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I poliziotti americani non hanno tutti i torti

dicembre 17, 2014 Rodolfo Casadei

Gli Stati Uniti non sono un paese che ho conosciuto da vicino. Solo una volta sono stato di passaggio ad Atlanta, al tempo del golpe soft in Honduras dove andai a intervistare il presidente ad interim Roberto Micheletti. Però vorrei dire la mia sulla questione all’ordine del giorno, quella su cui si stanno esercitando i commentatori: il tema della presunta brutalità poliziesca tinta di razzismo della polizia americana.

Che i poliziotti statunitensi di ogni colore – bianchi, neri, gialli e latinos – si mostrino più aggressivi con gli afroamericani che con gli altri cittadini americani, è un fatto segnalato dai numeri: benché i discendenti delle vittime della tratta schiavista rappresentino solo il 14 per cento della popolazione statunitense, è afroamericano il 29 per cento di coloro a cui le forze di polizia sparano. Basta questo dato per accusare di razzismo la polizia americana? Direi di no, se si tiene conto di un’altra statistica: a Ferguson, a Cleveland e a Phoenix agenti delle forze dell’ordine hanno sparato a neri disarmati (il primo e il terzo stavano commettendo un reato, il secondo era un ragazzino che stava comprando una pistola giocattolo), ma il 42 per cento di coloro che sparano a poliziotti negli Stati Uniti e di cui si riesce ad accertare la razza, risultano essere neri. Le forze dell’ordine mostrano pregiudizio verso gli afroamericani, ma solo perché l’esperienza gli dice che mediamente sono più pericolosi degli altri gruppi di popolazione. Lo confermano anche gli organi della giustizia americana, che mandano dietro alle sbarre una percentuale di afroamericani molto più alta della percentuale di bianchi e di americani di tutte le razze: secondo le stime più favorevoli, il tasso di incarcerazione dei neri è del 2,2 per cento, mentre quello della popolazione generale è dello 0,7 per cento (fra i bianchi è lo 0,4). Possiamo discutere le cause del maggior tasso di criminalità dei neri rispetto alle altre componenti della popolazione statunitense, possiamo attribuirlo a ingiustizie sociali e a emarginazione frutto di atteggiamenti razzisti verso i neri, al peso della storia e agli ambienti urbani dove tanti appartenenti a questa minoranza nascono e crescono, ma resta il fatto che il poliziotto medio non ha torto quando teme un atto aggressivo da parte di un nero più di quanto lo tema da parte di un bianco. Più che denunciare il razzismo, bisognerebbe concentrarsi sulle condizioni di vita degli afroamericani, sulle criticità che dipendono da loro stessi e su quelle che dipendono dalla società tutta intera.

Non saranno razzisti veri e propri, i poliziotti americani, ma sono gente dal grilletto facile, replicano i commentatori: in un anno hanno ammazzato almeno 458 persone mentre erano in servizio, e si tratta quasi sicuramente di una sottostima. Secondo alcuni analisti le loro vittime sarebbero un migliaio. In Gran Bretagna e in Giappone, nello stesso periodo, la polizia non ha ammazzato nemmeno un delinquente, in Germania solo 8. Anche calcolando i superiori tassi di criminalità americani e il maggiore numero di abitanti degli Usa rispetto ai paesi citati, pare proprio di essere davanti a una carneficina inaccettabile per un paese industrializzato e con alto indice di sviluppo umano. Che però diventa un filo meno sproporzionata quando la si confronta col numero dei poliziotti americani caduti in servizio nel corso di un anno: ben 46. Anche questa cifra surclassa quelle analoghe dei paesi evoluti. E allora per forza di cose si arriva alla questione delle questioni: quella delle armi. Negli Usa il diritto dei cittadini di possedere armi è tutelato dalla Costituzione nel secondo emendamento. Fa parte della filosofia individualista di vita americana, per la quale il diritto del singolo all’autodifesa deve essere garantito e promosso. Fa parte della storia di un paese impegnato a colonizzare terre selvagge e senza legge, abitate da indigeni ostili, per più di un secolo. Ma restare fedeli alla propria storia e a una certa visione della vita e dei diritti ha il suo prezzo: negli Usa circolano 300 milioni di armi personali, con un tasso pro capite prossimo a 1 arma per abitante che è il più alto del mondo. Mettetevi nei panni del poliziotto americano: quando lo chiamano per un intervento d’emergenza, la prima cosa che pensa è che si troverà davanti a criminali armati; quando ferma automobilisti indisciplinati e sospetti, pensa che tireranno fuori un’arma dal cruscotto e gli spareranno a bruciapelo non appena abbassato il finestrino. Nel solo distretto di New York, l’anno scorso gli agenti del NYPD sono stati coinvolti in 200.000 interventi dove avevano a che fare con persone armate. Giorno dopo giorno questo stress forma una mentalità, crea dei riflessi condizionati, produce quella personalità aggressiva e incline alla perdita dell’autocontrollo delle cui imprevedibilità tanti turisti e viaggiatori italiani negli States giurano di avere fatto esperienza.

