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La forza di un santo inchiodato alla carrozzina come Cristo in croce

giugno 24, 2016 Aldo Trento

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Pubblichiamo la rubrica di Aldo Trento contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Abbiamo bisogno di santi, di testimoni autentici, di persone innamorate di Gesù che ci smuovano dalla nostra ignavia, dal nostro quieto vivere. «Vi auguro di non essere mai tranquilli», ci augurava il servo di Dio don Luigi Giussani molti anni fa. La testimonianza che segue è di un prete, don Willi Fusaro, che compie venticinque anni di sacerdozio. È stato uno dei miei ragazzi quando d’estate veniva da Bolzano a Feltre (BL) a passare le vacanze dai nonni. Entrato nel seminario diocesano di Bolzano-Bressanone, dopo aver terminato gli studi è stato ordinato sacerdote. Dopo alcuni mesi i medici gli hanno diagnosticano la terribile Sla che progressivamente lo ha immobilizzato totalmente. Aiutato dalla continua compagnia della madre, il cui cuore coglie ciò che il figlio vuol dire. È riuscita a mettere insieme quanto don Willi vuole dirci.
paldo.trento@gmail.com

Quest’anno, il 29 giugno, ricorre il mio venticinquesimo anno di sacerdozio. Desidero festeggiarlo domenica 12 giugno alle ore 17 presso la chiesa del Corpus Domini, dove opero dal 1995. I primi cinque anni del mio sacerdozio li ho vissuti presso la parrocchia di Regina Pacis, con don Guido Crepaz parroco, oggi novantaquattrenne. La vita pastorale è stata molto serena e gioiosa, don Guido era un padre che mi guidava con pazienza nei primi passi del mio sacerdozio, mostrandomi con la sua vita il modello di sacerdote che attinge forza dalla preghiera, dalla vita sacramentale e dalla cura dei fedeli che il Signore gli aveva affidato.

C’erano in parrocchia vari gruppi: io seguivo in particolare i giovani, aiutato da due catechisti, Claudio e Sonia. Poi, in seguito all’avanzare della malattia neurologica che mi era stata diagnosticata e che mi limitava nella deambulazione, il vescovo di allora, monsignor Wilhelm Egger, mi ha assegnato alla parrocchia del Corpus Domini, dove sono tuttora. I miei genitori abitano vicino alla chiesa, quindi avevo e ho l’assistenza che mi serve.

Vedo in tutto questo un disegno di Dio che, conoscendo la mia realtà fisica, mi aveva preparato un posto dove vivere in pienezza la vocazione sacerdotale nello stato in cui mi trovo. Quando, in seminario, progettavo la mia vita da sacerdote, la immaginavo come quella dei preti che conoscevo, vita che mi affascinava perché mi avvicinava alle persone a cui annunciare l’amore di Dio e la Sua misericordia. Finché ho potuto, sono andato a visitare le famiglie del quartiere, mi piaceva fermarmi con loro a pranzo, portavo la Comunione ad ammalati e anziani, visitavo i miei confratelli nelle loro parrocchie. Ho vissuto così molti anni, finché la malattia mi ha costretto in carrozzina.

La tenerezza materna
Oggi vivo nel mio ufficio, dove prego, accolgo le persone, confesso chi ha pazienza di ascoltarmi, perché parlo con fatica, ho diversi gruppi che seguo, non tanto con la parola, ma con la mia presenza fedele. Ogni mattina, in cappella, celebro la Messa accanto a un altro sacerdote. Vedo in tutto questo l’amore del Signore che ha provveduto e provvede alla mia vita, faticosa, ma felice perché Lui c’è, e non mi abbandona mai. Sperimento una pienezza che non viene dalle cose o da gratificazioni per la realizzazione di qualcosa, perché nella mia situazione posso fare poco, ma dall’essere amato dal Signore che me lo dimostra continuamente e concretamente nelle persone che mi stanno accanto, che mi aiutano, che mi sostengono con la vicinanza concreta e la preghiera. E non solo i miei genitori e mio fratello Claudio, ma anche i sacerdoti e i parrocchiani, tutti sempre attenti e pazienti.

“Ora è tempo di gioia” è il canto che i giovani della mia prima parrocchia cantavano. Mi piaceva e mi piace ancora: allora era tempo di gioia, vivevo sereno, pieno di speranza e di progetti. Ma ora è ancora tempo di gioia: vivo con pienezza ogni momento della giornata, il breviario e la preghiera in chiesa scandiscono le ore della mia giornata e mi danno vigore e speranza. La mia vita è nelle Sue mani, ogni cosa che Lui dispone è per un bene maggiore. Oggi festeggio 25 anni di sacerdozio e posso dire con gioia al Signore: «Grazie per la Tua fedeltà e per il Tuo amore, grazie alla Vergine Maria che mi tiene per mano con tenerezza materna». don Willi Fusaro

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