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In mezzo alla caciara generale confidiamo in una voce amica che ci dica: «Non ti voglio perdere»

ottobre 12, 2014 Annalisa Teggi

«Attento si fermò com’uom ch’ascolta» (Inferno, canto IX) 

Grandi eventi accadono nelle grandi città, e ne parlano tutti. A Milano, la metropoli cosmopolita, si è celebrata la settimana della moda. Passerelle, flash e location mozzafiato ci hanno consegnato oracoli ermetici sullo stile per la primavera-estate 2015, che sarà: iconico, optical, etno-sport. Ma domattina nessun ispirato stilista sarà lì ad assistere noi signore quando, aprendo un armadio pieno zeppo di roba, sbufferemo dicendo che non abbiamo niente da mettere, mentre un marito implorante ci chiederà se si può fare qualcosa in fretta per una macchiolina sul collo della camicia.

A Venezia, la romantica senza tempo, è passato il corteo di vip e paparazzi al seguito del matrimonio dell’anno: George e Amal hanno pronunciato il fatidico sì. E solo i coniugi Clooney potevano destreggiarsi tra i pericolosi dondolii delle barche del Canal Grande con sorrisi perfetti, capelli impeccabili e tacco 12. A qualcun altro sarebbe capitato uno sgraziato scivolone. Infatti, solo qualche settimana fa nello stesso contesto lagunare a una coppia di turisti, in luna di miele, è caduto l’anello nuziale nella melma di un canale e la neo sposa si è buttata prontamente in acqua per recuperarlo. Quello sì che era un momento da immortalare, per un vero fotografo di matrimoni.

E poi c’è Napoli: bella e incompresa, bella e tradita, bella e ferita – insomma una contraddizione vivente, proprio come il clamoroso caso che l’ha riportata al centro delle cronache. L’inchiesta Why not è diventata, con accento partenopeo, «guai nott» (guai di notte) per il neo-sospeso sindaco De Magistris, colpito dalla spada della legge che lui stesso fieramente impugnava. E con interviste in prima serata, dichiarazioni ironiche eppure affilatissime, lui proclama che continuerà a fare il primo cittadino dalla strada, lì dove dice che la gente lo sostiene. Intanto da qualche parte, proprio su quelle stesse strade, c’è anche Bruno, un volto e una voce che hanno bloccato la frenesia del mio zapping serale. È un giovane adulto nato e cresciuto nella Napoli delle piazze di spaccio, è uno che ha conosciuto in prima persona delinquenza e violenza, ma ora ripulisce dalle siringhe un campetto di calcio dove giocano i bambini. E durante l’intervista che ha rilasciato a Sandro Ruotolo per Servizio pubblico, Bruno viene inquadrato mentre va da un drogato a fargli la ramanzina in un parco pieno di spazzatura. Lo incalza dicendogli che si è ridotto pelle e ossa, gli chiede da quando non fa le analisi del sangue, lo sbugiarda, e più lo pressa con severità più si dimostra amorevole. Alla fine, lo chiama per nome ed esclama: «Save’, noi t’ perdimm!». Saverio, noi ti perdiamo.

Piccole cose gigantesche accadono nelle grandi città: corpi senza passerelle, volti senza flash, voci senza stampa. Tutte faccende che spetta a noi non trascurare. La nostra distrazione è la grande metropoli in cui tanti campetti aspettano di essere ripuliti; in mezzo alla caciara generale, il vero pericolo è ascoltare chi impone la sua presenza e non chi ha bisogno. Così Bruno mi ha reso chiaro una volta di più il senso dell’allerta, il valore di tenerci d’occhio a vicenda, perché in fondo tutti confidiamo nella presenza di una voce amica pronta a dirci: non ti voglio perdere.

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