Gli americani vogliono che le forze dell’ordine garantiscano la sicurezza in un paese dove circolano 300 milioni di armi. Nel 2008 la Corte Suprema ha confermato il diritto dei cittadini a possedere e portare armi. Gli stessi non possono lamentarsi troppo se poi la polizia si comporta come si comporta.

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24 Commenti

  1. recarlos79 scrive:

    l’ultimo afroamericano ucciso da un poliziotto è stato strangolato! altro che banda armata! fai discorsi troppo generali, senza andare nel caso specifico che viene (e giustamente) contestato. le armi sono servite a colonizzare terre selvagge e senza legge? è stata l’avanzata di persone con fucili e cannoni che conquistava la terra di nomadi con archi e frecce. colonizzazione? genocidio! poi visto che il paese è il loro deve pensarci il loro presidente.

    • Raider scrive:

      I casi specifici in cui negri di più che robusta costituzione, spesso, anestetizzati dalla droga, delinquono e resistono agli arresti, sono così frequenti che i poliziotti, negri e bianchi, sono esposti a pericoli tali che, proprio nei casi specifici e concreti, non badano troppo alle statistiche.
      L’uomo morto per soffocamento fa particolarmente impressione e suscita pena: ma che ci fosse volontà di sopprimerlo perchè dell’epidermide sbagliata è un pre-giudizio, mentre i tribunali sono istituiti per emettere giudizi. Il diciottenne massiccio che, perciò, si sentiva autorizzato a sottoporre il prossimo a soprusi di ogni genere, è stato colto in flagranza di reato: anche a mani nude, poteva essere molto pericoloso e il poliziotto che è stato assolto poteva essere condannato per ragioni che non avevano nulla a che fare col razzismo, ma con il livello di pericolosità cui – sbagliando; ma non per la corte – si vedeva esposto.
      Il resto, colonialismo, fucili e cannoni, genocidio compreso, sembrano proprio “discorsi troppo generali.”

  2. Cisco scrive:

    Infatti i razzisti non sono certo i poliziotti, ma la società in cui vivono e nella quale sono costretti ad operare: le ingiustizie sociali derivano certamente anche dalla cultura e mantalità “africana” di certi neri, ma non si può certo dimenticare la storia, con la sua giustificazione – sottolineo: giustificazione – della segregazione razziale. E non mi riferisco solo alla dottrina calvinista della predestinazioen radicale (esemplare anche nel caso dell’apartheid sudafricano), ma per esempio alle leggi Crow, rimaste in vigore fino all’avvento di Kenendy (che tra l’altro fece togliere gli asterischi che identificavano i neri sugli elenchi telefonici…) e abolite da Lyndon Johnson solo nel 1964. Per fortuna il mondo cambia, ma bisogna resistere alla tentazione di contrapporre all’ideologia del polically correct una ideologia opposta, quella del politically uncorrect, secondo cui la cultura mainstream ha sempre torto.

