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Il governo comunista cambia il significato dei semafori: il giallo vale come il rosso. Cinesi infuriati

gennaio 3, 2013 Leone Grotti

Cambiano i paesi, cambiano le culture ma il significato dei colori del semaforo è lo stesso dappertutto: col verde si transita, col rosso ci si ferma, col giallo bisogna rallentare e cercare di fermarsi ma se non è possibile si può passare comunque. In tutto il mondo è uguale, si diceva, tranne in Cina. L’1 gennaio del 2013 infatti ha visto entrare in vigore una nuova legge che obbliga gli automobilisti a fermarsi con il giallo, pena multe salate e il ritiro della patente. La misura decisa dal governo comunista per diminuire il numero degli automobilisti che non si ferma al giallo ha fatto infuriare i cinesi in questi primi giorni dall’entrata in vigore della legge. Ora chi passa la linea dello stop con il giallo si becca sei punti di demerito e una multa di 200 yuan (25 euro). Passando due volte con il giallo viene ritirata la patente.

«LEGGE IRRAGIONEVOLE». Gli agenti che dirigono il traffico a Shenzhen, Jinan e Nanchang hanno affermato che non applicheranno il nuovo regolamento, perché è troppo difficile stabilire se allo scattare del giallo al semaforo una macchina era già al di là o meno della linea dello stop. Secondo la stragrande maggioranza degli automobilisti, le cui opinioni sono state raccolte dal South China Morning Post, «se una macchina deve fermarsi del tutto appena scatta il giallo, e non semplicemente rallentare, ci saranno solo più incidenti e ancora più gravi di prima. È una legge irragionevole che viola la prima legge sul moto di Newton».

GIALLO UGUALE AL ROSSO. Non solo: molti hanno fatto notare come cambiare il significato della luce gialla del semaforo renda del tutto inutile l’esistenza stessa della luce gialla. «Il senso del giallo è avvertire i conducenti di frenare e fermarsi, se possibile – afferma un automobilista – Ma se la sua funzione ora è la stessa della luce rossa, perché non eliminiamo semplicemente il giallo?». Senza contare che l’articolo 26 del Codice della strada cinese indica che «la luce gialla vale come un avvertimento». Non impone, dunque, di fermarsi.

I SEMAFORI NON C’ENTRANO. Ora resta da vedere se il governo comunista ascolterà le proteste dei suoi cittadini, anche perché basta vivere in Cina pochi giorni per rendersi conto che il problema degli incidenti nelle grandi città non è legato al comportamento degli automobilisti nei confronti del giallo al semaforo, ma al traffico intenso e snervante che impedisce agli automobilisti di mantenere la normale distanza di sicurezza tra le auto e al modo (tutto cinese) spericolatissimo di buttarsi a capofitto negli incroci per evitare le altre macchine solo all’ultimo momento, quando va bene.

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