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Jihad globale «più forte che mai». Solo a novembre gli islamisti hanno fatto cinquemila morti

dicembre 12, 2014 Redazione

In una approfondita indagine sul “costo del jihad globale” il Centro di ricerca sulla radicalizzazione (Icsr) del King’s College di Londra e Bbc World Service hanno calcolato che nel solo mese di novembre sono state 5.042 le vittime dei gruppi terroristi islamici attivi nel mondo. «È come se gli attacchi del 7 luglio 2005 a Londra» che hanno fatto 52 vittime «si verificassero tre volte ogni giorno, lungo tutto il mese», ha detto Peter Neumann del King’s College. «I numeri sono sconvolgenti, soprattutto se si pensa che tre anni fa chiunque in Occidente diceva che era finita, Al Qaeda era in declino, sembrava sconfitta dal punto di vista strategico». Questi dati invece indicano chiaramente che il jihadisti sono «più forti che mai» e sono dotati di una enorme «potenza di fuoco».

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Come mostrano le illustrazioni riprodotte qui (tratte da questo articolo della Bbc) è l’Iraq resta il paese più colpito dalla violenza dell’islam fanatico, seguito da Nigeria, Afghanistan e Siria. Il gruppo più sanguinario, prevedibilmente, è lo Stato islamico del sedicente califfo Al Baghdadi, a cui è attribuito addirittura il 44 per cento degli attacchi considerati dallo studio, per un totale di almeno 2.206 vittime. Il secondo è Boko Haram, la setta fondamentalista che ha dichiarato guerra alla Nigeria e che segue sempre più esplicitamente le orme dei tagliagole iracheni e siriani: 801 persone assassinate in 30 attacchi. Jabhat al-Nusra, la milizia affiliata ad Al Qaeda impegnata a combattere contro il regime di Assad in Siria, ha invece compiuto 35 attacchi che hanno causato 257 morti.

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Nel “novembre nero” del terrorismo islamico 14 paesi del mondo sono stati colpiti complessivamente da 664 attentati, ben 650 dei quali sono stati compiuti da kamikaze. Gli autori si dicono certi che questa “guerra santa” globale si è rivelata essere molto più vasta rispetto a ogni previsione occidentale. Nuovi “eserciti” di tagliagole nascono in continuazione, stringono terrificanti alleanze e spesso si combattono tra loro alla ricerca di una macabra supremazia sulle aree alla loro mercé.

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6 Commenti

  1. Menelik scrive:

    E i terroristi centrati dalla Resistenza Curda e dalle bombe dei raid aerei li avete dimenticati?
    Anche loro saltano in aria, sapete?
    E, messi alle strette, hanno una fifa boia di fare una finaccia anche loro, basta vedere quelli catturati vivi dallo YPG….se la fanno addosso dalla paura, gli leggi il terrore negli occhi.
    Cercate su You Tube i video, ci sono.
    Comunque i daesh non mi fanno pena se crepano.
    Sono nemici in meno da eliminare.

  2. Skanderbeg scrive:

    Il fatto è che questa escalation del jihad “in armi” è solo la punta dell’iceberg della attuale offensiva islamista mondiale. L’Iran forse possiede già l’arma atomica, nonostante gli infiniti negoziati; in Palestina Hamas si è riconciliato con l’anp, il che però non impedisce ai governi di mezza Europa di riconoscere lo “stato” palestinese; l’estremismo islamico dilaga nella civilizzata Europa creando mini-califfati nelle città europee. Inoltre i petrodollari hanno mutato gli equilibri mondiali dando a paesi come Qatar e Arabia Saudita il potere del business con cui comprano pezzo dopo pezzo l’Occidente, a partire dal nostro paese.
    l’Europa è circondata da guerre ai suoi confini e milioni di profughi premono mentre i paesi europei sono già al collasso (vedi Svezia e probabilmente Grecia). Il tutto nel contesto di una depressione e recessione che non è soltanto economica ma di vitalità, forza di volontà, valori. L’individualismo, il nichilismo e il disincanto dominano tra gli europei che hanno più nulla in cui credere.
    Ma qualcosa si muove, crescono movimenti di contestazione che rifiutano la sudditanza all’incubo in cui ci hanno cacciati. Prima dileggiati poi insultati infine contestati ma gli oppositori avanzano costringendo le élites a rispondere del loro operato. L’Europa uscirà da questo buco nero perché non è la prima volta che si trova in situazioni così difficili e ne uscirà rafforzata come già nel passato.