    • Raider scrive:

      Si deve evitare di cadere negli automatismi alternativi e forse, complementari del politicamente corretto vs politicamente scorretto; ma evitando di gettarsi, senza nemmeno volerlo, nell’ambiguità di un automatismo della ragion ideologica non meno a senso unico. La società è razzista con i neri, ma problemi analoghi o con un’incidenza di reati altrettanto significativi non si registrano né con altre vittime dell’ingiustizia sociale – che non è esclusiva della società americana – né con cinesi e altre minoranze etniche; sarebbe l’occasione per una riflessione seria anche da parte dei neri o negri o come altro si voglia non offenderli: e ogni tanto, succede.
      Per es., quando si sa che il 67% dei negri americani è figlio illeggittimo e le donne nere chiedono ai partner della loro stessa razza di assumersi responsabilità verso la prole; gli stessi negri o neri, non afro-americani, oggi vanno in strada a protestare contro gli eccessi della polizia, non contro la polizia o le ingiustize sociali; mentre le radici storiche del razzismo forniscono un’occasione per discettazioni che potrebbero essere invocate anche in altri contestio e a proposito di altro. e non sempre è così.
      ll 90% degli attacchi a sfondo razziale, negli U.S.A., è di negri contro bianchi o caucasici o come si preferisca dire; in Ue, per quanto riguarda attacchi di immigrati contro residenti, marciamo verso le stesse percentuali. Questi sono dati, non pregiuidizi; e di oggi, non dei tempi di Lincoln.
      Il partito preso è sbagliato dal lato del politicamente corretto come da quello del politicamente scorretto: ma chi rischia di più dicendo ciò che pensa, a torto o a ragione, come le leggi gli danno diritto – salvo decreti legge alla Scalfar8 -, è chi contraddice le verità indiscutibili del Pensiero Unico, esponendosi a attacchi, emarginazione e radiazione dal dibattito pubblico e ove possibile, dal consesso civile. Sarebbe bene ricordarsene non solo nell’occasione speciale delle leggi anti-omofobia, ma anche a proposito dell’accusa di islamofobia, razzismo e fascismo: che, peraltro, colpiscono chi non è di Sinistra, madre di tutte le cacce alle streghe con l’esercizio permanente di egemonie culturali e professioni di superiorità antropologica.

      • Cisco scrive:

        @Raider
        Sono d’accordo, il problema culturale è decisivo da una parte e dall’altra: molti neri hanno uno scarso senso di resposabilità personale, soprattutto nei confronti della famiglia (e purtroppo la cosa si sta allargando a tutta la società secolarizzata): e d’altro canto se sono vissuti sempre in un contesto non voluto che gli è ostile (ricordiamoci che non sono immigrati, ma nipoti di deportati) è anche comprensibile – sebbene non giustificabile – che abbiano una reazione di un certo tipo verso i “bianchi”. Che però potrebbero magari sparare alle gambe invece che alla testa. Gli USA sono un melting pot, con il primo e il terzo mondo che convivono all’interno dello stesso spazio sociale, i conflitti sono e saranno sempre elevati. Alla fine il problema è educativo, e la Chiesa è una delle poche istituzioni che si adoperano per questo, senza considerare “predestinato” nessuno.

        • Raider scrive:

          Ci sarebbe molto da dire sulla deportazione dei negri e sulla schiavitù, che non sono monopolio dei soli occidentali, anzi!; e sulle giustificazioni teologiche della schiavitù, oltre che sulla dfesa dei diritti dei nativi amerciani da parte della monarchia inglese, che, dopo la guerra dei Sette Anni, voleva impedire ai coloni di occupare le terre sottratte ai francesi, uno de motivi della Guerra d’Indipendenza.
          Vorrei ricordare che, infatti, in Canada le cose andarono diversamente;
          che i movimenti anti-schiavisti sorsero precocemente in Inghilterra e America, dove il dibattito fu acceso e ebbe fra i più indomabili sostenitori anti-schiavisti proprio i protestanti non-conformisti, i puritani, shecker, quaccheri e più tardio, metodisti: cosa mai accaduta nelle terre islamiche né in India e in Cina.
          “Oronooko”, di Aphra Behn, è del 1684 o già di lì, non ricordo di preciso la data; e fu il più noto, non il primo dei romanzi contro la schiavitù, che iniziò in America molto dopo che altrove; senza dimenticare quel che leggiamo sul trattamento più umano e la liberazione degli schiavi, neri e bianchi, in romanzi di Daniel Defoe come “Le avventure del colonnello Jack”. del 1722:
          e potrei continuare, ma trovo fuorviante parlare di storia di fronte a un episodio che, pure, mostra come un problema così antico riosenta di interpretazioni che rivela pregiudizi, seppure di segno opposto, che si pretende di combattere solo perché si tratta degli U.S.A. e di un paese a maggioranza bianco e protestante.

