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La mia passeggiata per Sassari in fiore. Era sette anni che volevo vedere la mia città

maggio 29, 2012 Susanna Campus

Era da un po’ di tempo che volevo fare un giro per le principali piazze del centro, perché sapevo che erano state fatte a “misura di pedone”. Così, mi sono messa d’accordo coi miei “complici” che saremmo andati in strada non appena l’avessero consentito le condizioni atmosferiche. Il 12 maggio con la mia allegra combriccola siamo usciti per vedere “Sassari in fiore”, giorno in cui la mia città viene tutta addobbata, appunto, di fiori. Il mio “babbo”, il dottor Vidili, mi aveva dato l’autorizzazione, dicendomi che se uscivo «con gli infermieri» e se stavo «vicino a casa», non ci sarebbero stati problemi. Ora, di infermieri ne avevo tre e, dunque, no problem. Sullo stare «vicino a casa», diciamo che ho interpretato la raccomandazione in maniera generosa e tanto «vicina» non sono così stata.

In ogni caso: mi hanno preparato per benino, e siamo usciti. Ero molto “bella” con la camicia rossa e i pantaloni che mi hanno regalato Maria Grazia e Ginettino (due dei “fratelli” che ho adottato). Prima tappa: Piazza Fiume. La ricordavo in condizioni disastrose, piena di automobili lasciate in doppia e tripla fila. E rammentavo anche un vecchio ospedale “fatiscente”, sempre lì lì per cadere al suolo. Invece, con mia grande meraviglia, l’ospedale era già in parte restaurato e oggi è una meraviglia: da “catapecchia” che era, l’hanno trasformato in un palazzo “serio”. Hanno costruito un parcheggio interrato e fatto una bellissima piazza, con fiori e piante.
Avreste dovuto vedere la mia faccia stupita come una fanciullina, mentre ci incamminavamo verso piazza Italia. Amici, i miei ricordi risalivano a 15 anni addietro!

Seconda tappa: piazza d’Italia. Mi è tornato in mente a quando avevo vent’anni e con gli amici si “facevano le vasche”. Oggi la piazza è ancora più bella, e un po’ mi è spiaciuto (a causa di un palco montato per una manifestazione) non averla potuta apprezzare nella sua interezza. Ma ho potuto vedere lo “scorcio” di via Roma, trasformato anche quello. Bellissimo! Purtroppo anche il palazzo della Provincia era in fase di ristrutturazione, e l’ho visto poco, ma quello lo ricordo bene (con tutte le “vasche” che ho fatto) e poi ci lavoravano i miei genitori!

Ora, oltre alla mia faccia di bambina che tutto riscopriva e per tutto si entusiasmava, dovete immaginarvi anche la strana combriccola che s’aggirava per Sassari. Poiché volevo che tutto fosse documentato (“la Susy è uscita di casa”: sia messo agli atti), avevo chiesto ai miei amici di fare i paparazzi e di farmi un sacco di foto, manco fossi una Vip. Quindi foto e filmini a go go, e che nemmeno un sospiro andasse perduto.

Terza tappa: piazza castello. Tutto nuovo, una meraviglia. Via le auto e piena di fiori, piante, panchine. Amici, avete presente i bambini che fanno “ohhh” per ogni cosa? La vostra Susanna era uguale uguale. Ero così colpita che non sapevo più da che parte girarmi: colori, forme, luci. Anche il prato inglese con i cespugli colorati! I miei paparazzi erano stremati: volevo una foto con ogni fiore che mi capitava di incontrare.
Poi mi hanno portato a vedere i ritrovamenti del vecchio castello, ma, visto che le carrozzine non possono entrare per fare il giro delle rovine, Piera, la mia assistente, con grande “faccia tosta”, ha chiesto alla signora che stava all’uscita se mi faceva entrare in quel pezzettino così da rendermi conto di come fosse. La signora (gentilissima) mi ha fatto entrare e ho visto le rovine del castello. Prima di andare via, ha permesso che mia sorella Immacolata firmasse al posto mio (“Susy was here”). Siamo uscite e ci siamo diretti verso il giardinetto dove c’è la statua di cavallino De Santis e, dopo l’immancabile foto di rito, ci siamo rincamminati per una strada lastricata che mi faceva tremare tutta come una foglia.

Quarta tappa: piazza Azuni. Altra meraviglia: ulivi secolari e tantissimi fiori. In quel luogo la mia attenzione è stata attirata da un cesellatore, e così con la memoria sono tornata indietro nel tempo quando io insegnavo quell’arte ai miei ragazzi a scuola. Che nostalgia (e pure un po’ di invidia), ma anche che bellezza vedere quell’uomo così abile nel suo mestiere.

Quinta tappa: piazza Tola. Qui abbiamo avuto qualche problema perché il marciapiede si restringe a “mo’ di budello” e io quasi quasi capitombolavo per terra (a questo proposito invito il sindaco a farsi un “giretto” in carrozzina per il centro di Sassari. Prima, però, si pigli una pastiglia che il viaggio fa venire il mal di mare). Arrivati in piazza Tola sono rimasta un po’ delusa: neanche un fiore! In compenso un bel vociare di bambini che correvano dietro a un pallone.

È stata una giornata piena di cose, ma anche di incontri. Ho fatto la foto con due signori in costume sardo e poi (sorpresa) abbiamo incontrato Salvatore, uno dei miei infermieri della rianimazione. A incorniciare il tutto il coro di Ittiri ha deciso di dedicarmi una canzone. Ero al settimo cielo: una canzone tutta per me! E, visto che conoscevo il testo (Nanneddu meu) ho cantato insieme a loro, tanto non stonavo di certo. Non possono dire che ho “steccato”! Non solo: per farmi esplodere di felicità (e visto che si era formato un capannello di persone intorno a noi) il coro ha cantato un secondo brano. Questo non lo conoscevo e così ho ascoltato in religioso silenzio, ma quando è terminato è scoppiato un applauso fragoroso e anche io ho applaudito col pensiero fino a spellarmi le mani.

La mia passeggiata è proseguita per via Brigata Sassari (tutta in fiore) e poi verso l’emiciclo Garibaldi. Solo un attimo ci siamo fermati perché avevo bisogno di essere aspirata. Ho incrociato tante persone e anche un “amico di Sla” che stava facendo un giro in auto. Sono stata contenta di incrociarlo, era da tempo che non ci vedevamo. È stata una festa di sguardi.
A quel punto, ebbra di felicità, iniziavo a essere un po’ stanca.
Non so se potete capirmi, amici. Non so se riuscite a comprendere quale gioia, quale tumulto possa scoppiare nel cuore di una persona che sta per sette anni senza vedere gli angoli della sua città. È come se tutto fosse nuovo. È come rendersi conto, d’incanto e di schianto, che le cose ci sono.

Vorrei dire ai malati come me di non rimanere in casa, di uscire, di non vergognarsi mai e di fare più passeggiate possibili. Amici, non rimanete tappati in casa a deprimervi, uscite, vedete gente, incontrate persone. C’è un mondo che ci aspetta.
E ora sapete che, se passate da Sassari, da queste parti esiste una guida d’eccezione: Susanna Campus. Come ve la fa vedere lei la città, non ve la fa vedere nessuno.

Bacioni,
Susanna

Per scrivere a Susanna Campus, mandare un’email a redazione@tempi.it, specificando nell’oggetto: “Susanna Campus”. Sarà cura della redazione far pervenire ogni vostra lettera alla nostra rubrichista.

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