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Il grido di Eleonora: «Mostraci il Padre». Il desiderio di ogni uomo serio con la vita

marzo 13, 2015 Aldo Trento

aldo-trentoCi sono giorni in cui non riesco ad alzarmi dal letto, rimango attonita, senza forze, a contemplare la mia angoscia, in una sordità e mutismo assoluti, e avrei solo voglia di morire perché mi faccio schifo. Non riesco più a gioire, a concentrarmi nello studio, i miei amici: un’accidia agghiacciante mi possiede. Ho incontrato un movimento cattolico, ma anche in questo ambiente ci sono stati così tanti tradimenti che non riesco più a fidarmi di nessuno. Nessuno mi è stato a fianco durante la separazione dei miei genitori, e forse davvero solo l’azione diretta dello Spirito mi ha permesso di non togliermi la vita. Ma ora non ce la faccio più. Mi chiedo, dov’è il volto di Cristo? Dove posso farne esperienza, se neanche in una comunità cristiana trovo uno sguardo di amore? Chi mi ama, e come me lo fa capire? Io mi sento solo un bidone e a volte penso che anche il mio dolore non valga niente. Poi ho letto di quando andasti in lacrime da don Giussani e lui ti prese con sé, facendoti compagnia in tutte le tue domande, la tua sofferenza, e ho detto: «Anch’io! Io non desidero altro che questo!». Io vorrei solo un padre che mi prendesse con sé come Giussani ha fatto con te, un padre nella carne, che non si stancasse di me, che non mi vedesse come un peso o una storpiatura, che mi insegnasse ad affrontare e amare la realtà, a diventare donna, mentre io mi rimpicciolisco e immeschinisco sempre di più, il mio cuore diventa sempre più duro, la mia anima sempre più arida e il mio corpo sempre più debole. Non so se mi puoi aiutare (non puoi “fabbricarmi” un padre), ma di certo puoi capirmi e pregare per me.
Eleonora

Ogni volta che ricevo una mail come questa, e sono tante, sento un grande dolore e mi chiedo: come posso aiutarla? Quando una persona soffre, in particolare di depressione, ha un bisogno grande di essere ascoltata. Ha bisogno di un Padre che abbia tanta pazienza nell’ascoltarla. Ha bisogno di una carezza, e anche di qualche sberla, perché non continui a cullarsi nelle sue ossessioni e sofferenze. Abbracciare queste persone non è facile. Solo colui che, come dice Papa Francesco, vede nell’ammalato la carne di Gesù è capace di compagnia.

Lo dico per esperienza, perché tanto don Giussani quanto padre Alberto mi hanno tenuto per mano nell’oscurità della mia anima, mentre la mia testa era piena di fantasmi. Per ben nove anni padre Alberto ha trascurato la parrocchia per starmi vicino, ascoltando con pazienza le mie paturnie. Avevo bisogno di “vomitargli” addosso quanto bolliva nella mia fantasia. Eleonora dice di aver bisogno di un Padre, ma non si può fabbricarlo. Anche l’apostolo Tommaso un giorno disse a Gesù: «Mostraci il Padre». E Gesù gli rispose: «Tommaso, chi vede me vede il Padre perché Io e il Padre siamo una cosa sola». Ciò che vuole Eleonora è lo stesso che voleva Tommaso e che vuole ogni uomo che prende sul serio la vita.

L’uomo ontologicamente è relazione con il Mistero, con Colui che si è reso manifesto in Gesù: «Chi vede me vede il Padre», dice ancora Gesù. E Lui è un fatto presente in una compagnia che può anche tradirci, come accadde tra Gesù e i suoi discepoli. Certo, sono passati tanti anni prima di sperimentare la gioia di essere relazione con il Mistero: «Io sono Tu che mi fai». Quando, come un raggio di sole, questa luce è entrata nella mia vita, tutto è cambiato. Ho incominciato a vivere come un figlio, sentendo finalmente il profumo che emana l’unità dell’Io. Non più quella specie di schizofrenia che mi torturava, ma la pace del cuore frutto di una ritrovata identità.

Eleonora afferma di sentirsi un bidone ma c’è uno strumento che insieme a dei volti amici permette di guardarsi ironicamente allo specchio: la confessione. E l’Eucaristia. Recentemente il Papa ha detto: «La carità è un dono. Non è un semplice gesto per tranquillizzare il cuore, è un dono! Quando faccio la carità, dono me stesso! Se non sono capace di donarmi non è carità. Un dono senza il quale non si può entrare nella casa di quelli che soffrono».

Che Dio ci doni questa grazia, questa capacità di amare fino ad assimilarci con chi soffre. Una nota finale: non avere paura di cercare un esperto della mente. Però che sia un uomo, non un maniaco di psicofarmaci, o che abbia il complesso di onnipotenza dimenticando che l’Io è un Mistero e che solo Gesù rivela all’uomo la sua identità.
paldo.trento@gmail.com

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