  3. recarlos79 scrive:

    non è che per caso occorra prendere in considerazione l’ipotesi di reato di un uso spropositato della forza? non è che tutti i sospetti sono appicciabombe!

  4. merigo scrive:

    e secondo te perche’ un’intera citta’ si e’ ribellata allora? ma che dici?
    casadei vai a farti un liscio,ti riesce meglio che scrivere articoli

  5. xLeo scrive:

    E intanto ancora una volta negli USA la “giustizia” trionfa. Un bambino di 14 anni abbrustolito sulla sedia elettrica nel 1944 viene riconosciuto innocente (se era colpevole nessuno avrebbe chiesto scusa ovviamente)

    Riporto indecorosamente dal Corriere della Sera :

    Usa, giustiziato a 14 anni nel 1944
    Dopo 70 anni la verità: era innocente
    Un giudice della Carolina del Sud annulla la sentenza di condanna: «Il processo fu ingiusto e la confessione del ragazzino fu estorta con la violenza»

    La giustizia e la verità sono arrivate. Ma dopo 70 anni. È la storia di George Stinney jr, ragazzino di colore ucciso sulla sedia elettrica nel 1944 negli Stati Uniti, per un duplice omicidio di due bambine bianche. A 70 anni di distanza una giudice della Corolina del Sud ha stabilito che il bambino era innocente. È lui il più giovane condannato a morte negli Stati Uniti nel XX secolo. «Lo Stato ha compiuto una grande ingiustizia verso George Stinney», ha dichiarato la giudice Carmen Mullen. Il ragazzino fu giustiziato a meno di due mesi dalla condanna e a sole 12 settimane dall’arresto. Stinney, ha affermato Mullen, ebbe un «processo ingiusto», nel corso del quale fu impossibile stabilire la sua colpevolezza o innocenza.

    Il duplice omicidio

    Mary Emma Thames e Betty June Binnicker, rispettivamente di 7 e 11 anni, furono uccise con una sbarra di ferro con cui furono violentemente colpite alla testa. I loro corpi furono ritrovati nella cittadina di Alcolu, Carolina del Sud, il 23 marzo del 1944. Stinney fu arrestato dopo che alcuni testimoni avevano riferito di averlo visto raccogliere fiori insieme alle due vittime. Dopo l’arresto il ragazzo non poté vedere i genitori e successivamente le autorità riferirono che aveva confessato. Secondo la giudice Carmen Mullins, che ha annullato la condanna, quel processo violò i fondamentali diritti stabiliti dalla Costituzione. Fu sommario, frettoloso, condotto da una giuria composta di soli uomini e soli bianchi. Inoltre, la giudice Mullins ha stabilito che la confessione del 14enne, di cui esistono due versioni, venne estorta con la forza. Non c’erano testimoni, né prove concrete della sua colpevolezza.

    La riapertura del caso

    Nel 2004 uno storico di Alcolu decide di investigare sulla vicendadopo aver letto alcuni articoli dell’epoca. Dalla ricerca emerge la totale mancanza di prove concrete contro il ragazzino. Alla fine, nel 2013, viene ufficialmente chiesta la riapertura giudiziaria del caso. A gennaio 2014 la giudice Mullen ascolta le testimonianze del fratello e delle sorelle di Stinney, di una persona coinvolta nelle ricerche delle bambine e di esperti che hanno messo in dubbio i risultati dell’autopsia e la confessione del ragazzo. Poi, finalmente, arriva l’annullamento della condanna. «Ricorderò per sempre quel giorno in cui hanno portato via mio fratello da casa – ha detto la sorella di George, Amie Ruffner, oggi 78 anni – Non ho mai più visto mia madre ridere».

