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La bellezza del matrimonio è il frutto della libertà umana innamorata di Gesù

novembre 27, 2015 Aldo Trento

Pubblichiamo la rubrica di padre Aldo Trento contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Volevo farla partecipe di una mia perplessità relativa ai temi discussi al Sinodo sulla famiglia: è ovvio che non posso giudicare nulla e nessuno, non essendo stato parte di quell’assemblea non sono in grado di sapere di ciò che è stato davvero discusso, ma posso saperlo solo attraverso il filtro spesso deformato dei media. È vero però che se si fosse parlato molto di un certo tema che mi sta a cuore e che, a mio giudizio, è “il” nodo su cui si gioca il futuro della famiglia, se se ne fosse parlato intensamente e vi fossero state delle proposte importanti in tal senso, queste sarebbero emerse in qualche modo anche sui media.

Il tema decisivo cui mi riferisco è l’annuncio di Gesù Cristo, morto e risorto per tutti, la sola notizia che fa la differenza per tutti: sposati, separati, divorziati, Lgbt, omosessuali, persone in famiglie allargate, single, zitelli, giovani veri o giovani di sessant’anni, accompagnati, conviventi, vedovi e via dicendo. Perché se è vero che è Cristo che cambia il cuore dell’uomo, allora può cambiare anche il cuore di due giovani che desiderano accostarsi al matrimonio cristiano.

È proprio per questo che una sola è la ricetta per guarire la famiglia oggi: evangelizzare, parlare di Gesù Cristo, annunciare Lui. La Chiesa ha solo questa ricchezza, questa risorsa, per sperare in un futuro nel quale i giovani di nuovo scoprano la bellezza e l’impegno del matrimonio cristiano e tornino a sposarsi consapevolmente e a formare famiglie solide e piene di frutti per sé e per la società. Ma per fare questo – invece di correre a ritroso per riparare il riparabile, quasi che la “famiglia in crisi” fosse uno status quo imprescindibile – occorre volgere lo sguardo al nuovo e al futuro, impegnare ogni risorsa per la sola urgenza e priorità, certi che Lui «fa nuove tutte le cose».

Evangelizzare sia chi ormai ha sbagliato e soffre, certamente, ma ancor più evangelizzare chi vorrebbe sposarsi ma non ha più il coraggio per farlo perché trova una Chiesa timida nell’annuncio, debole, spaurita, senza strumenti e Spirito per farlo. Il matrimonio cristiano è un sacramento di serie A, dalla valenza decisiva per le sorti dell’uomo.

Come può la Chiesa accettare che vi si acceda senza aver ricevuto un vero annuncio di Cristo? Come pensare che la “casa” regga senza che vi sia stato un kerygma, una buona notizia che abbia risuonato all’inizio del cammino? Il mondo non è certo timido nel dare catechesi contrarie e martellanti, contro la vita, tutte a favore dell’ego, del sesso, del soggettivismo più sfrenato e ammantato di buonismo, ecologismo, pacifismo e solidarismo. Occorre allora un cammino lungo il necessario, ad opera di sacerdoti ma anche laici e coppie di sposi con una profonda testimonianza di vita cristiana, assieme a una reale preparazione teologica, biblica e del magistero dei Padri (basti pensare agli insegnamenti di Paolo VI e San Giovanni Paolo II e di papa Benedetto).

I temi sarebbero tanti e affascinanti: la sessualità, l’apertura alla vita, l’accoglienza, l’educazione, la scuola, ma su tutti, lo ripeto, un annuncio di Cristo per chi ascolta. Poi la vita matrimoniale sarà egualmente un combattimento, con crisi e momenti di fragilità, ma un conto è aver ricevuto una base, una consapevolezza, un incontro, altro è se queste armi per combattere mai si sono ricevute e neppure si sa che esistano.
Lettera firmata

Ti ringrazio, perché con la tua mail ci aiuti ad andare al cuore, alla radice del problema. Che non solo è stato al centro del dibattito dei padri sinodali, ma anche dei media, che spesso si sono “divertiti” a confondere la povera gente su temi fondamentali della vita, come l’indissolubilità del sacramento del matrimonio, il rispetto della vita fin dal concepimento eccetera.

Il servo di Dio don Luigi Giussani negli ultimi anni ci diceva: «La Chiesa ha vergogna di Gesù». Ha vergogna di annunziarLo in tutti gli ambiti dove c’è un uomo presente. E dalla mia esperienza in terra di missione non mi stancherò di gridare che la bellezza del sacramento del matrimonio, come del sacerdozio cattolico, è il frutto della libertà umana innamorata di Gesù. Qualunque pastorale che prescinda da questa verità è destinata a fallire.
paldo.trento@gmail.com

Foto Ansa


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