    • Raider scrive:

      Concordo in pieno. E a dissentire dai dogmi del politicamente corretto
      si viene tacciati di volere la guerra – da gente che ritiene sommamente cristiano attaccare “USraele”, i Paesi del Golfo, e via delirando e guerreggiando;
      di volere lo scontro di civiltà, se si sostiene che il Cristianesimo è superiore a altre tradizioni religiose – per cui, in ossequio al politicamente corretto, sarebbe cristiano sostenere che essere cristiani o essere musulmani o induisti è la stessa cosa, dal momento che queste religioni, pur essendo così profondamente diverse dal punto di vista dottrinale e storico, hanno miracolosamente prodotto modelli di vita in tutto analoghi, sovrapponibili, anzi, assolutamente omogenei quanto a livello di sviluppo della persona, delle istituzioni civili, delle forme di produzione e della società;
      di essere razzisti – da parte gente che ritiene la condizione di dhimmi in cui i cristiani hanno vissuto nel dar el-Islam fosse invidiabile: e quindi, che gli importa se l’Ue si va sempre più islamizzando.
      Che la consapevolezza della propria storia e identità si stia facendo strada in un’Ue che rinnega le proprie radici storiche e produce versioni ad usum delphini della storia, è ottimistico, anche se piacerebbe crederlo: il sistema dell’informazione e quello scolastico, l’industria culturale e dell’intrattenimento, che (de)formano l’opinione pubblica, lasciano ritenere altro. E le reazioni contro chi dissente lo confermano.
      Fra ddl Scalfar8 e l’O.N.U. che delibera contro l’islamofobia, quando a essere sterminati dai musulmani sono i cristiani e a essere discriminati dall’Ue sono sempre i cristiani, continuare a manifestare il proprio dissenso dal Pensiero Unico è espressione di quella libertà minacciata proprio da chi dovrebbe difenderla o pretende di farlo criminalizzando ciò che, ormai, non è più coscienza comune, ma dissenso.

  3. mike scrive:

    il problema non è l’islam ma l’isis e chi gli assomiglia (al qaida, boko haram). di questo passo si fomenta una guerra al mondo islamico che non ha senso. e senza che si abbiano le idee chiare su chi finanzi i terroristi. vogliamo capirlo o no?

    • Raider scrive:

      Il problema non è l’islam? E chi vuole la guerra, se è considerato guerra dire “no” all’immigrazione? il probelma è che dove è la religione che domina da secoli, dove non lo è e dove si appresta a farlo, con le maniere forti o con le leggi dei Paesi che accolgono l’immigrazione e con il politicamente corretto, terrorismo o no, l’Ue si va islamizzando. Il problema è che molti accettano tutto questo senza obiettare e senza ammettere obiezioni. Fra questi, lei, Mike.

      • mike scrive:

        il problema non è l’islam. se proprio non è evidente aspettiamo. e non dica che la gente accetta tutto senza obiezioni. io infatti obietto che il problema è l’isis e chi gli assomiglia. aspettiamo per capire bene, anche perchè se non si muove l’america e l’europa tanto aspettiamo. sull’america può dirsi che fan del tutto per far pensare che dietro l’isis ci siano loro (assieme all’europa). infatti ora pare facciano la pace con cuba. io dico ma col casino in medio oriente proprio ora dovevano riappacificarsi con cuba? come dire che dell’isis a loro non interessa nulla. più chiaro di così!
        se proprio devo parlare chiaro credo che 1) l’isis sia creatura dell’occidente per distruggere il cristianesimo e l’islam nei paesi arabi e che 2) lo si vuole usare come scusa per scatenare una guerra su vasta scala contro i paesi islamici e questo rientra nello scopo di distruggere l’islam. e certi commentatori come lei pare siano caduti nella trappola. di tal passo è quasi una terza guerra mondiale. se lei così vuole… pazienza. io no.

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