    • Menelik scrive:

      Ma è del 1944 la notizia che riporti.
      Lungi da me il difendere i riots americani e la reazione della polizia, non commento quei fatti perché li ho letti sommariamente (sono interessato alle notizie dell’isis e della bioetica adesso, il resto è più che secondario tra le news adesso per me), ma se tu riporti episodi, disgustosi quanto vuoi, ma del 1944…1944 dico, non ieri, settant’anni fa, in clima di guerra mondiale, io ti rispondo:
      vuoi del marcio, che più marcio non si può? e senza andare in America, ma dentro casa nostra?
      Tu hai mai visto la spianata della foiba di Basovizza, sul Carso triestino?
      Io l’ho visitata la scorsa primavera.
      Ci sono talmente tanti corpi dentro, che il numero esatto è imprecisato, e se ne può fare una stima solo sul VOLUME DEI CADAVERI.
      Proprio così: 250 metri cubi di cadaveri.
      E la maggior parte è stata fatta nei 40 giorni seguenti il 25 aprile 1945.
      Ci sono uomini e donne, militari e civili.
      L’America ha commesso un grave crimine per la giovane età del condannato, ed un errore giudiziario sprocedato. Nessuno contesta ciò.
      E cosa dovremmo dire degli infoibati di Basovizza, migliaia di persone, e quando si suppone vigesse il cessate il fuoco, cioè DOPO la fine della guerra, dove un assassinio non è più un atto di guerra, ma un omicidio volontario a tutti gli effetti di legge?
      Senza andare tanto lontano, abbiamo l’esempio in casa, e lavorando “di scala” siamo all’ingrosso.
      E c’è ancora chi non accetta la pace e fa il negazionista o il giustificazionista.

      • RLeo scrive:

        @Menelik :

        Il “clima da guerra mondiale” del 1944 se permette era molto differente nella Carolina del Sud in cui tutto sommato la vita procedeva normalmente (niente bombardamenti, niente rappresaglie, niente battaglie, niente problemi legati all’approvvigionamente di acqua e viveri ed ai normali servizi, niente situazione di anarchia e di mancanza dello Stato, niente processi con diritto alla difesa, niente esecuzioni sommarie) rispetto a Basovizza all’indomani del 25 aprile 1945.

        La vera notizia non è “del 1944″, ma del 2014. Ed è il fatto che un paese nostro “Alleato-e-non nemico” che pretende di essere “eccezionale”, quindi indispensabile, quindi intoccabile, quindi ingiudicabile, abbia riconosciuto un “errore giudiziario” (bontà loro), e non il fatto che 70 anni fa (non sono mica tanti, lo sa ?) si commetteva legalmente l’abominio di abbrustolire un bambino di 14 anni. La notizia vera è il permanere dopo 70 anni la mancanza di libertà di giudizio.

        Del resto cosa si può pretendere da un paese in cui vi sono alcune migliaia di ergastolani minorenni (alcuni di loro entrati nel penitenziario da cui non usciranno vivi a 13 anni) ed in cui hanno il 5% della popolazione mondiale ma il 25 % dei suoi prigionieri ?

        • ghLeo scrive:

          Errata corrige : quando dico “niente processi con diritto alla difesa” chiaramente essendo riferito alla situazione in Carolina del Sud e non alla allora terra di nessuno di Basovizza volevo intendere niente “assenza” di processi con diritto alla difesa (che poi diritto alla difesa per modo di dire, soprattutto per un bambino negro)

        • yoyo scrive:

          Se giri l Europa di casi simili e peggiori, nella stessa epoca, ne trovi assai. Anche nella Franciacd nel Inghilterra del primo Novecentovgli standard di considerazione del infanzia era simile. Era la mentalità di quel periodo storico, di cui conosciamo bene gli orrori. Per quanto ti sembra strano, la violenza non è una prerogatova dei soli Usa.

          • L_eo1 scrive:

            @Yoyo

            “Se giri l Europa di casi simili e peggiori, nella stessa epoca, ne trovi assai.”

