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Il declino dell’Italia è tutta colpa di Berlusconi (o del ’68?)

S.E., nei suoi interventi domenicali sul giornale da lui fondato e ispirato, descrive il declino del nostro popolo e il grigiore in cui si dibatte, indicandone come causa l’immoralità del Cavaliere e dei programmi offerti dalle sue televisioni, colpevoli, l’uno e le altre, di aver ammorbato il pensiero e indirizzato i comportamenti della gente all’egoismo.

D’accordo sul declino, ma la causa non ci pare il Cavaliere.

Secondo noi la radice è piuttosto il ’68; in particolare gli intellettuali che hanno distrutto la tradizione del nostro popolo, inaugurato l’omologazione culturale ed instaurato un clima di divisione e di violenza, culminato con la rivoluzione giudiziaria di Tangentopoli, cupo surrogato della Mancata Rivoluzione Proletaria.

Eventi, questi, che hanno generato figli tristi e assetati di potere, come i padri lo erano a vent’anni.

Pronti a discuterne. Specialmente in funzione del nostro presente e futuro.

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12 Commenti

  1. Orazio Pecci says:

    Essendo di dura cervice, ci ho messo un po’ per capire chi era S.E. Per il resto sono pienamente d’accordo.

    • beniamino lori says:

      E’ assurdo parlare di concorso di colpa?

      • Vera says:

        Concorso di colpa ma non male assoluto, del resto quel che non si è mai capito è che la salvezza delle anime non deriva dalla “moralità” della politica è da quando si è cominciato a confondere questi piani che è successo tutto questo…

  2. ambrogio says:

    mi spieghi come il “sessantotto” ha fatto danni solo in Italia e non in Germania, forse che loro non hanno Berlusconi? In Cina hanno avuto cose peggio del “sessantotto”, perché stanno conquistando il mondo? Comodo dare la colpa al “sessantotto” per negare la connivenza con la delinquenza

    • Mauro says:

      AH, LA CINA:::

      (…)Con questa serie di attentati – che la pubblica sicurezza non riesce a fermare e che la censura non riesce a soffocare – si sta consumando la sfiducia totale nel Partito comunista cinese. Fino a pochi anni fa i cinesi dicevano: il Partito è violento, ma ci ha portato benessere e modernità. Oggi, il Partito è guardato come un gruppo di oligarchi corrotti che con la scusa di “servire il popolo”, lo ha sfruttato il più possibile, accumulando ricchezze miliardarie davanti a una popolazione che vive modestamente o nella povertà.
      In questi attentati vi è anche un aspetto di scontatezza: da anni i massimi leader (Jiang Zemin, Hu Jintao e Xi Jinping) avvertono che se i membri del Partito non fermano la voragine della corruzione, il Partito stesso rischia di finire. Ma la risposta dei quadri è stata sorda: gli scandali di mazzette, tangenti, prestiti ricevuti dalle banche e condonati sono all’ordine del giorno. E gli attivisti democratici che chiedono che ogni membro del Partito dichiari le sue ricchezze, vengono arrestati per “disturbo dell’ordine pubblico”. (…)

      da Pechino, sempre più attentati nel Partito diviso di Bernardo Cervellera
      Asianews 7 novembre 2013

      http://www.asianews.it/notizie-it/Pechino,-sempre-pi%C3%B9-attentati-nel-Partito-diviso-29477.html#

      • Mauro says:

        AH LA GERMANIA ….

        (…)In Bassa Sassonia il caso di questi romeni è solo uno dei molti esempi di sfruttamento della manodopera straniera, che non ha una buona conoscenza dei propri diritti e che spesso è tenuta volutamente nell’ignoranza. Da un anno a questa parte la stampa locale ha parlato spesso di storie del genere nella “cintura del grasso” della Germania, uno dei principali esportatori europei di carne.

        Nel corso degli anni le nazionalità “invitate” sono cambiate, ma lo situazione rimane la stessa. Uno stipendio da fame che talvolta arriva a due o tre euro l’ora e delle condizioni di accoglienza indecenti. “Poche settimane fa sono stato contattato da uno spagnolo che lavora in un mattatoio di pollame e non aveva ricevuto il suo stipendio. Così ho scoperto che lui e altri 70 connazionali vivono in 180 metri quadrati in un ristorante abbandonato”, racconta Matthias Brümmer, responsabile regionale del sindacato alimentare Ngg.

        Questi industriali si vantano di trattare correttamente gli animali, in compenso però trattano i loro dipendenti come bestie
        “Non abbiamo ancora visto dei greci”, dice il sindacalista. “Ma l’industria cerca e trova sempre quello che vuole là dove la miseria è maggiore. Questi industriali si vantano di trattare correttamente gli animali, in compenso però trattano i loro dipendenti come bestie.”(…)

        da Prosperità a basso costo  LE MONDE 18 settembre 2013

      • ambrogio says:

        io non voglio lodare i metodi cinesi, dico solo che vicende peggiori del sessantotto sono successe in cina ma non hanno influito progresso cinese.

  3. giuliano says:

    concordo pienamente con la tesi proposta sul ’68. Io c’ero e lavoravo in quell’epoca e ho vissuto la stagione piena di odio e di violenza scatenata dal marxismo e che ha azzerato la cultura e le tradizioni italiane vive fino ad allora. Andare al lavoro ogni mattina, in quei tempi, si rischiava la pelle se non ubbidivi ai mafiosi del picchetto che impedivano l’accesso ai luoghi di lavoro. L’Italia che aveva, con il boom economico, raggiunto quasi la piena occupazione, iniziò una discesa vertiginosa a causa dei vermi rossi che ormai comandavano e comandano in tutti i comparti principali, dal lavoro alla scuola alla giustizia ai media ecc

    • ambrogio says:

      non è raccontando bugie che si crea la verità, nel sessantotto ci sono stati episodi condannabili e condannati, come in ogni occasione ci sono stati approfittatori, ma non si può nascondere che si è iniziato a chiedere i conti ad approfittatori ed imbroglioni sia in politica che nella società civile, il berlusconismo è nato per coprire e continuare il malaffare che ora tutti hanno sotto gli occhi chi l’appoggiò lo fece solo per nascondere magagne che ogni giorno vengono allo scoperto

  4. Vito Cartolano says:

    Ti sei dimenticato la giustizia proletaria…
    Se lo zingaro ladro o lo scippatore peruviano, colti in flagrante, escono la sera stessa, mentre il padrone di fastweb si fa un anno di galera, per poi scoprire che “non ha commesso il fatto” vuol dire che si è instaurata una forma pervertita di giustizia proletaria.
    Ora si chiama “tenutà del fatto”

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