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Incertezze d’autore nelle opere di Günther Uecker

maggio 30, 2012 Mariapia Bruno

Non fatevi ingannare dal titolo – intriso solo all’apparenza di pessimismo – della mostra che la Galleria Alessandro Bagnai di Firenze dedica fino al prossimo 23 giugno all’artista tedesco Günther Uecker (Wendorf, 13 marzo 1930). Poesia della distruzione è una rassegna simbolica, sintesi della ricerca passionale, contraddittoria, provocatoria e inaspettatamente ottimista di un artista secondo cui «le fonti dell’arte non si trovano nell’arte stessa, le fonti dell’arte si trovano al di fuori dell’arte. E utilizzando i mezzi di cui sono capace riesco per esempio a trasmettere il mio impegno, il mio sgomento e la mia posizione individuale». Un modo di pensare da cui affiora l’idea di un’arte che, pur non staccandosi mai dalla realtà, esiste per se stessa; un’arte che non nasce da certezze, ma da dubbi che stimolano l’estro produttivo.

Opere come Bedside Table (1963) e Piano, Piano (1964), dove oggetti comuni – un comodino e un pianoforte – vengono trafitti da una valanga di chiodi, testimoniano chiaramente la scelta da parte dell’artista (fondatore insieme ad Yves Klein, Heinz Mack e Otto Piene del Gruppo Zero) di un sistema linguistico immediato, trasparente, di una semplicità arcaica che nasce in maniera naturale da profonde intenzioni etiche ed estetiche. Così come gli oggetti, anche l’uomo viene ferito, ma dai suoi stessi errori, che solo la speranza, travestita d’arte, potrà curare.

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2 Commenti

  1. Del Holzmeister scrive:

    Your resolution to be, have and do something out of ordinary requires contending with difficulties that are out of the ordinary as well. Quite often your most significant asset is simply your ability to persevere longer than everybody else.

  2. kegel scrive:

    I genuinely enjoy reading on this site, it has excellent posts. “And all the winds go sighing, For sweet things dying.” by Christina Georgina Rossetti.

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