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Il “sogno cinese”? «Non è la dittatura». Subito censurata la canzone che sfotte il Partito comunista Video

aprile 9, 2013 Leone Grotti

 «Il sogno cinese non è la dittatura o un governo autoritario. Non è neanche un sogno cancellato». Comincia così la canzone di Li Lei, conosciuto nel mondo del web cinese per le sue canzoni satiriche, che ha deciso di parodiare il discorso tenuto dal segretario del Partito comunista cinese e presidente del Paese Xi Jinping al termine della Prima sessione della 12esima Assemblea nazionale del popolo. La canzone, diffusa venerdì in Cina, è stata cancellata dalla censura lo stesso giorno per ben due volte.

SOGNO DEL PARTITO. All’ultima riunione del Parlamento farlocco cinese, Xi aveva dichiarato: «Dobbiamo continuamente impegnarci con volontà indomita e portare avanti la grande causa del socialismo con caratteristiche cinesi, per raggiungere il sogno cinese di grande rinascita della nazione». Un sogno fatto di «benessere della popolazione», Pil raddoppiato e «una società armoniosa» e che non può prescindere dal «socialismo con caratteristiche cinesi», ovvero dal dominio del Partito comunista.

SOGNO DEL POPOLO. Li Lei, per prendere in giro il Partito, che ha diffuso solo corruzione, aborti e sterilizzazioni forzate e inquinamento, ha deciso di fare un motivo ironico, ha indossato i suoi “vestiti rossi” e ha cantato: «Il sogno della Cina è il sogno del popolo, un sogno di democrazia e di un governo costituzionale». La censura è arrivata immediata. Prima di essere cancellato, il video è stato anche pubblicato su Youtube.

SOGNO CENSURATO. Tantissimi sono stati gli utenti che su internet hanno commentato il video in poco tempo prima che fosse cancellato: «Le parole della canzone esprimono il nostro punto di vista e sono d’accordo» ha scritto l’attivista Xu Lin insieme a tanti altri. «Il sogno cinese dei cittadini è molto diverso da quello del Partito» ha poi dichiarato l’autore del video Li Lei, come riportato da Radio Free Asia. «Per questo ho rubato l’idea del sogno cinese e ho cantato quello che tanti cinesi poi mi hanno confermato essere anche i loro desideri. Io li ho solo gridati forte». Cosa che la censura del Partito comunista non può accettare.

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