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Intervista – Le reazioni “al-chimiche” negli organismi artistici complessi di Renata Boero

marzo 14, 2014 Mariapia Bruno

E’ in corso un dialogo tra l’antico e il moderno presso il Museo Diocesano di Milano che ospita, fino al prossimo 6 aprile, la retrospettiva intitolata Renata Boero. Contaminazioni. E’ l’artista in persona a raccontarci la genesi delle sue creazioni che, oltre alla vista, coinvolgono con il profumo dei materiali che le compongono, trasportandoci in una dimensione estetica caratterizzata da una visione magico-alchemica di ciò che ci circonda.

Realizzati a partire dagli anni ’70, i suoi Cromogrammi sono composizioni caratterizzate da un mix di colori terrosi, sinteticità delle forme e richiamo alla natura. Cosa vogliono evocare nella mente e nei sensi degli osservatori?

Ars est celare artem, vale a dire non tutto nell’arte si può spiegare. I miei lavori, abitualmente suscitano un forte sentimento empatico. Il “profumo” dei materiali e la pregnanza della materia restituiscono allo spettatore, in un colpo solo, tutta la sapienza sottesa, appunto, non esplicita. I Cromogrammi sono organismi complessi nei quali gli elementi che ne costituiscono l’alfabeto -radici, parassiti, succhi vegetali – non sono organizzati in senso descrittivo o rappresentativo, ma tendono ad una vera propria riappropriazione magico-alchemica del reale. La sfida nel realizzare queste opere è racchiusa tra la capacità di dosare l’aspetto culturale, di tipo biologico, della scoperta e dell’osservazione di microorganismi, di suscitarne mediante reazioni “al-chimiche” l’inesorabilità della vitale moltiplicazione, e il trarre dall’instabilità biofisica e anche violenta dell’elemento naturale la possibilità di restituire “magicamente” vita senza diaframma.

La retrospettiva Contaminazioni, ospitata dal Museo Diocesano di Milano, presenta al pubblico oltre ai suoi Cromogrammi le opere appartenenti al ciclo Germinazioni: che cosa hanno di particolare queste ultime?

Le Germinazioni costituiscono un altro capitolo della mia ricerca, uno sviluppo coerente e consequenziale di tutto il mio lavoro precedente legato ai Cromogrammi. In questo ciclo di opere approfondisco un tema che ricorre sempre nella mia ricerca: il tempo. E’ il Tempo con il colore, Kroma e Kronos, a scandire i ritmi di immersione di un unico parassita a forte valenza simbolica, la cui intensa vibrazione cromatica variante dal giallo ocra al rosso violaceo evoca, come nei rituali magici, l’eterno ciclo vita-morte, da cui il nome, appunto, di germinazioni. Per realizzare questi lavori mi servo di preziose carte fatte a mano che reagiscono magnificamente alle mie manipolazioni perché riescono, pur assorbendo inevitabilmente il colore, a restituirne tutta la profonda intensità. Procedo poi per una accumulazione delle carte che sovrappongo e distendo lungo tutta l’opera che riporta l’apparente disordine della proliferazione organica.

Tutte le sue opere dialogano, all’interno del percorso espositivo milanese, con le opere del passato facenti parte della collezione permanente della sede. Se già è terreno battuto il fatto che le opere di arte antica e moderna influenzino le composizioni contemporanee, come può, al contrario, l’arte contemporanea dare una nuova luce e magari un nuovo brio a pitture e sculture del passato, una volta che ad esse viene inaspettatamente accostata?

Giusta osservazione, infatti proprio attraverso il meccanismo tipicamente modernista della decontestualizzazione si prova a ricollocare l’Antico, suggerendone una lettura non in senso positivistico-evoluzionista, ma piuttosto in chiave atemporale. L’evoluzionismo avanguardistico prima e il decostruzionismo postmoderno, poi, hanno modificato profondamente il significato di Arte e di Bellezza. Mi pare giunto il tempo di rivedere tutta l’impalcatura dell’estetica contemporanea e questa mostra ha l’ambizione di gettare un sassolino nello stagno. Vediamo, non di nascosto, l’effetto che fa…

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