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La lotta per la libertà nella nuova epoca del dispotismo

febbraio 16, 2016 Luigi Giussani

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Ieri a Roma, questa sera al Duomo di Milano e nei prossimi giorni in diverse città, in Italia e nel mondo, gli appartenenti a Comunione e Liberazione parteciperanno a messe in suffragio di don Luigi Giussani, ricorrendo il prossimo 22 febbraio gli undici anni dalla sua morte. Per l’occasione ripubblichiamo un brano della conversazione con Robi Ronza in occasione dei primi trent’anni dalla nascita del movimento, ripubblicata in edizione Bur Rizzoli (Il movimento di Comunione e liberazione, 2014). Per quanti fossero interessati al pensiero di Giussani, segnaliamo che a partire dal 20 febbraio e con cadenza settimanale, per la Collana “I manuali del Corriere della Sera”, saranno allegati al quotidiano dieci volumi di don Luigi Giussani ciascuno dei quali preceduto da una presentazione di importanti esponenti della cultura laica e religiosa; il primo è Il senso religioso. I volumi saranno in vendita a € 9,90 oltre al prezzo del giornale.

Nel corso delle nostre conversazioni del 1975, lei ebbe già occasione di dirmi che i cristiani avrebbero potuto avere un ruolo grande e decisivo nel nostro tempo. Questo veniva affermato allora quando il grosso dell’intellighenzjia poneva le proprie speranze perlopiù nel marxismo; l’Occidente “laico” era in genere assai più sicuro di se stesso quanto adesso sia. Frattanto però l’ondata di piena di questa cultura, ormai in crisi nei circoli intellettuali, ha infine raggiunto le masse popolari, che oggi ne sono ben più influenzate di quanto siano mai state prima. Dieci anni dopo, il movimento è ben più grande di quanto allora fosse; c’è un Papa verso il quale ci si sente – lei diceva – in particolare sintonia; infine il fatto che ci si trovi al tramonto dell’età moderna è divenuto assai più evidente. In questo nuovo insieme di circostanze il movimento cosa fa? Intendo dire, verso quali obiettivi “strategici” si muove?
Mi sembra chiaro che oggi, ancor di più di allora, i tempi esigono dai cristiani quel ruolo attivo, di grande respiro, e quell’immane opera di ricostruzione umana e culturale di cui già dieci anni fa si era sottolineata l’urgenza.
Oggi assai più di allora, infatti, la libertà è in pericolo. E questo accade perché, di fronte al generale smarrimento, la cultura politica punta a una sempre maggiore crescita e concentrazione del potere reale come all’unica via di salvezza. Abilmente gestito e impiegato organicamente in tutti i suoi versanti (politico, economico, culturale e di comunicazione), il potere sta diventando una morsa di grande perfezione tecnica, dunque capace di sempre maggiore forza pur con un sempre minore attrito, la quale opera grazie a un’intesa, tra i vari grandi ordini costituiti dell’Est e dell’Ovest, che chiamano pace. L’esito di tale processo è un nuovo dispotismo – più anonimo e morbido, ma forse proprio per questo più nefasto di tutti quelli che nella storia l’hanno preceduto – che, usando nei suoi più diversi aspetti del grande sviluppo scientifico e tecnologico della nostra epoca, tende a fare dell’uomo l’ingranaggio sempre più condizionato e inconsapevole di un meccanismo incontrollabile.
Sintetizzando direi allora che il contributo all’edificazione di un mondo più umano – che oggi appunto ci sentiamo di dover dare, e con un’urgenza molto più grande che non dieci o anche trent’anni fa, quando cominciammo – presenta diversi aspetti, alcuni di antica data, e altri divenuti necessari successivamente. In primo luogo ci sentiamo impegnati a dare come sempre un nostro non secondario contributo al lavoro di presa di coscienza, sia tra gli intellettuali che tra il popolo, delle radici profonde della grande e generale incertezza e confusione cui, da destra a sinistra, è infine approdata tutta quanta la cultura moderna. A tale originario impegno se ne aggiungono pertanto degli altri, che di esso non sono poi che uno sviluppo: alludo a una mobilitazione attorno al valore della persona, e inoltre a quella che un tempo si sarebbe chiamata la lotta contro il tiranno, e che oggi è la lotta contro la tirannide strisciante del nuovo potere.
È questo un momento in cui ancora una volta, come all’epoca delle invasioni barbariche, la Chiesa è chiamata a diventare la salvezza dell’umano. E CL, nei limiti delle proprie forze, cerca di non mancare all’appello.

Foto Ansa


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