratta di una composizione chiave su un racconto epico popolare che rievoca il dolore della malattia e della morte, dalla forte carica mistica a cui fanno eco le altre due creazioni che celebrano “le grandi liturgie marinare” che sacralizzano il popolo di Viareggio e tutta la massa universale dei diseredati.

All’interno di questa grande composizione, realizzata sulla base di un disegno dall’equilibrio scrupoloso dove a scandire le varie parti c’è una rigorosa architettura di tre gruppi di figura verticali che disegnano un triangolo immaginario, un gruppo di uomini, donne e bambini giacciono in attesa della morte che li coglierà inevitabilmente. Alle loro spalle, la città di Lucca rimane immobile e inespugnabile come un fortino. Sono i colori, terrosi e cupi, a trasmettere il senso cupo della fine che non riesce nemmeno a scomporre più di tanto i lebbrosi, consapevoli e abbandonati fuori le mura di quella che l’artista battezza come “la città monastica”.

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