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Il tipo che ha sposato se stesso non è solo: è male accompagnato

maggio 12, 2017 Alessandro Giuli

narciso

Pubblichiamo la rubrica delle “lettere al direttore” contenuta in Tempi n. 18 (vai alla pagina degli abbonamenti). Per scrivere ad Alessandro Giuli: direttore.giuli@tempi.it

Non è la prima volta che scrivo lamentando il cattivo vezzo di molti giornalisti di Tempi, del tutto succubi anch’essi della tendenza a fare scempio della lingua italiana. Tra i molti esempi potrei citare Alan Patarga: leggere ceo (non appuntato) per “direttore generale” (chief executive officer), leggere “rumors” per “voci” mi indispettisce e mi fa rimpiangere la prosa montanelliana, comprensibile anche al lattaio dell’Ohio.
Angelo Cannizzaro Arese (Mi)

Gentile signor Cannizzaro, ammetterà tuttavia che siamo già un po’ migliorati in fatto di disintossicazione dall’inglese. Quanto al sublime Patarga: si chiama pure Alan, lasciamogli scrivere in santa pace “ceo”, ché ormai tutti sappiamo cosa vuol dire. Su “rumor”, invece, mi coglie solidale. Trattandosi di parola latina, al plurale va “rumores”.

***

E sull’uomo che ha sposato se stesso non vogliamo dire niente? Lui si chiama Nello Ruggiero, parrucchiere 40enne della provincia di Napoli. Le cronache delle sue “nozze” secondo me sono piene di dettagli parecchio emblematici di questa nostra epoca di narcisismo “social”. Innanzitutto il fatto che il rito è stato trasmesso in un reality tv. Il che è perfettamente logico per una scelta di solitudine che non avrebbe alcun senso se non fosse “condivisa”. Poi la sua «convinzione che non potrò mai amare nessuno quanto amo me stesso», e che solo amando se stessi e nessun altro «si può raggiungere la propria tranquillità interiore» (direi che la tranquillità è l’ultimo motivo per cui uno dovrebbe sposarsi, ma tant’è). Interessante anche la motivazione dichiarata dal novello autosposo nei confronti dei genitori: «Volevo dimostrare loro che sto bene così. Mi completo da solo». Ogni commento mi pare superfluo. Scontata invece, eppure immancabile, la manfrina sulla «società che tende ad emarginarti se sei single a quarant’anni», e allora bisogna «lanciare un messaggio» perché quelli come Ruggiero imparino ad accettarsi e anzi ad andare fieri del proprio autismo affettivo. Vabbè. Ma la cosa più sottilmente sulfurea, mi pare, è una sottolineatura ripetuta pari pari da tutti i giornali (copia&incolla da comunicato stampa?), quella che vuole il nostro eroe non essere affatto «egoista», macché: lui aveva una zia suora missionaria e ora che lei non c’è più continua la sua opera facendo beneficenza in Africa. Andate in pace.
Paco Minelli Ferrara

Poverino, Nello Ruggiero. Uno che decide di sposare se stesso, secondo me, patisce la tremenda disgrazia di non saper stare da solo: deve sdoppiarsi, farsi marito e moglie al tempo stesso, fuggire dal proprio sé raddoppiando l’ego, l’io delle apparenze narcisistiche, la proiezione immaginaria di tutte le potenzialità personali irrealizzate. Francesco (il santo, non Bergoglio) dice: beata solitudo, sola beatitudo; e la ragione di questa beatitudine l’aveva ben spiegata, parecchi secoli prima, Publio Cornelio Scipione (l’Africano): la migliore compagnia la trovo quando sono solo, perché sento la presenza del divino. Nello Ruggiero, in quanto sposo di Ruggiero Nello, non è affatto solo: è male accompagnato. Ed è giusto carne da reality show.

***

Il fenomeno della denatalità contrassegna marcatamente l’andamento della nostra demografia. I media sono giunti a parlare di inverno demografico, l’esatto opposto di una larga fascia di consumatori giovani, che con i loro acquisti diano una forte spinta al rilancio dell’economia, in tempo di crisi non ancora superata. Il percorso da seguire per uscire da questa impasse è una riduzione consistente del cuneo fiscale ripetutamente ventilata anche dal governo, da una parte, e con il contestuale deciso impegno nella lotta senza quartiere a evasione, elusione e concussione dall’altra parte. L’evasione viene stimata dall’Istat in 200 miliardi di euro annui, pari mediamente a quattro finanziarie. Lo scorso anno il recupero delle tasse evase è stato più soddisfacente rispetto al passato. Penso sia conseguente attendersi dalla nuova gestione delle Entrate un altro ampio passo avanti in questa direzione. Così operando si potrà limare ancora il cuneo fiscale, e dare così una spallata al morbo della denatalità. La chiamo morbo perché è stato statisticamente accertato che le donne italiane sono orientate ad avere almeno due figli. 
Bruno Mardegan Milano

Lei ha senz’altro ragione, gentile signor Mardegan. Accompagnerei la sua ricetta con una robusta dose di deterrenza (culturale!) verso l’aborto e con molti incentivi economici per la maternità (le due cose viaggiano parallelamente). Viva i figli.

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