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I volti nei dipinti, da Mantegna a Modigliani

ottobre 11, 2012 Mariapia Bruno

Il volto dipinto parla e racconta di sé, degli altri, del mondo che lo circonda. Intrisa di emozioni, pensieri e tradizioni, quella del ritratto è forse la più grande storia che la pittura ricordi, che nel corso dei secoli ha toccato soggetti religiosi – le rigide icone medievali -, sguardi alteri di coloro che alla nascita avevano il sangue blu, espressioni familiari e quotidiane, inquietudini moderne. Quando Raffaello ha dipinto il Ritratto di Pietro Bembo nel 1504, ne erano già passati di volti sotto il pennelli dei pittori, ma in quel momento era la perfezione delle forme, la linearità e la realisticità dei tratti quello che più interessava all’esecutore. Ma nei secoli a venire il verso è cambiato, come ci racconta la mostra Raffaello verso Picasso. Storie di Sguardi, volti e figure, aperta alla Basilica Palladiana di Vicenza fino al 20 gennaio 2013. Qui il percorso è inteso come un viaggio negli stili e nelle forme della storia dello sguardo, dal Quattrocento di Andrea Mantegna, presente con La Vergine e il Bambino tra San Girolamo e San Luigi di Tolosa (1455 ca.), dove erano ancora tanti gli ori e gli azzurri di gusto medievale, al Novecento del Picasso cubista, che nel ritratto L’Italiana (1917) ci presenta una figura femminile già del tutto geometrizzata.

Lungo la corsa si incontrano il rinascimentale Giorgione, con il Ritratto di giovane uomo (1510), dove l’elegante profilo del gentiluomo e i begli occhi pensierosi sono il punto cardine dell’intera composizione, il sentimentale Giovanni Bellini con una Madonna con Bambino del 1509, dove la Vergine è quasi accarezzata da un colore che accende il suo timido sguardo, l’ambizioso Velázquez con Filippo IV, Re di Spagna (1625-1628 ca.), l’introspettivo Paul Cézanne con il suo Autoritratto con berretto (1898-99), il problematico Vincent van Gogh con la nota Berceuse (Madame Roulin) (1888-89), seduta su una sedia con grossi braccioli davanti una parete a fiori che contrasta col rosso deciso del pavimento, e il veloce Amedeo Modigliani che spogliava l’anima dei suoi modelli, come nel Giovane con berretto (1919), dove il ragazzo è reso con un’espressione stizzita, pensosa e diffidente comune a tanti giovani che si affacciano alla vita.

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