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Il Mistero si vede anche quando “tutto gira”

ottobre 7, 2012 Aldo Trento

«Contemplerò ogni giorno il volto dei Santi per trovare riposo nei loro discorsi», recita un’antifona delle lodi. Di questi tempi, sento l’urgenza nel mio cuore di contemplare i volti nei quali vedere quello misericordioso di Dio! Il mondo è pieno di persone che scrivono libri su qualsiasi argomento e in particolare nel mondo cattolico in riferimento alle diverse virtù cristiane. Ma sono pochi coloro che ci introducono a vedere il volto dei Santi contemporanei, che ci testimoniano nel quotidiano cosa significhi vivere la carità, condividere le sofferenze altrui e immedesimarsi con il dolore e la speranza dell’altro. Tutti sono disposti a dare consigli e forse anche a pregare per le persone in difficoltà, ma il cuore è lontano dall’impregnarsi del dolore del fratello.

Condividere un momento è facile per tutti, ma come direbbe San Paolo: «Farsi povero con i poveri, debole con i deboli» è una posizione ancora lontana dal nostro modo di vivere. Veramente, come affermerebbe Drogo, protagonista del romanzo di Buzzati Il deserto dei Tartari, ognuno è solo nel suo dolore, che è totalmente personale. Osservo questo accompagnando a morire i moribondi! C’è una grande solitudine dell’essere umano di fronte al Mistero che chiama. Ma quanto è necessaria, invece, la presenza di qualcuno che ci prenda per mano per accompagnarci in questi ultimi passi verso il compimento della vita! L’energia di questa missione, quell’energia che mi impedisce di fuggire davanti al dolore o alla morte, la trovo esclusivamente nella mia relazione con Cristo, che ogni momento si fa presente nei volti dei Santi che mi circondano. Stare al loro fianco, accarezzarli, pregare con loro, tenergli la mano, significa sperimentare quel riposo spirituale che loro stessi, nel loro drammatico dolore, mi testimoniano. Guardarli in faccia è il migliore trattato sulla carità, sulla paternità, sul senso e il perché della vita. Non solo, ma anche coloro che stanno al fianco di questi Santi trovano la possibilità di riconoscere che solamente Cristo può essere, anche per loro, la ragione per cui lottare ogni giorno. La suprema carità è quella di lasciarsi trascinare, provocare dalla modalità attraverso la quale i Santi ci comunicano la pace e la gioia della vita. In questi giorni ho ricevuto da amici alcune lettere di persone malate di cancro, nelle quali raccontano come questa circostanza sia per loro la modalità più preziosa per amare Cristo, per scoprire, come afferma don Giussani, che «Cristo non è “qualcosa” di giustapposto, ma è “qualcosa” dentro».
paldo.trento@gmail.com

Carissimo amico, ti voglio scrivere perché ciò che ho dentro il mio animo, non riesco a trattenerlo. La seconda chemio è andata piuttosto meglio della prima. Sebbene fossi altrettanto “rincoglionito”, nauseato e insonne, ho sopportato meglio il tutto. Il guaio è stata la bronchite che è sopraggiunta dopo una settimana e che è durata tanto. Avevo paura che non passasse in tempo per la terza chemio. Invece, oggi ho avuto la conferma che è passata, che gli esami vanno bene e domani mattina sarò in ospedale per “ciucciarmela” tutta. 

Ma la cosa che vorrei raccontarti è l’incredibile letizia e pace che sto vivendo in questi mesi. Ho sentito stamattina per telefono una nostra amica, che è in cura da tre mesi per una leucemia fulminante e anche lei ora è ricoverata e ha iniziato la sua terza chemio. Alcuni giorni fa mi ha chiamato un altro amico, anche lui leucemia, in cura da circa 10 mesi, con un autotrapianto già fatto e un altro previsto prossimamente. La cosa incredibile è stata che tutti e tre ci testimoniavamo la letizia che aveva investito la nostra vita. Da quando abbiamo saputo del tumore la nostra vita è cambiata, tanto da dire che non abbiamo mai vissuto una letizia così grande. Perché? Come riusciamo a dire così? Siamo pazzi o c’è qualcosa di vero? Perché vediamo spesso persone sane il cui volto non è lieto? 

Quando mi hanno detto del tumore (e pensavano a qualcosa di più grave di quello che poi si è rivelato) la prima reazione è stata di rabbia perché questo rompeva totalmente i miei progetti. Ma il mio cuore desiderava solo una cosa: come posso essere felice, ora, con questa notizia? Cosa può dare risposta a questo mio desiderio? O meglio, chi mi può soddisfare in questa drammaticità? Chi mi salva in questo istante? Che senso ha la mia vita? Avevo bisogno di una risposta, tutto di me era teso ad avere una risposta. Il resto non mi interessava e non mi bastava. 

Volevo ritornare in Toscana da mio figlio e dai miei nipoti e ciò che mi si prospettava, mi spaventava moltissimo, quasi mi terrorizzava. Non volevo pensare alla fatica (purtroppo già ben sperimentata nella mia vita) delle cure, ricoveri, esami eccetera. Il desiderio del mio cuore, ti assicuro, era semplice e terribilmente vero, senza fronzoli e sentimentalismi. 

