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Intervista – Londra ospita la ritrattistica viennese di sapore Biedermeier. La parola a Gemma Blackshaw

novembre 8, 2013 Mariapia Bruno

Questa volta sono i ritrattisti viennesi ad invadere la Sainsbury Wing (la sala espositiva che ospita le mostre temporanee) della National Gallery di Londra. Dal titolo Facing the Modern: The Portrait in Vienna 1990 (Con lo sguardo puntato al moderno: il ritratto nella Vienna del 1900), la retrospettiva che resterà aperta fino al prossimo 12 gennaio, ha fatto volare fino in Inghilterra, insieme ai grandi Klimt, Schiele e Kokoschka, le opere di altri protagonisti meno noti ma allo stesso tempo significativi, che raccontano di una Vienna dei primi del Novecento eccezionalmente brillante e aperta alla modernità. Ce ne parla la curatrice Gemma Blackshaw.

1) La mostra Facing the Modern: The Portrait in Vienna 1990 (Con lo sguardo puntato al moderno: il ritratto nella Vienna del 1900), traccia l’evoluzione della ritrattistica nella potente e multinazionale Vienna dell’Impero austro-ungarico (1867-1918). Cosa accadde nel cosiddetto periodo Biedermeier?

La retrospettiva si fa partire dal 1905, con l’evocazione di una mostra dedicata alla ritrattistica Biedermeier che fu curata da Carl Moll – un grande amico di Gustav Klimt – in una delle più importanti gallerie viennesi. E’ questo spunto che consente ai visitatori della National Gallery di farsi un’idea della moderna ritrattistica di Vienna come i modernisti la concepirono. Il periodo Biedermeier si estese, nell’Europa Centrale, dal Congresso di Vienna (1814-15) all’anno rivoluzionario del 1848. Fu caratterizzato da un lato dall’ascesa delle classi medie, dall’altro dalla loro oppressione sotto un governo autoritario. Le classi medie viennesi vissero una situazione simile intorno al 1900, e questo spiega l’immediato interesse dei modernisti viennesi verso l’arte e la cultura del periodo Biedermeier: è come se la storia si stesse ripetendo.

2) E’ facile riconoscere Gustav Klimt, Egon Schiele e Oskar Kokoschka come i più famosi artisti del tempo: come vengono accostati il Posthumous Portrait of Ria Munk III (Ritratto postumo di Ria Munk III) di Klimt, The Family (Self Portrait) (La Famiglia (Autoritratto)) di Schiele, e i Children Playing (Bambini che giocano) di Kokoschka?

La storia tradizionale del modernismo Viennese raccontata all’interno della mostra è quella secondo cui dal Secessionismo di Klimt si è sviluppato l’Espressionismo di Kokoschka e di Schiele. Ma la retrospettiva Facing the modern complica questa storia in quanto è organizzata tematicamente e non cronologicamente, in modo da giustapporre i lavori eseguiti nel periodo preso in considerazione (dal 1867 al 1918). Questo modo di presentare le opere ci consente di poter apprezzare le continuità, così come i cambiamenti nei ritratti eseguiti nella capitale austriaca. Inoltre, sebbene la retrospettiva includa importanti opere del “grande trio” – Klimt, Schiele, Kokoschka -, il loro lavoro è presentato insieme ad altri 24 artisti, tra cui donne ed artisti di fede ebraica, per poter dare un’immagine completa e rappresentativa della ritrattistica sviluppatasi nella città.

3) Sono meno conosciuti, infatti, i lavori di Broncia Koller e Isidor Kaufmann. Quali sono i punti di forza di questi due artisti, dei quali possiamo ammirare rispettivamente Silvia Koller with a Bird Cage (Silvia Koller con una gabbia di uccelli) e Young Rabbi from N (Giovano Rabbino da N)?

Broncia Koller (nata Pinell) è stata un’artista di fede ebraico ortodossa, nata a Galicia. La sua famiglia si stabilì a Vienna nel 1903 e Broncia instaurò dei forti legami con Gustav Klimt e il suo circolo; anche la sua casa divenne un vibrante luogo di incontro per gli artisti. L’ideale condiviso di una vita permeata dall’arte è evidente nel ritratto della figlia, Silvia, che fissa gli uccelli in gabbia ed è similmente imprigionata all’interno di una composizione di stridente modernità. Kaufmann, invece, è nato nella cittadina rumena con grande popolazione Ebraica di Arad, al confine con l’Austria; il padre serviva l’esercito Austro-Ungarico e Isidor si trasferì ventenne a Vienna per esser formato com artista. Dal 1890 iniziò a viaggiare e a dipingere sconosciuti personaggi ebraici seduti con abiti religiosi nei luoghi più remoti. I suoi ritratti ebbero molto successo a Vienna, e furono assimilati nonostante si contrapponessero al trend della città.

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