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Intervista – I matrimoni di Carlo Carletti nelle sue foto in bianco e nero

gennaio 10, 2014 Mariapia Bruno

Carlo Carletti è un fotografo specializzato nel catturare gli istanti del giorno più bello di una coppia di innamorati, quello del loro matrimonio. I suoi lavori, raccolti nel volume Carlo Carletti. Fotografie di Matrimoni, a cura di Denis Curti ed edito da Marsilio, raccontano il fascino, le tradizioni, i sentimenti del rito di unione per eccellenza.

Carletti, come è nata la sua passione per le fotografie di matrimoni?
È una passione che nasce perlopiù da esigenze professionali, oltre che dalla necessità di far quadrare i primi bilanci dello studio verso la metà degli anni ’90. Ho notato che il settore garantiva una certa remunerazione e ho fatto in modo di creare un matrimonio che, in primo luogo, piacesse a me. Intendo dire che ho accettato la sfida, a condizione che la mia offerta fosse la più autentica possibile, e ho applicato gli stilemi del fotogiornalismo ad un genere che di solito ha esigenze più formali. Il risultato è piaciuto davvero tanto ed era inedito per quei tempi, ma i riconoscimenti e un certo successo sono arrivati. Ciò mi ha consentito di andare avanti.

L’uso del bianco e nero pare trasporti le atmosfere ritratte in un mondo senza tempo, come mai questa scelta?
Da sempre sono stato appassionato di bianconero, anche se è difficile e misterioso comprendere come possa scaturire dentro di noi l’interesse per una soluzione artistica di questo genere. In epoca analogica stampavo personalmente i miei negativi in camera oscura. Chiaramente, il fatto che l’assenza del colore rimandi a un contenuto quasi metafisico dell’immagine crea una suggestione attrattiva dai risvolti più immaginifici: il colore rivela tutto, il bianconero mentre svela sembra anche indicare  qualcos’altro oltre l’immagine.

Cosa viene richiesto in particolare al fotografo durante le cerimonie?
Mi richiedono spesso la costruzione di una storia per immagini: in questo modo ogni singola foto acquisisce un contenuto narrativo inserendosi perfettamente nel reportage dell’evento. Non conta soltanto un’indagine fotografica dai contenuti formali corretti, ma il fatto che la singola immagine si inserisca nel flusso della narrazione creando la grammatica e la punteggiatura di un racconto vero e proprio. Un racconto che sia appassionato e intimo, che si faccia leggere bene, e che spinga anche ad una rilettura che permetta di scovare ulteriori contenuti.

Come la fotografia racconta in chiave contemporanea una tradizione dalla storia così lunga?
Il rito del matrimonio ha in sé – e ha avuto in ogni epoca – contenuti di grande rilevanza sociologica e antropologica. È presente in ogni società e ne rivela la cultura e le abitudini. Questo è punto di forza su cui fa leva lo strumento fotografico, in quanto durante quel giorno viene raccontata, oltre alla storia degli sposi, una cultura antica sedimentata nelle vite delle famiglie di tutti i ceti sociali, nelle abitudini delle varie popolazioni, nel senso simbolico della cerimonia stessa, nelle forme in cui si manifestano quei forti sentimenti che, se ben indagati, offrono spunto per grandi fotografie. Lavorando spesso per coppie straniere sia in Italia che all’estero, è facile per me affermare che le differenze culturali trai popoli sono meravigliosamente rivelate dai loro riti. E non c’è miglior mezzo che la fotografia per documentarle.

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