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Intervista – L’Italia di El Greco nel racconto degli esperti

luglio 17, 2015 Mariapia Bruno

El Greco-Santa Maddalena Penitente-Museo di Belle Arti, BudapestA più di 500 anni dall’arrivo in Italia di Doménikos Theotokópoulos, in arte El Greco, il 24 ottobre 2015 inaugura presso la Casa dei Carraresi (Centro Convegni ed Esposizioni della Fondazione) di Treviso la retrospettiva El Greco in Italia. Metamorfosi di un Genio. Aperta fino al 10 aprile 2016, la mostra punta i riflettori sulle opere realizzate dall’artista nel decennio 1567-1576: sono questi gli anni dell’avventura artistica italiana dell’ellenico protagonista che nel nostro paese si è forgiato e ha maturato il suo modo di dipingere che ispirò artisti come Picasso e Cézanne. Per l’occasione abbiamo intervistato gli addetti ai lavori dell’evento: la Prof.ssa Serena Baccaglini del Comitato Scientifico ci racconta l’allestimento, l’organizzatore Andrea Brunello di Kornice ci parla dei prestiti e il Prof. Lionello Puppi, curatore della mostra, ci racconta come l’Italia abbia rappresentato per il visionario pittore il teatro dove si consumava la crisi del Rinascimento che egli stesso gustò dalle prime file.

Prof.ssa Baccaglini, come è stato pensato l’allestimento? Ci sono delle opere chiave attorno cui gira l’intera retrospettiva?

serena baccagliniLa presentazione del percorso espositivo si suddivide in 4 sezioni, che illustreranno il “viaggio” che El Greco, lasciata l’isola natale Creta, trascorre in Italia, dove assorbe la lezione dei grandi maestri dell’epoca per raggiungere poi la sua apoteosi artistica in Spagna, quella grandezza che lo porterà ad essere “imitato” e studiato dai grandi delle avanguardie del ‘900. La prima parte espositiva introdurrà il visitatore attraverso un video che racconterà l’artista e gli aneddoti legati alla sua personalità carismatica e alla sua avventurosa vita; la seconda, e quindi l’inizio vero e proprio del percorso, è dedicata a Creta, l’isola in cui è nato (all’epoca territorio veneziano) e al linguaggio della tradizionale icona bizantina che ha contraddistinto i suoi primi anni come artista; il terzo blocco, quello centrale e dominante della mostra, metterà a confronto le principali opere del  periodo italiano. Posso dire con gioia che abbiamo già confermati prestiti dai grandi musei di tutto il mondo, con un’importante presenza di opere di raffronto, tra cui capolavori di Tiziano, Schiavone e Parmigianino. Da ultimo, la parte finale è dedicata alle influenze che El Greco ha avuto negli artisti delle avanguardie del ‘900, tra cui geni del calibro di Picasso e Bacon, entrambi presenti in mostra con capolavori assoluti. L’allestimento si baserà sui colori acidi usati da El Greco per sottolineare ancora di più l’unicità della tavolozza creata, non senza audacia, dallo straordinario genio della pittura del ‘500.

Dott. Brunello, quali grandi prestiti rendono la mostra unica? Ci sono opere che arrivano per la prima volta in Italia?

andrea brunelloLe mostre si differenziano una dall’alta, in primis, per il loro contenuto scientifico, per la credibilità dei comitati che le compongono e per le opere che vengono prestate a supporto del progetto scientifico. Le richieste di prestito prese in considerazione dai grandi musei internazionali infatti, hanno come condizione generale la contestualizzazione dell’opera che viene richiesta, all’interno del progetto scientifico che si intende presentare al pubblico. Per fare questo e per ottenere quindi prestiti di prestigio, occorre impostare la richiesta motivandola con un progetto espositivo credibile e soprattutto sostenuto da studiosi di livello internazionale. Solo così i Musei accetteranno di prestare i loro capolavori. In questa mostra in particolare, saranno esposti capolavori unici, che arriveranno per la prima volta in Italia, a sostegno dell’unicità del progetto. Mai prima d’ora, infatti, è stata organizzata una mostra sul periodo italiano de El Greco, unicum nel panorama espositivo internazionale. Tra gli highlight della mostra posso citare due quadri, entrambi per la prima volta in Italia, i cui prestiti ci sono stati confermati praticamente da subito: la Santa Maddalena Penitente, del Museo di Belle Arti di Budapest, uno dei massimi capolavori dipinti da El Greco che ritrae Venezia sullo sfondo, e la Sacra Famiglia, attualmente di collezione privata, opera di provenienza Regale dalla storia che assomiglia a un romanzo.

Prof. Puppi, l’Italia è stata per El Greco una sorta di Arcadia che gli ha consentito di confrontarsi con artisti come Tiziano, Tintoretto, Parmigianino. Come matura lo stile di El Greco durante il periodo romano, quando deve tener testa al cardinal Farnese? Quali opere rappresentano al meglio questo periodo su cui la mostra si focalizza? 

lionello puppiL’Italia ha costituito per il giovane Doménikos Theotokópoulos non tanto una sorta di Arcadia quanto lo sconvolgente laboratorio  in cui drammaticamente si consumava, anche alla luce dell’applicazione dei decreti del Concilio di Trento e dell’affermazione talora su valori contrastanti  di Scuole regionali, la crisi delle certezze del Rinascimento.
Dominikos – che moveva da Candia dove era nato nel 1541 e già vi esercitava l’arte pittorica come maestro di icone di tradizionale impianto bizantino – raggiungeva la Penisola  tra  la fine del 1567 e l’inizio del 1568 approdando a Venezia, ma per spostarsi  poi, nell’autunno del 1570, a Roma dove trovava ospitalità alla corte del potentissimo cardinal Alessandro Farnese. Caduto in disgrazia per motivi non chiari, ma molto probabilmente derivati da un conflitto di gusto artistico, si ascriveva nel declinar del 1572 alla locale corporazione di mestiere per sparire ben presto tra Centro Italia (Perugia, Parma) e Venezia (ma senza escludere Bassano e Treviso) e per riapparire a Toledo nel 1577.
Ed è dunque nel corso di un simile decennio che il pittore “madonnaro”, pur capace di esiti squisiti e raffinati, dapprima utilizzando riproduzioni a stampa di capolavori dei Protagonisti del Rinascimento, poi in seguito ad esperienza  diretta delle loro opere – con l’accesso alle botteghe di Tiziano, Tintoretto, Dal Ponte nel Veneto e degli Zuccari  tra le altre, a Roma, nonché di Maestri solo geograficamente marginali in Centro Italia  – pur sul senso della luce e del colore, inalienabile eredità  bizantina,  costruirà  il proprio linguaggio privo di comparazione possibile nel suo tempo e preludio alla  Modernità. La mostra illustrerà una simile metamorfosi, schierando le opere che la attestano, molte delle quali mai  prima esposte in Italia, accanto a capolavori, appunto, dei Tiziano, del Tintoretto, del Bassano, degli Zuccari, di Michelangelo, de Cellini, del Giambologna che saranno alla loro volta rappresentati a Treviso in un contesto espositivo mai prima assemblato e difficilmente replicabile.

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