Ebbene, da questa risposta è nata una “botta di vita” impressionante, imprevista e stupefacente. Chi l’avrebbe pensato che un tumore ti sconvolga la vita tanto da dire che non l’ho mai vissuta così lietamente come in questi ultimi mesi. Il mese che ero in Toscana avevo un gran mal di stomaco (il tumore che si manifestava) ma, in un certo senso, è stato un periodo che mi ha “preparato”. La bellezza del tempo, dei tramonti, la compagnia dei miei cari e degli amici, la nascita della mia nipotina, erano tutti segni dell’abbraccio di Cristo a me. Ogni momento che vivevo, percepivo questo abbraccio pieno di bellezza e Mistero. Vivevo con stupore tutto e continuamente ringraziavo chiedendomi come potevo ricambiare questo amore che sentivo su di me. Perciò non pensiamo che “certe domande” nascono solo da circostanze “brutte” e che l’unica possibilità per capire che cos’è la vita è quando succedono circostanze dolorose. Poi, quando mi sono “trovato” questo tumore addosso, l’impotenza di darmi una risposta con le mie forze era evidente e il bisogno di pienezza che il mio cuore letteralmente gridava, mi ha spalancato la ragione e mi sono trovato a guardare semplicemente la realtà che avevo attorno, che non era diversa da quella che avevo prima, solo che ora la guardavo con un cuore trepidante di verità. E mi sono ri-accorto del Suo abbraccio in una presenza carnale e fedele come è stata ed è mia moglie. Segno e Mistero coincidono. 

Lei è stata la riscoperta del Sacramento del matrimonio. Cristo presente che mi sostiene, mi abbraccia, mi accarezza, mi sta vicino, mi “serve”, mi con-forta, mi con-sola, mi guarda, mi ama. In modo sempre più completo e totale. Perché io sia più me stesso, più uomo e la mia vita più vita. Poi don Carrón, il lavoro di scuola di comunità che mi ha costantemente educato a questo sguardo stupefatto della realtà (non ce ne rendiamo conto abbastanza della Grazia che lo Spirito ci ha fatto partecipando al carisma del movimento), padre Aldo Trento che mi ricorda nelle sue preghiere. Il miracolo degli amici che mi vengono a trovare e la compagnia dei miei figli e delle loro famiglie. Tutto ciò che ho attorno, la casa, i mobili, le tende, i piatti, eccetera. Nulla è scontato perché vedo le cose, le persone, il tumore, il mondo intero come un dono: per me! 

Chi sono io perché Tu te ne curi? Mi ami di un amore infinito e hai pietà del mio niente. Com’è possibile essere tristi dentro questa consapevolezza? Che grande letizia c’è nel mio cuore anche soffrendo con i dolori e i fastidi della malattia. È questa l’esperienza che vivo in questi mesi. Il bello è che sono qui a “far niente”, vivendo il tempo in attesa che la tossicità della chemio passi per poterne fare un’altra. È incredibile, stupefacente il constatare che non è il “fare” cose, magari importanti, che ti rende lieto. Che bello!! Ti svegli al mattino e già l’aprire gli occhi è pieno di gratitudine; poi l’abbraccio di Nella che mi dà il “buon giorno”; poi la colazione, le tazzine, i biscotti, il miele; poi le cure; poi le lodi, le preghiere al don Gius e alla Madonna e la lettura della scuola di comunità, di Tracce; poi il riposo perché sono talmente “rincoglionito” che non mi stanno aperti gli occhi; poi il pranzo; tutto mi commuove perché tutto mi è dato da Lui, mi parla di Lui, è segno di Lui; è Lui. Ogni giorno di più Lo desidero dentro questa realtà che mi viene incontro in modo così diverso da come la pensavo, ma così stupefacente che il mio cuore sobbalza letteralmente dalla gioia (il mio medico mi ha detto che ho i battiti del cuore alti). Perciò pieno di gratitudine offro tutto di me, così come sono, la mia sofferenza, il mio tempo e le mie giornate a Cristo, partecipando alla sua croce per il bene di tutti. lo gli chiedo che questa mia offerta sia un poco per te e per tutti gli amici del gruppo di scuola di comunità, in modo tale che il lavoro su di sé che don Carrón ci chiede continuamente, porti frutti di santità personale. Abbandonato totalmente nelle Sue braccia e alla Sua volontà così misteriosa, certo che Lui fa le cose bene, ti do un grande abbraccio.
Lettera firmata

Carissima, mi ha confortato molto la tua visita di ieri perché ho avuto innanzitutto la percezione che la tua presenza era “segno” evidente della tenerezza di Cristo nei miei confronti. Ho proprio gustato la tua visita. Nei nostri colloqui siamo andati al cuore dei problemi. «Vivere è Cristo e morire un guadagno»; cosa abbiamo di più caro se non Cristo presente ora? Cosa desideriamo per i nostri figli se non che vivano questo rapporto con Colui che risponde al desiderio del nostro cuore? Mia moglie mi raccontava dell’incontro di ieri sera con don Carrón e mi diceva che era stata colpita da una sua osservazione finale. Quando diceva che il problema non è nemmeno quello di un cambiamento, ma quello di gustare la Sua presenza. È questo che cambia tutto. E la Sua presenza mi sta rendendo le giornate così liete che vivo costantemente nello stupore. Com’è possibile non annoiarsi stando praticamente sdraiato quasi tutto il giorno a “far niente”? Eppure ogni attimo offerto, abbracciando e abbandonandomi alla croce di Cristo (attraverso questa mia condizione) è così prezioso che vale la pena viverlo. Offro perciò anche un poco della mia sofferenza per te e la tua famiglia. Davvero l’unica nostra “preoccupazione” è dire il nostro sì che rende vita qualsiasi situazione e che rende possibile la Sua presenza ora. Grazie. Un abbraccio.
Lettera firmata

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