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Il vetero suonato

luglio 9, 2014 Mario Leone

Eugenio Scalfari ci ricasca. Dopo i nuovi fondamenti di teologia morale (apparsi su Repubblica) nei quali il peccato non esiste, Ignazio di Loyola è stato canonizzato da papa Francesco e i dogmi della Chiesa Cattolica sono opinabili, ecco un nuovo affondo questa volta in campo musicale.

La rubrica è “Il vetro soffiato” dell’Espresso. Titolo: “Se la musica annuncia il futuro”. Una lunga lezione di musicologia. La modernità musicale di Schönberg e Stravinsky e gli sconvolgimenti nel XX secolo. Nel groviglio di un discorso poco chiaro, Scalfari sfoggia la sua confusione in materia musicale.

Ecco alcuni strafalcioni.

“Uno dei due (Schönberg e Stravinsky) era di vent’anni più vecchio dell’altro (chi dei due?) ma il più giovane morì molto prima”. Arnold Schönberg nacque il 13 settembre 1874 e morì il 13 luglio 1951. Igor Stravinsky nacque il 17 giugno 1882 e morì il 6 aprile 1971. Al massimo il secondo passò a miglior vita vent’anni dopo.

Dopo Stravinsky e Schönberg l’Eugenio nazionale cita solo Luigi Nono tra i compositori “geniali”, capaci di sconvolgenti innovazioni. Dimentica però grandi personaggi, quali Berg e Webern, discepoli dello stesso Schönberg e prosecutori del metodo dodecafonico; non considera Poulenc e  Prokof’ev, per citarne alcuni. Luciano Berio, Karlheinz Stockhausen, György Ligeti non sono forse da considerare portatori di importanti innovazioni nel campo musicale?

Nella “fiera dell’inesattezza” non poteva mancare la “Grande fuga di Bach”, attribuita unanimemente a Beethoven e non a Bach. Quest’ultimo ha scritto “L’arte della fuga” e, in verità, di grandi fughe ne ha composte un cospicuo numero. Non dimentica nessuno il Fondatore. Così parlando dell’opera beethoveniana dice che «non tutta è fertile per ispirare il futuro a parte le ultime tre Sonate e i Quartetti». La IX Sinfonia?

Anche Chopin «soprattutto nei Quartetti» guarda al futuro. Peccato che di Quartetti nemmeno l’ombra.

In un susseguirsi di frasi fatte, affermazioni difficilmente argomentabili, si giunge all’amara constatazione che «non bastano due o tre geni per formare la cultura di una generazione». Ancor più, dopo la morte di Claudio Abbado (grande compositore!), che noi tutti rimpiangiamo! Sipario.

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