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La musica al contrario o il contrario della musica? I casi (di marketing) Mastrini e Allevi

settembre 17, 2012 Mario Leone

Non vorrei passare per il “criticone” di turno che trascorre il tempo a scrivere contro questo e quel musicista. Dei lettori hanno intravisto in alcuni miei post un pizzico di gelosia e pregiudizio. Sarà, ma finché qualcuno mi darà la possibilità di farlo, il mio scrivere sarà sempre un tentativo di giudicare il mondo musicale con le armi dell’esattezza e della leggerezza di “calviniana memoria”, con la sincera disponibilità al contraddittorio.

Non sembri quindi un’ulteriore scenata di gelosia quanto state per leggere su Maurizio Mastrini pianista noto per le sue esecuzioni al contrario. Avete letto bene. Esegue alcuni brani (per la verità non molti), partendo dall’ultima nota per arrivare alla prima. Da anni è stato più volte invitato in varie trasmissioni per mostrare le doti del “nuovo Bach” (dei cronisti così osano definirlo). Non basta Allevi “nuovo Mozart”, ora abbiamo il nuovo Bach. I due “fenomeni” hanno caratteristiche comuni nell’approccio col pubblico. Mastrini vive eremita (con moglie e prole) alla periferia del borgo di Colle San Paolo in Umbria; Allevi continua a vivere, così dice,  nel suo monolocale milanese; Mastrini ha avuto in sogno nientedimeno che Bach che gli chiede non si sa bene cosa! Allevi viene raggiunto dalla “strega capricciosa” mentre fa la spesa; Mastrini suona in smoking e piedi nudi (per sentire meglio il contatto con il pianoforte), Allevi suona con jeans e Converse e parla con il pianoforte. Mastrini ha una specie di capelli rasta biondi, Allevi la sua ormai fantomatica capoccia riccioluta.

Che palle! Ok, ora direte che anch’io scrivendone faccio loro pubblicità, ma in qualche modo bisogna pur dirlo che è una vergogna. Il Corriere della sera (non ho detto il giornalino scolastico di un paese sconosciuto) mercoledì scorso pubblicava sette colonne per Mastrini definendolo genio, non banale, eremita, in una fiera del luogo comune e della propaganda più insignificante che si potesse immaginare. Il suo repertorio è vasto (come dice il Corriere): da Mozart a Chopin fino ad Allevi, appunto. Chiedo ai miei pochi lettori: “Ma cosa mai potrà dire o significare eseguire un pezzo di musica dall’ultima nota? Che crescita umana può suscitare nell’ascoltatore? Se in un museo vi facessero vedere un Van Gogh al contrario chiedereste il rimborso del biglietto? O peggio, se un artista riproducesse la Gioconda al contrario vi commuovereste dalla bellezza? Per cortesia siamo seri. La vita è una cosa seria e lo è anche la musica.

Qualcuno mi chiederà se son capace di fare io una cosa del genere. No. Quindi? Non lo so fare né di natura né se mi mettessi a studiare per farlo. Non mi interessa perdere tempo in queste operazioni di puro marketing e bassa statura artistico-morale. Non mi interessa comporre la nuova musica “classica – contemporanea” (forse attualmente sono pochi i compositori che possono fregiarsi di questo titolo e certamente non sono loro).

Il signor Mastrini non dica che Bach suonava all’indietro i suoi pezzi, come Allevi dice che la musica di Mozart non veniva compresa all’epoca, perché è falso o distorto a loro piacimento. Bach usava i temi per creare soggetti, contro soggetti e risposte. Non faceva il trampoliere per Moira Orfei. Io preferisco ascoltare le improvvisazioni di Keith Jarrett, il fraseggio di Brad Mehldau, le sonorità dei Berliner o l’Orchestra Cherubini diretta da Muti. Preferisco la voce di Cecilia Bartoli. Preferisco Helen Grimaud con le sue mani, i suoi lupi e anche per quanto è una bella ragazza. Preferisco la voce drammatica di Amy Winehouse e il sogno americano cantato da Bruce Springsteen.

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