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Ingroia: «Napolitano danneggia l’immagine delle istituzioni». Quelle presunte mafiose

dicembre 5, 2012 Redazione

LORO NON SANNO CHI SONO IO. La sentenza della Corte costituzionale rappresenta un brusco arretramento rispetto al principio di uguaglianza e all’equilibrio fra i poteri dello Stato.
Antonio Ingroia intervistato da Salvo Palazzolo sulla sentenza della Corte costituzionale che ha accolto il conflitto di attribuzione del Quirinale contro la procura di Palermo sulle intercettazioni Mancino-Napolitano dell’inchiesta sulla “trattativa” Stato-mafia, la Repubblica

FATE COME SE NON CI FOSSI. Definirei bizzarra questa decisione. E sono convinto della bontà della mia scelta di lasciare l’Italia. Se fossi stato ancora a Palermo, me ne sarei andato proprio oggi.
Antonio Ingroia intervistato da Salvo Palazzolo, la Repubblica

TACIUTO? Fino ad oggi ho taciuto sul conflitto di attribuzioni sollevato dal Quirinale, per rispetto alla Corte costituzionale.
Antonio Ingroia intervistato da Salvo Palazzolo, la Repubblica

SE NE SENTIVA IL BISOGNO. Ma adesso, voglio parlare chiaramente.
Antonio Ingroia intervistato da Salvo Palazzolo, la Repubblica

NEL SUO COMPLESSO PRESUNTO MAFIOSO. La scelta del presidente della Repubblica di sollevare il conflitto di attribuzioni è stata dannosa per l’immagine delle istituzioni italiane nel suo complesso.
Antonio Ingroia intervistato da Salvo Palazzolo, la Repubblica

HEY GUARDATE, C’È CONFLY. Lo sa cosa dicono di me in Guatemela? Ecco il magistrato che è stato coinvolto in un conflitto di attribuzioni con il capo dello Stato.
Antonio Ingroia intervistato da Salvo Palazzolo, la Repubblica

PER ME NEANCHE UN CONTENTINO. C’era bisogno di dare totalmente ragione al capo dello Stato e del tutto torto alla Procura di Palermo.
Antonio Ingroia intervistato da Salvo Palazzolo, la Repubblica

IL MIO SALVAGENTE. Per quanto ancora resterà in Guatemala? «Per adesso proseguo il mio incarico per conto dell’Onu. In Italia, sono sicuro, inizieranno presto gli attacchi alla Procura di Palermo, proprio per questa decisione della Consulta».
Antonio Ingroia intervistato da Salvo Palazzolo, la Repubblica

POVERO GIORGETTO MIO. E questo è tutto. Resta l’indebito clamore che alcune forze politiche e alcuni giornali hanno montato attorno a questi fatti lanciando accuse roventi, ripetute e immotivate contro il Capo dello Stato.
Eugenio Scalfari sulla sentenza della Corte costituzionale, la Repubblica

PREMONIZIONI. Se fossero in buona fede sarebbe il momento di chiedere pubblicamente scusa per l’errore commesso, ma siamo certi che non lo faranno. Coglieranno anzi l’occasione per estendere l’accusa di faziosità e di servilismo alla Corte costituzionale.
Eugenio Scalfari sulla sentenza della Corte costituzionale, la Repubblica

APPUNTO. Ecco: da ieri abbiamo una Corte cortigiana.
Editoriale non firmato del Fatto quotidiano sulla sentenza della Corte costituzionale

DA QUALCUNO AVRANNO PURE IMPARATO. Quello compiuto da alcune forze politiche e mediatiche non è dunque un errore commesso in buona fede ma una consapevole quanto irresponsabile posizione faziosa ed eversiva che mira a disgregare lo Stato e le sue istituzioni. Sembra quasi un fascismo di sinistra.
Eugenio Scalfari sulla sentenza della Corte costituzionale, la Repubblica

CHI TROPPO VUOLE NULLA STRINGE. «La scelta di Bersani», scrive il britannico Financial Times, dimostra che «il richiamo dell’iconoclastia politica ha i suoi limiti».
La Repubblica

SAI POI CHE GRANATINE. Sarei felice se la Sicilia fosse piena di centrali nucleari.
Antonino Zichichi, neo assessore della giunta Crocetta, la Repubblica