            So che citare documenti non è il suo forte (sto ancora aspettando quelli riguardo alla confutazione delle obiezioni alla versione ufficiale riguardo ai fatti dell’11 settembre 2001 – è solo una constatazione eh ? Non si senta obbligato, può essere che abbia di meglio da fare) , ma le chiedo di farmi qualche esempio di esecuzioni di minori dopo regolare processo e condanna comminata da un tribunale avvenute in Europa nello stesso periodo (intorno 1944), anche per un mio approfondimento in materia.

            Comunque una buona notizia : dal 2005 negli USA è stata abolita la pena di morte per i minorenni. Ai bambini di 13 anni potrà al massimo essere comminato l’ergastolo.

            (TGcom24) 2 giugno 2014

            Papa, 500 ergastolani gli scrivono
            Usa, sono tutti detenuti minorenni

            Cinquecento ragazzi detenuti negli Stati Uniti e condannati all’ergastolo senza possibilità della condizionale hanno scritto al Papa. Francesco ha risposto loro dicendo, tra l’altro, di essere stato “commosso profondamente” dai racconti dei giovani, assicurando la sua preghiera e chiedendo a sua volta loro che preghino per lui. La vicenda è stata riferita dal periodico dei gesuiti statunitensi America Magazine.

            • Cisco scrive:

              @L_eo1

              Leggiti Oliver Twist di Dickens e I Miserabili di Vicor Hugo, non le seghe mentali (e come tali mai dimostrate) di Wayne Madsen.

            • yoyo scrive:

              Sul 11 settembre sei tu che devi portarmi la prova regina che Bush abbia detto: qualcuno mi tiri giù le torri, perché muoio dalla voglia di scendere in guerra con gli arabi.

              • vLeo1 scrive:

                @Cisco :

                E magari anche anche l’Iliade di Omero, perchè no ?

                @Yoyo :

                Forse non ha capito la domanda che le avevo fatto. Cortesemente gliela ripeto, così forse capisce meglio dove sta il problema e di che cosa si sta parlando :

                Che cosa e perchè non la convince delle contestazioni più importanti alla versione ufficiale dei fatti dell’11 settembre 2001 ?

                Per esempio una delle decine di contestazioni è questa :

                Come dice il NIST (National Institute of Standards and Technology) “il blocco superiore dell’edificio [delle torri gemelle] è crollato sostanzialmente in caduta libera”.

                Visto che la caduta libera può avvenire solo con la rimozione quasi simultanea della struttura sottostante, e visto che i blocchi in caduta non avevano energia in eccesso per distruggere la parte sottostante della Torre, può suggerire qualcosa di diverso da una demolizione controllata per la rimozione della struttura sottostante, che è stata necessaria per il raggiungimento di una accelerazione vicina a quella della caduta libera?

                • Cisco scrive:

                  @vLeo1

                  Beh, passare dai miti di Madsen a quelli di Omero è comunque un salto di qualità non da poco. Infatti l’Iliade è uno dei primi racconti complottisti, ma Omero lo ha ammesso. Mentre a leggere gli articoli di Madsen si rimane colpiti dalla amncanza di prove e argomenti (se non i soliti antiamericani e antigiudaici, per i quali non occorre certo leggere Madsen, uno degli ultimi pivellini arrivati) se ne trovano pochini, per non dire nessuno. Ecco, Madsen potrebbe intitolare il sua prossima fatica epico-mitologica “Quella Troiata dell’11 Settembre”.

                  • htLeo scrive:

                    @Cisco

                    Se legge gli articoli di Madsen con lo stesso metodo con cui legge i commenti che posto non mi stupisco che prove ed argomenti non le bastino mai.
                    Contento lei….

                • Raider scrive:

                  Le prove, ovvero le evidenze dal punto di vista tecnico che le Torri sono crollate per le conseguenze dell’impatto aereo sono state trovate perfino da “Popular Mechanics”, una rivista di divulgazione scientifica e tecnologica. Mentre ci sono complottisti che arrivano a negare che un secondo areo abbia mai investito la seconda Torre; e certuni ritengono che nessun aereo abbia mai nemmeno sfiorato la prima. Gli auto-attentati potevano essere condotti con più giudizio perfino dalla C.I.A.: infatti, secondo altre correnti di pensiero bipolare e paranoico, la C.I.A. non ha organizzato, ma sapeva e ha lasciato fare. Il vasto repertorio delle bufale a sfondo paranoide reperibili ovunque attende qualcuno che metta d’accordo una congettura con l’altra, se non fanno prima a confutarsi l’un l’altra.
                  Nel pretendere con tanto accanimento da lei, Yoyo, che si metta su una rassegna delle teorie complottiste più gettonate, il mistificatore dimentica di non avere mai risposto a questioni assai più facili, molto meno discutibili nei loro contorni e effetti empirici: in cui, pertanto, non potendo cavarsela con il compostaggio delle citazioni di comodo selezionate per una mistificazione a Pensiero Unico islamista, il mistificatore e i suoi coinquilini del famoso Piano hanno sempre e clamorosamente glissato.

  6. Raider scrive:

    Le leggi possono essere giuste o ingiuste, ma si possono cambiare, dove è possibile farlo; gli errori giudiziari non sono una prerogativa dei soli Paesi che hanno inventato l’Habeas Corpus, laddove vi sono Paesi in cui ci si affida alla sharya o si accetta la Carta dei Diritti dell’Uomo relativamente alla parti che non siano in contrasto col Corano.
    Ma non si pretende che i mistificatori a senso unico e col Pensiero Unico islamista si rendano conto di tutto questo: e perciò, si continua a fare il tifo per i Paesi dove vige la legge sulla blasfemia che considera reato da punire col carcere o con la morte chiunque dichiari che Maometto non era un profeta. Questi mistificatori non hanno che da andare da quelle parti per sperimentare di persona le delizie di sistemi giuridici siffatti, dove si impiccano e lapidano, per es., le adultere, come il profeta Maometto ha insegnato a fare dadno personalmente il buon esempio: mentre, se non lo si fa o le esecuzioni vengono sospese, è per non creare problemi di mistificazione ai propri sostenitori occidentali. Comuque, per resatre nell’Ue isalmizzata, si provi recandosi, per es., a Londonistan, dove le corti islamiche sono già attive: e le leggi le applicano secondo le infallibili e sante norme coraniche.

  7. ReLeo scrive:

    @Yoyo :

    La sua mancata replica al mio commento di natura tecnica sul crollo delle Twin Towers mi fa capire che lei ignora gli argomenti del dibattito in corso da anni.

    E’ stato fatto accenno alla rivista Popular Mechanics. Le consiglio di leggerla almeno per una prima infarinatura, per informarsi sul merito. Naturalmente, per onestà intellettuale deve anche leggersi le repliche alle osservazioni fatte dalla rivista stessa che ne smontano con rigore scientifico gli argomenti.

    Per dirne solo una (ma le contestazioni a Popular Mechanics sono tante) , relativamente alla contestazione da me riportata, è stato fatto notare che Popular Mechanics semplicemente trascura il fatto che le torri caddero solo di poco più lentamente di un’assoluta caduta libera come affermato dal NIST nel documento NIST NCSTAR1 Final Report, che rappresenta la Versione Ufficiale dei crolli WTC 1 e 2. Il NIST afferma infatti che il blocco delle Twin Towers che si trovava al di sopra all’area d’impatto degli aerei sia crollato sostanzialmente in caduta libera attraverso i piani integri sottostanti. Questo sia per il WTC1 che per il WTC2.

    In poche parole questa argomentazione fondamentale, semplicemente Popular Mechanics non l’ha affrontata (come non ha affrontato le testimonianze dei pompieri e di altre persone che segnalarono numerose esplosioni prima della caduta delle torri, come non ha affrontato la questione degli squibs di detriti visti sparati fuori dalle torri ampiamente sotto il punto di collasso) e di conseguenza non vi ha risposto.

