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Il Vangelo di mio padre, Egisto Corradi

gennaio 27, 2013 Marina Corradi

Cercando un documento nel cassetto delle cose importanti, quello delle cose preziose, da custodire con riguardo (non c’è forse un cassetto così in tutte le case?) fra le mani mi capita un libretto ingiallito dal tempo. Lo riconosco e ora lo maneggio delicatamente, come una reliquia: è un Vangelo che mio padre Egisto, ufficiale della Julia, aveva con sé in Russia, nei giorni della sacca del Don. La data della stampa è 1926, edizioni Morcelliana. Nella prima pagina reca la dedica di un cappellano della Julia, vergata con una matita violacea il 30 maggio del ’41.

Sfoglio le pagine sottili e stampate in caratteri molto piccoli, perché il libretto non pesasse in uno zaino già carico. Noto, qui e là, rare sottolineature a matita rossa (nel gelo russo si scriveva solo a matita, perché il freddo bloccava l’inchiostro delle penne). Vado a cercare cosa ha sottolineato, giovane, al fronte, mio padre, che di Dio non mi ha mai parlato; e a cui io, in uno strano ma rigoroso pudore, di Dio non ho mai domandato.

Su Matteo dunque, settant’anni fa, segnò: «E subito vi fu chi corse a prendere una spugna, e, inzuppatala nell’aceto e postala in cima a una canna, gli porse da bere». Sul Vangelo di Marco: «Dall’ora sesta all’ora nona, si fece buio su tutta la terra». Su quello di Luca: «Ma essi alzavano sempre di più la voce, gridando: crocifiggilo, crocifiggilo!» E su Giovanni infine: «Fu avviato verso il luogo detto del teschio, che in ebraico si dice Golgota». E, ancora: «Gesù, quando ebbe preso l’aceto, disse: è compiuto. E, chinato il capo, rese lo spirito».

Tutte le sottolineature su quel Vangelo passato dentro la guerra e la morte sono soltanto per l’agonia di Cristo. In quale notte sul Don, in quale isba, fra i gemiti dei feriti e degli assiderati, disperando di tornare a casa, ha tracciato mio padre quei segni? («Si fece buio su tutta la terra»). Sfoglio ancora, trovo un’ultima sottolineatura nel Vangelo di Marco: «Presero un certo Simone, cireneo, che veniva dai campi e gli misero addosso la croce, perché la portasse dietro a Gesù». Penso alle foto degli alpini nella Ritirata, macchie nere che si trascinano nella steppa bianca accanto ad altre macchie, supine, immobili, che già la neve che cade ricopre. Così eravate, papà, tu e i tuoi amici: ragazzi mandati al massacro. Eravate come il cireneo Simone, colui che porta e condivide la Croce di Cristo, alleviandone l’intollerabile peso.

Non ti ho mai chiesto, non mi hai mai detto di Dio. Però quel Vangelo ti era caro, se, tornato in Italia lacero, spogliato di tutto, il piccolo libro l’avevi con cura conservato. Quei segni in rosso, settant’anni dopo, come una lettera – finalmente consegnata.

03/2013

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1 Commenti

  1. Brun Santina scrive:

    Gentilissima Dottoressa,
    leggo oggi questo suo articolo molto toccante. Nell’anno appena trascorso ho letto diversi libri sulla 1 guerra mondiale e sulla campagna di Russia. Il periodo della ritirata di Russia, nella quale l’esercito italiano era affiancato a quello tedesco, corrisponde più o meno alla ricorrenza dell’olocausto.
    E’ molto spiacevole constatare che di quella ritirata non si parli, come pure non si nominano le marce del davai, i gulag sovietici e tante altre atrocità che hanno caratterizzato quel periodo storico.
    Sarebbe auspicabile che la memoria di questa e di altre tragedie non passassero in sordina….. Chi non conosce la propria storia, non ha futuro…….. Grazie.
    Cordiali saluti.
    Santina

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