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Il copione del reality non coincide mai con la realtà

marzo 24, 2015 Annalisa Teggi

The Week That Was in Latin America Photo Gallery
Tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

«Che voto dai al sole che sorge al mattino?», esordisce Robbie Williams in una canzone dell’album intitolato Reality killed video stars, che significa: l’irruenza della realtà può uccidere chi crede di starsene beato nella bolla dorata della fama. “Reality” è una parola che ha ormai un doppio senso per noi, perché indica sia la realtà sia tutti quei programmi che presumono di mimare la realtà. Ed ecco, è capitato che la realtà abbia davvero ucciso le star di un reality: la Francia piange gli sportivi rimasti uccisi durante lo scontro di due elicotteri in Argentina, durante le riprese del programma Dropped. Si dovevano cimentare in un’esperienza di sopravvivenza in diretta televisiva, ma la realtà ha tragicamente riscritto il loro copione. Anzi, la loro vita.

Intanto, da noi va in onda L’isola dei famosi, dove – guarda caso – Rocco Siffredi è giunto proprio nell’unico posto dove il copione televisivo prevede che si stia nudi, o quasi. Certe coincidenze non mi suonano realistiche. Pare casuale – è la democrazia del televoto! – ma casuale è davvero? Lo chiederei ad Adam Mosseri, noto come Mr Algoritmo. Lui è la mente dietro ciò che compare sulla nostra bacheca di Facebook e il suo motto è: «Vogliamo fare fatica al posto vostro». In pratica, il programma da lui ideato fa sì che sulla nostra bacheca si mostrino a noi solo le notizie più corrispondenti alle nostre interazioni e preferenze. Lui ci dà quel che noi abbiamo dimostrato di volere. Fa fatica al posto nostro, dice. E chi l’ha detto che voglio vedere solo quello che mi aspetto? Io sono più me stessa tutte le volte che la realtà mi fa fare della benedetta fatica, quando mi spinge anche solo un millimetro più in là dei miei calcoli.

La realtà virtuale di Google ha molte risposte; nella realtà, tutte le volte che spunta il sole, spuntano delle domande. Ecco, dunque, una moglie e un marito in vacanza in Kenya; trascorrono una notte intera ad arrampicarsi sul Kilimangiaro e poi, da quel panorama mozzafiato, guardano l’alba. La moglie approfitta di quell’attimo di stupore meravigliato per incalzare il marito chiedendogli se arriverà mai il giorno in cui potranno essere così, semplicemente e sinceramente insieme di fronte alla vita. Lui accoglie l’invito, ed è Patrick Pichette, direttore finanziario di Google, che, dopo quel confronto con la consorte, si è dimesso dal suo invidiabile lavoro. Raccontando questa storia sul Foglio, Annalena Benini aggiunge – giustamente – che ogni moglie resta incantata da questa storia romantica, ma poi dice al marito: «Tu, però, non farlo!».

Non tutti possono permettersi di mollare il lavoro, ma ognuno può accogliere l’invito che c’è dietro ogni alba: essere pronti a essere dentro l’imprevedibile. Così, a un certo punto, nella Terra di Mezzo di Tolkien l’ombra del male incombe sugli uomini ormai disperati e accerchiati; una marea di orchi spavaldi apostrofa Aragorn che, insieme ai pochi compagni rimasti, attende il sorgere del sole: «Che t’importa dell’alba? Noi siamo gli Uruk-hai: non interrompiamo la battaglia né di notte né di giorno, né col sole né con la tempesta. Noi uccidiamo, col sole e con la luna. Che t’importa dell’alba?». E Aragorn risponde: «Nessuno sa che cosa gli porterà il nuovo giorno; andatevene, prima che le cose si mettano male per voi».

Foto Ansa/Ap

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