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Il poliziotto, moderno Leonida, che divenne eroe cantando una ninnananna

luglio 9, 2015 Annalisa Teggi

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Alla fine il terrore ha bisogno dei grandi numeri delle stragi, perché non ha niente di buono da difendere; ma chi ce l’ha, vede e lascia piccole tracce. Alla fine è meno immaginario di quanto si può pensare lo scambio di battute tra Serse e Leonida nel film 300; il re dell’immenso regno persiano afferma: «Immagina quale orribile fato attende i miei nemici, quando io ucciderei ognuno dei miei uomini per la vittoria». «E io morirei per ognuno dei miei», gli ribatte il re della piccola città di Sparta.

E tutti sappiamo che l’esito di quello scontro non si riduce alla conta dei cadaveri sul campo di battaglia delle Termopili. Non è quello che è passato alla storia. Eppure, quando oggi il terrorismo ci sbatte davanti agli occhi i grandi numeri delle sue stragi, il nostro sguardo resta fisso e attonito sui cadaveri. A Sousse c’era gente come noi, in ferie al mare, in costume sotto l’ombrellone, in spiaggia con la famiglia. Dov’è Leonida, oggi?

Non credo che lo troveremo a capo di un esercito. Ma c’è. Quasi mai i giornali si accorgono di lui, perché i giornalisti sono straordinariamente pigri e vedono qualcosa solo se è grande come un elefante o ruggisce come un leone. Se poi l’elefante si scontra col leone, allora è roba da prima pagina. Leonida, oggi, è protagonista di epiche imprese così piccole che non si trovano neppure nei cestini virtuali delle redazioni, cioè tra le notizie ignorate. Ad esempio, qualcuno ha sentito parlare di un certo poliziotto del Colorado esperto di ninnananne? La sua minuscola storia non l’avremmo sentita al telegiornale neppure se fosse capitata in un giorno qualunque, e non negli stessi giorni delle stragi in Tunisia, Francia e Kuwait. Ma il web, da questo punto di vista, riserva sorprese: qualcuno assiste a un fatto interessante e lo pubblica su Twitter, e se qualcun altro se ne accorge la storia gira.

Nick Struck è stato il primo agente a intervenire sul luogo di un brutto incidente a Brighton, in Colorado. Arrivato sul posto ha visto un’auto rovesciata fuori strada e completamente distrutta; i sei passeggeri erano stati scaraventati fuori dall’abitacolo, ed erano una famiglia: papà, mamma e quattro figli. Tutti feriti, tranne il padre che è morto sul colpo. Dopo aver chiamato i soccorsi, Nick è rimasto per un altro po’ da solo su quella orribile scena insieme ai feriti. E ha fatto una scelta, non seguendo esattamente il codice studiato in accademia.

La più piccola di quei bimbi aveva due anni, proprio come sua figlia. Allora lui l’ha presa in braccio, allontanandola dalla vista del cadavere del papà e ha cominciato a cantarle la ninnananna preferita da sua figlia. Con suo stupore, la bambina gli ha messo le mani attorno al collo e ha cominciato a battere sulla sua schiena il ritmo della canzoncina con le dita. «È proprio la stessa cosa che fa anche mia figlia», ha pensato e, proprio in quel momento, una testimone ha scattato la foto che poi ha fatto il giro del web.

Ecco, oggi Leonida è l’uomo comune che nel disastro generale abbraccia il piccolo. È da presuntuosi voler risolvere i grandi incidenti in cui ci imbattiamo. Ma è da eroi dare credito alla propria piccola esperienza di vita e farne la lente d’ingrandimento per custodire i piccoli pezzettini di realtà che questo grande mondo ci metterà tra le mani.

Foto Twitter


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