IL NOSTRO PICCOLO PREMIER. È stato appena un attimo: quando (Pier Luigi Bersani, ndr) ha accennato al Mediterraneo e al proprio viaggio in Libia era già Presidente del consiglio; per la postura, i pensieri. Anche se Monti resterà a Palazzo Chigi, qualora il centro sinistra non avesse la maggioranza al Senato.
Barbara Spinelli, la Repubblica

E NOI CI RIPORTIAMO I COMUNISTI. Il debito pubblico, in rapporto all’economia reale sempre più rattrappita, impazzisce. I populismi si gonfiano. I neonazisti arrivano in Parlamento.
Stefano Fassina, responsabile economia del Pd, la Repubblica

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1 Commenti

  1. FRANCESCO BUFFA DESIGNER scrive:

    Siamo tornati al medioevo! Secondo il Presidente della Repubblica le intercettazioni delle telefonate con Mancino vanno distrutte! E secondo la legge, a noi sudditi nulla è dato di sapere. Come se in un momento storico così inquietante, mentre la popolazione vive uno stato di ansia senza precedenti, l’uccisione di magistrati che hanno pagato con la vita l’attaccamento alle istituzioni per proteggere la libertà di tutti, fosse una semplice faccenda di gossip.

    Ma al di la di procedure di impenetrabili leggi riservate a pochi eletti, sempre che queste in realtà necessariamente debbano esistere, con quale serenità i cittadini di un paese che si definisce democratico e stato di diritto, devono subire la negazione di una informazione indispensabile alla conoscenza della verità storica, sacrosanto diritto che non ha bisogno di leggi fatte da uomini che si ritengono tanto illuminati da tenere all’oscuro la popolazione su realtà indispensabili allo svolgimento dell’esistenza democratica.

    E, per usare espressioni “terra terra” dell’uomo della strada, è come se – per assurdo – il presidente della Repubblica confidasse telefonicamente a persona fidata l’uccisione della propria moglie, con la massima tranquillità, tanto, tali intercettazioni andrebbero distrutte, tanto sua eccellenza non può essere intercettata neanche casualmente, soltanto i sudditi sono perseguibili! – ma, è chiaro! certe cose solo gli illuminati possono capirle! Il popolo deve farsi pecora e accettare quello che i famosi illuminati sentenziano! – poveri sudditi ignoranti, perché dovrebbero capire la scienza di caste impegnate a garantire una giustizia patrimonio di pochi eletti – chi ha detto che è il popolo sovrano? Sovrano è chi comanda e gestisce il potere e attenzione a mettere il discussione il potere, pochi sanno infatti che potere significa servizio, ma chi se ne frega!.

    Ha ragione il Colle! La Procura di Palermo ha sbagliato – punto e basta! – e meno male che il nostro tanto discusso Ferdinando IV di Borbone Re delle due Sicilie, andando contro i suoi stessi interessi, rinunciò a privilegi assoluti in materia di legge, inventando “le motivazioni della sentenza”, altrimenti, non avremmo potuto neanche sapere perché, come nel caso specifico, non tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, persino un re Borbone, già nei primi anni dell’ottocento aveva intuito il problema superandolo! Noi siamo sicuramente andati indietro di un secolo con l’uso di comportamenti, tanto elevati da essere riservati a pochi illuminati, gli altri, come diceva il duce, devono “credere … e…obbedire”.

    Ma cosa c’era in quelle intercettazioni di così importante!? – ma che cosa volete sapere? Neanche i posteri potranno mai saperlo – le intercettazioni vanno distrutte così hanno deciso uomini colti! E noi poveri sudditi ignoranti dobbiamo tacere (tacere lo ordinava pure il duce) – tutto il resto va in secondo piano, speriamo che tutti coloro che hanno dato la vita nelle stragi mafiose, quelle di stato e nelle ipotetiche trattative fra stato e mafia – ammesso che ci siano state non lo sapremo ora più che mai! – possano riposare in pace senza rivoltarsi nelle loro tombe – silenzio!.

    Scusate se ho – forse – fantasticato sul contenuto delle telefonate negate! Ma tutto questo mi ha dato una certezza! Finalmente ho capito perché un notissimo signore lungimirante – che aveva capito i tempi bui in cui viviamo – dopo avere passato venti anni a divertirsi . . . . usando il Parlamento, esclusivamente, per farsi leggi ad personam, aspirava e aspira all’altissimo Colle.

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