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Il saluto di un insegnante ai suoi studenti. È il tempo della gratitudine e della libertà

luglio 7, 2017 Giovanni Fighera

scuola

Carissimi ragazzi,

siamo giunti alla fine di un cammino insieme, dopo tanti anni. Con la festa dei diplomati termina non solo il ciclo delle superiori, ma un momento di formazione più ampio e significativo.

Qual è il senso del ritrovarsi alla festa di oggi piuttosto che salutarsi davanti ai tabelloni come accade nella maggior parte delle scuole? In parte senz’altro far memoria e ricordarsi di ringraziare perché non siamo stati da soli.

Che bel sentimento, non scontato, la gratitudine: gratitudine per i vostri genitori che vi hanno messo al mondo e accompagnato fino ad oggi, per gli educatori che avete incontrato in questi anni con i loro pregi e difetti, per i tanti amici che vi hanno accompagnato. Tutte queste persone sono state in un certo senso dei maestri quando hanno cercato di indicarvi la via al bene, al buono, al bello, la via al vero compimento di voi, quando vi hanno mostrato che nella vita è importante guardare e amare l’unica vera sorgente di ogni bellezza. Il maestro non indica sé come riferimento ideale da seguire, ma cammina con l’altro sulla strada che porta alla cima.

Ma siamo ancor più grati, noi tutti, insegnanti e ragazzi, per aver incontrato il Signore, che sempre ci sostiene, ci ama e ci aspetta, una presenza che mai ci tradisce, anche quando noi ci dimentichiamo e tradiamo mille volte.

Cari ragazzi,

ringrazio voi tutti per la vostra presenza, per il vostro affetto, perché siete stati per noi sempre testimoni della grande domanda sulla vita che caratterizza l’uomo. La giovinezza permane nel tempo quando si è giovani nel cuore, pieni di stupore e di desiderio di vita.

Tutti noi, ad ogni età, abbiamo bisogno non solo di maestri, ma ancor più di testimoni, di testimoni che la vita è bella, perché esiste un senso, di testimoni che val la pena conservare l’entusiasmo (che voi avete così forte) anche nell’età adulta, di testimoni che si può costruire qualcosa di vero e grande nelle relazioni umane.

Quel che conta nella vita è avere al fianco qualcuno che ci permetta di rialzarci, che ci dia la mano e che ci faccia ripartire. L’importante non è cadere, ma sapere chi ci permette di rialzarci. Decisivo è sapere che non ci salviamo da soli. Qualcun altro ci salva e sapere e sperimentare questo è già liberante. Un bambino non è felice perché non inciampa, ma al contrario trova la sua letizia nel poter correre e andare in bicicletta sapendo che se cadrà e piangerà ci sarà l’abbraccio amorevole di mamma o papà. Questa coscienza di dipendenza da una presenza buona costituisce la base su cui costruire, il fondamento della letizia che ci permette di ripartire anche dopo mille cadute. Per questo Gesù dice: «A chi più ha più sarà dato» frase che, commentata da sant’Agostino, significa: «Chi più è cosciente del debito di gratitudine verso chi gli ha dato tanto farà fruttare molto».

Ora con gli Esami si è chiusa una porta e se ne apre un’altra che vi spalanca ad una nuova avventura, lontano da un ambito che vi è stato familiare per tanti anni. Potrete portare con voi dove andate l’esperienza carica di significato, il giudizio, la vostra umanità. Le esperienze vere non finiscono, ma segnano. Che cosa può cancellare il senso di un percorso, la pienezza della domanda, il piacere della scoperta avvenuta, la forza dell’affetto che si è creato, una storia che c’è stata? Cosa rimarrà di tutti questi anni? Solo l’esito, il risultato più o meno corrispondente alle vostre aspettative?

