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La materialità sacramentale del cristianesimo nella reliquia di Rolando Rivi

settembre 8, 2016 Massimo Camisasca

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Tratto da sancarlo.org Nel giorno della canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, nella chiesa di Santa Maria in Marola (Re) viene collocata una reliquia (la maglia del martirio) del beato Rolando Rivi. Nell’omelia di mons. Camisasca (4 settembre), una meditazione sul valore della reliquia come veicolo di santità.

Carissimi fratelli e sorelle, siamo riuniti per riconsegnare solennemente a questo luogo un segno del passaggio del beato Rolando che qui ha vissuto i suoi anni di seminario.
I luoghi e le cose che hanno fatto parte della vita di una persona ci rivelano la concretezza storica della sua esistenza, sono il primo baluardo contro ogni oleografia, mitizzazione o idealizzazione che spesso, dietro il pretesto di onorare una persona, la allontanano da noi e dalla realtà concreta nella quale tutti viviamo.

Le reliquie di un santo, in particolare, non rappresentano solo il segno visibile della sua vita terrena, ma anche una strada di conoscenza e di accesso alla luce della sua testimonianza. Attraverso le reliquie viene in un certo senso custodita e trasmessa alle generazioni future un po’ della santità di colui a cui sono appartenute. Come è possibile questo?

Non possiamo comprendere il significato profondo delle reliquie, che tanta parte hanno avuto e hanno nella Chiesa Cattolica e nella fede del popolo cristiano, se non entriamo nella realtà dell’Incarnazione.
Perché, infatti, si venera il frammento di un corpo o di un vestito che ha ricoperto quel corpo? Perché si crede che l’uomo o la donna ai quali appartenevano siano stati abitati in modo particolare da Dio e siano oggi, perciò, per coloro che li accostano con fede e cuore aperto, tramite di grazia. Senza entrare in questa materialità sacramentale del cristianesimo non si può comprendere la venerazione delle reliquie ed essa finisce per essere confusa con riti pagani, magici, espressione di una religiosità superstiziosa e ignorante. Laddove viene meno l’idea e l’esperienza del sacramento, si toglie ogni fondamento alla possibilità che la santità trasfiguri la nostra vita nel tempo presente. Veneriamo il corpo dei santi perché essi per noi sono come dei sacramenti di Cristo, non nel senso stretto dei sette sacramenti, ma nel senso lato per cui tutto ciò che è stato trasformato interiormente da Dio, ha una forza particolare di comunicazione del divino.

I corpi dei santi – cioè di tutti i battezzati, che rispettiamo e seppelliamo con onore – sono stati incorporati a Cristo mediante il battesimo e si sono nutriti del suo Corpo eucaristico. La loro vita e i loro corpi, soprattutto quando – come nel caso di Rolando – sono stati consumati per Cristo, sono una testimonianza vivente della Sua presenza vittoriosa, che un giorno si manifesterà nella resurrezione dei corpi. Questa è la ragione profonda per cui la Chiesa, nella sua lunga Tradizione, ha preferito la sepoltura dei corpi alla loro cremazione. Ancor oggi, benché non si opponga alla cremazione, vuole che le ceneri siano onorate e non disperse.

La reliquia, se guardata in profondità, rivela un nesso profondo tra il battesimo, l’eucarestia e il martirio. Come il battesimo e l’eucarestia, attraverso dei segni materiali, l’acqua, l’olio, il pane e il vino, comunicano la vita di Dio, per analogia il corpo del santo che da essi è stato trasformato è una realtà santa, comunicatrice di grazia.

Nel martirio di Rolando vediamo risplendere il compimento di un cammino iniziato nel battesimo e continuato nella comunione eucaristica.
Il martirio, fin dalle origini, è stato ritenuto dalla Chiesa come un secondo battesimo, come una partecipazione straordinaria alla passione redentrice di Gesù, concessa da Dio ad alcuni suoi figli prediletti.
Tutti, ognuno nella forma che Dio stabilisce, siamo chiamati a partecipare alla passione di Cristo, ma il martire vi partecipa in modo fisico, vive una sponsalità particolare che fa del suo corpo una realtà carnale unita in modo speciale all’umanità risorta di Cristo. Per questo è fonte di una grazia potente per coloro che lo accostano con fede.

Quest’ultima considerazione è molto importante: occorre accostare con fede le reliquie. A seconda di come le si accosta, esse possono risultare insignificanti o fonte di un profondo cambiamento di vita. La reliquia non agisce di sua iniziativa, ma sollecita la fede di chi la accosta. Senza fede non c’è operazione di Dio. Certamente è Dio stesso che suscita la fede, ma contestualmente è la disponibilità del nostro cuore a farla fiorire.
Il primo scopo di una reliquia, quindi, è di suscitare la preghiera. È questo il miracolo più grande che possiamo chiedere. È questo il primo desiderio che esprimo davanti alla reliquia di Rolando che oggi collochiamo in questa chiesa. Ancor prima delle grazie particolari che qui verremo a chiedere per intercessione del nostro beato – grazie che dipenderanno dal disegno misterioso di Dio che solo conosce qual è il nostro bene – il miracolo che oggi chiediamo per tutti noi sono la fede, la speranza e la carità, la rinascita del nostro dialogo con Dio, uno sguardo capace di vedere, oltre la “banalità del male”, per usare un’espressione di Hannah Arendt, la presenza del bene destinato a trionfare su tutte le apparenti brutture e fatiche della nostra vita presente.
Amen.

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