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Intervista – L’arte di Fulvio di Piazza e la strana attitudine umana a distruggere le bellezze del mondo

febbraio 7, 2014 Mariapia Bruno

Dal prossimo 20 febbraio al 30 marzo 2014, gli spazi della Galleria Giovanni Bonelli di Milano saranno invasi dalle tele di respiro un po’ apocalittico e un po’ surreale – inedite e appositamente realizzate per la personale Pacific – dell’artista palermitano Fulvio di Piazza che racconta a tempi.it come l’uomo abbia una strana attitudine a distruggere le bellezze del mondo, e come sarebbe, al contempo, facile, per ognuno di noi, contribuire alla sua salvaguardia.

Fulvio, la sua retrospettiva si intitola Pacific. Come mai è stato scelto questo titolo? Quale è il legame – forse ossimorico? – con il contenuto acceso, vibrante, rocambolesco delle sue opere?

Pacific è il titolo dell’opera più grande che presenterò in mostra. E’ un olio su tela di 200x300cm che ho concepito inspirandomi alla trash island dell’Oceano Pacifico che è un’enorme isola (quasi un continente), grande quanto il Texas, di frammenti di plastica in sospensione, è probabilmente il più grande irreversibile disastro ecologico che l’uomo abbia mai potuto provocare. Il fatto che questo sia accaduto proprio nel pacifico diventa metafora di come l’uomo abbia una stranissima attitudine nel distruggere tutto ciò che è per sua natura “pacifico”.

I tuoi lavori prendono spunto sia dal secondo principio della termodinamica, dunque del concetto del passaggio dell’energia dalla disponibilità alla indisponibilità, sia dal saggio di Jeremy Rifkin intitolato Entropia che mette in guardia sul rischio della fine delle fonti energetiche sulla terra. Come questi spunti vengono proiettati sulla tela?

Non c’è un riferimento diretto o uno studio a priori, ma piuttosto una casuale coincidenza tra il mio attuale modo di dipingere e concepire le immagini da proiettare sulla tela e le tematiche e le notizie che l’attualità ci fornisce, soprattutto per quanto riguarda le tematiche ambientaliste. Non mi piace basarmi su concetti predefiniti; quando inizio una nuova opera preferisco piuttosto abbandonarmi all’invenzione. Tuttavia ciò che inventi è sempre condizionato da ciò che senti, spiritualmente sei condizionato da ciò che la realtà ti fornisce come informazioni. Insomma è un processo automatico, naturale.

Il problema dello sfruttamento delle risorse, delle discariche, di come stiamo rovinando un intero pianeta, è, quindi, da lei molto sentito. Ma oltre all’intervento sublime dell’arte che, se ben accolta, può riuscire a toccare la sensibilità di chi vi si accosta, cosa si potrebbe fare per proteggere le meraviglie che la natura ci ha donato?

Basterebbe rendersi conto che l’80 % delle cose che ci sembrano necessarie è assolutamente superfluo e che questi “beni” sono stati concepiti per essere sostituiti velocemente, tutta l’attuale tecnologia diventa obsoleta in tempi brevissimi e da bene si trasforma velocemente in problema. Bisognerebbe ragionare principalmente sulle tematiche del riciclo, ma questa è una riflessione che ogni persona dovrebbe fare: dovrebbe essere innanzitutto un problema da risolvere nel nostro quotidiano e non lasciare che diventi un problema politico. La lista di cose facili da fare per ridimensionare il problema dei rifiuti e del loro smaltimento è lunghissima e richiede un impegno minimo.

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1 Commenti

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