    Vorrei fare notare che nei commenti ero stato attento ad usare la dicitura “le contestazioni più importanti” perché è opportuno scegliere intelligentemente quelle più attendibili e non altre decisamente da scartare (tipo gli UFO, i rettiliani, la teoria no planes già accennata da un commento, ed altre fesserie del genere)

  8. Raider scrive:

    Vede bene, Yoyo, che la tendenza a addentrarsi nelle disquisizioni tecniche serve solo a ricondurre spiegazioni e contestazioni nell’alveo sicuro di una logica complottista che i dettagli e le osservazioni li fa seguire alle interpretazioni bell’e fatte e pronte all’uso. Chi non è appassionato alle diatribe che sono la passione e la ragione di vita di gente che ha dimostrato di quali mistificazioni è capace, non andrà alla ricerca di quelle stesse palestre in cui i cimplottisti tengono la mente in esercizio. Si noterà solo come, naturalmente, fra le teorie reperibili sui siti in fervida attività, di inchieste e ipotesi e conclusioni se ne trovano a bizzeffe (nessun aereo si è abbattuto sul Pentagono; nessun aereo si è schiantato al suolo perché i passeggeri si rivoltarono contro i dirottatori), ma quali siano quelle da scartare è stabilito sulla base di un criterio di verosimiglianza (e di concordanza con i postulati in premessa) che, però, non vale per le evidenze macroscopiche:
    l’attacco sarebbe stato opera di un governo che è stato contrastato con ogni mezzo nel suo stesso Paese, ma che, tuttavia, non ha trovato nessuna istituzione, nessuna autorità o rappresentanza politica di opposizione che, di fronte alla strage di cittadini americani, oltre che di altre nazionalità, si sia servita di prove di qualunque genere per mettere sotto accusa un’amministrazione avversaria, nonché nemica dello stesso Paese che era chiamata a difendere;
    le prove presunte e le dimostrazioni millantate non sono mai neppure state impugnate da organismi nazionali o internazionali di fronte a un’istanza internazionale per mettere sotto accusa un’amministrazione di governo così duramente contrastata sul terreno politico – e ce n’era più di un motivo -, non su quello dei complotti sempre in atto.
    Poi, se si amano le dietrologie, ci sarà sempre materia, fra Piano supremo e tecnologia delle costruzioni e distruzioni, per ricavarci tormentoni con cui fare risalire – in questo caso – al calvinismo degli schiavisti l’attacco dell’11 setttembre, nonché la tratta dei negri e la schiavitù in vigore nell’Islam da molto prima della scoperta dell’America.

  9. roberto scrive:

    a tutti quelli che dicono, che gli stati uniti sono razzisti, sbaglio o in america è stato eletto un presidente afroamericano? gli antirazzisti che criticano, i metodi della polizia, nei confronti della comunita’ di colore, ma lo sanno che in america, ci sono interi quartieri, occupati da gang afroamericane, che rapinano, uccidono, stuprano, spacciano droga, facendo vivere nel piu’ completo terrore, le persone oneste che abitano in quei luoghi. con la delinquenza ci vuole il pugno di ferro, se un poliziotto si trova davanti, un criminale armato, che mette in pericolo la sua vita, ha tutto il diritto di sparare, e difendere la propria incolumita’, e quella dei cittadini intorno a lui.

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

La show car a batteria al debutto al Salone di Parigi può contare su di un motore da 170 cv e un’autonomia di 600 km. È una hatchback compatta disponibile a guida autonoma e anticipa 30 futuri modelli elettrici Volkswagen. Una rivoluzione.

La nuova ammiraglia della Stella è lunga 6,5 metri, pesa oltre 5 tonnellate ed è caratterizzata da una blindatura in grado di resistere sia alle armi d’assalto sia agli esplosivi. Adotta da un V12 6.0 biturbo da 530 cv. Il prezzo? 1,4 milioni di euro.

Una sella road da 63 grammi per dimostrare dove la tecnologia può portare ma anche un modello specifico da endurance, che offre comfort e supporto extra, e uno dedicato ai biker più esigenti.

La concept giapponese anticipa il design dei futuri modelli Mitsubishi. È dotata di un powertrain ibrido plug-in con tre motori elettrici. Una soluzione che porta in dote la trazione integrale a gestione elettronica e un’autonomia di 120 km a zero emissioni.

La Casa tedesca dedica un inedito pacchetto high performance alla SUV Q3. A un aspetto decisamente aggressivo si accompagnano cerchi in lega da 19 pollici e sospensioni sportive S Line. Aggiornamenti per le versioni Sport, Design ed S Line Exterior.

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