Gli Esami di Stato sono in un certo senso specchio della vita, uno degli ultimi riti di iniziazione rimasti nella società occidentale. C’è sempre l’imprevisto che può spiazzare, sorprendere, talvolta anche infastidire. Eppure l’imprevisto fa parte della realtà e noi abbiamo due amici molto stretti: la realtà e il nostro desiderio. Quest’ultimo ci muove, ci fa scorgere il mare lontano in cui vorremmo navigare, ci sprona alla fatica aumentando le nostre energie e il nostro spirito di abnegazione; la realtà ci provoca, ci corregge, ci mostra quando un sogno è davvero perseguibile e realizzabile oppure aleatorio e vano. Questo non significa certo affermare che tutto quanto accade ci corrisponda: a noi corrisponde più un abbraccio che una sberla, un saluto piuttosto che un volto nemico. Eppure ogni circostanza può essere illuminata. Anche l’assenza è l’occasione per capire meglio l’importanza della presenza, anche l’insuccesso ci permette di comprendere meglio la grazia dei successi e dei progetti raggiunti, non scontati. Il desiderio è sintomo che nella vita esiste un bene che compie la nostra domanda. […] Scrive Eliot: «Noi che non fummo sconfitti solo perché continuammo a tentare». Questo significa non cedere al cinismo, allo scetticismo e conservare l’entusiasmo da rinnovare sempre ogni mattina e da domandare ogni volta che viene meno.

Proprio la vostra età è quella in cui il desiderio di libertà si fa più forte.

Ora è sempre più per voi il momento della libertà, della scelta consapevole, con gli amici, con le compagnie. Tutti i giorni, ora che diventate grandi, c’è una scelta, quella tra vivere o esistere, quella tra essere uomini e protagonisti o sopravvivere, quella tra ricercare, domandare, aderire al bene che incontrate, alla bellezza e alla verità che intravedete o al contrario non desiderare nulla.

Non abbiate paura delle scelte, di quella universitaria o lavorativa, di sbagliare strada, la vita vi permetterà di correggere eventualmente i vostri errori se manterrete vivi la domanda e il desiderio di trovare la strada giusta, di realizzarvi, di capire quello che davvero vi possa rendere felici. Non si cresce nella paura e nell’angoscia per la vita e per quanto ci può capitare, ma solo nell’entusiasmo per la positività della realtà.

Dobbiamo piuttosto aver paura di non conoscerci, di non chiederci per cosa siamo davvero fatti, che cosa davvero desideriamo, quale sia il nostro bene. Dobbiamo piuttosto aver paura di non conoscere i nostri talenti, di non utilizzarli così perdendoli. I talenti di ciascuno sono utili solo se posti al servizio. Quando si scopre che ci sono stati affidati dei talenti, si inizia a fare l’esperienza della vita come compito e come responsabilità. E questo rende la vita sempre più bella.

Ora è sempre più per voi il momento della verifica. Vi è stato messo sulle spalle uno zaino e gli adulti che avete incontrato lo hanno riempito di quanto ritenevano fosse il meglio per voi. Alla vostra età, già da tempo ormai, vi siete posti lo zaino davanti agli occhi e avete iniziato a rovistarci dentro. Buttare tutto via in modo acritico senza verificarlo, come fanno molti giovani oggi, sarebbe rifiutare la tradizione; trattenere tutto senza farne esperienza sarebbe improduttivo e alienante; la posizione giusta è quella di confrontare quanto avete nello zaino con i vostri desideri più autentici.

Cercate la coerenza ideale, che non vuol dire non sbagliare mai. Significa che vi siete chiesti che cosa davvero conta nella vita, che cosa desiderate, che cosa salva nelle giornate e vi affidate a quello e affermate il vostro amore anche dopo mille errori. Cercate la bellezza vera, è lei che ci distoglie dalla distrazione e dalla dimenticanza e ci attrae. «Come si fa ad essere cattivi dopo aver ascoltato una musica così bella?» si chiede il protagonista del film Le vite degli altri alle note della Suonata di un uomo buono. La bellezza ci educa, ci fa crescere, ci migliora, ci porta alla verità, ci spalanca una domanda e ci fa iniziare un cammino di scoperta, di ricerca. Questo è l’inizio di una vera attività culturale, il contrario della definizione, parola che nel suo etimo significa chiusura all’interno di confini.  […]

Grazie ragazzi e a presto.

Buone vacanze.

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