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I 30 di Gabriella, il potere e il desiderio, le baruffe sul capitale senza più confini

luglio 28, 2017 Alessandro Giuli

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Pubblichiamo la rubrica delle “lettere al direttore” contenuta in Tempi n. 29 (vai alla pagina degli abbonamenti). Per scrivere ad Alessandro Giuli: direttore.giuli@tempi.it

Oggi Gabriella (nome fittizio) compie 30 anni esatti. È stata presa in affido preadottivo quando aveva sei mesi. Marco e Angela (nomi fittizi) non potevano avere figli e così tentarono questa via con fiducia. Tre mesi dopo, e qualche crisi convulsiva dopo, è stata fatta diagnosi di sclerosi tuberosa, una malattia insidiosa e rara che ha arrestato lo sviluppo intellettivo di Gabriella per cui ancora oggi lei non parla. Cammina e si alimenta ma non riconosce nessuno se non le carezze e i baci di chi la accudisce. Dieci anni fa Marco è morto per un tumore e Anna dopo la morte del marito ha deciso di regolarizzare la posizione di Gabriella che era ancora in affido, così l’ha adottata definitivamente. Io che da medico ho assistito in questi anni la famiglia mi sono spesso stupito per il loro coraggio e la loro determinazione e mi sono talvolta chiesto a cosa potesse valere tutto questo impegno apparentemente senza speranza. D’altro canto la semplice presenza di questa bambina ha provocato e mobilitato la coscienza di tante persone che avendo incrociato questa famiglia hanno ricevuto sicuramente più di quanto abbiano dato. Fatica inutile? Energie spese per nulla? O piuttosto il miracolo che sempre si compie quando si viene coinvolti in qualcosa di inaspettato che ci obbliga a fare i conti con il senso ultimo della vita? Guardando Gabriella che emette solo qualche gridolino, io posso credere che tutto questo abbia un senso solo se accetto la sacralità della vita, se accetto che tutto questo non è solo fonte del caso ma c’è un disegno che ci comprende tutti e chiede la nostra vita. Ecco: la sacralità della vita, mi pare che questo sia il punto centrale! Se neghiamo questo ognuno può dire la sua, stabilire arbitrariamente quale è lo standard di vita accettabile, e giocare a fare il giudice della vita altrui.
[Massimo Mazzucchelli via email]

Testimonianza toccante, ed è anche da qui che partirei, anzi da qui partiremo, per mettere a tema la seguente domanda: possibile demandare a giudici o scienziati il principio costituzionale della tutela universale della salute nostra? Salus populi italiani: suona così bene che merita più attenzione politica e meno supplenze esterne. Sul caso dei vaccini obbligatori, per esempio, qui si dibatte ancora molto. Il direttore è favorevolissimo a una vaccinazione massiva, informata, controllata dal sistema sanitario. Ma al tempo stesso bisogna evitare di trasformare il dubbio (non il fanatismo, il dubbio!) degli scettici in un capitolo di reato culturale, se non penale addirittura. La scienza ci aiuta quando stabilisce punti “fermi” potenzialmente reversibili, modificabili, oltrepassabili. Altrimenti diventa superstizione anch’essa. E in giro ce n’è fin troppa. Ciò detto, viva la vita ora e sempre, e guai a un popolo che si dimentica di onorarla con fedeltà, rifuggendo dai suoi aspetti più contundenti.

Caro direttore, anzi carissimo direttore, ho appena finito di ascoltare il video dell’incontro in cui eri moderatore, o meglio “coautore”: Potere vs desiderio. Sono sconvolto dalla bellezza di quello che è stato svelato: svelato perché pensavo di sapere tutto, ma c’è molto di più. Sono grato ai due relatori Cesana e Formigoni e a te, per la sintonia con la nostra storia, che sapevo, ma nel clima di perenne disinformazione e “naturale” ovvero colpevole oblio, è sempre necessario sentirselo ridire. Considerando che molti passaggi non sono nitidi, disponete di un pdf per rileggerlo? Grazie e buon lavoro.
[Arcangelo Costa via email]

Molte grazie, gentile signor Costa. Per ora non c’è pdf, ma lei sarà il primo a saperlo (e ad averlo) non appena sarà pronto.

Scusate, ma l’articolo di Diego Fusaro sul capitalismo (cfr Tempi n. 27) è insensato. Capisco che uno come lui, che ha detto a Briatore: «Di impresa non so niente», possa discettare autorevolmente intorno ai suoi amici Gramsci e Marx, ma scrivere che il capitale non ama i confini significa dire la castroneria più assoluta. Forse non li amano i massoni, ma un imprenditore, un qualsiasi imprenditore degno di questo nome, sa che se non ha una identità precisa è finito. Tempi è l’unica rivista critica nel panorama editoriale italiano. Proprio per questo mi permetto di segnalarvi degli articoli che, secondo il mio personale parere, sono privi di tale spirito, cercando di farlo senza presunzione. Buon lavoro da un vostro fedele lettore.
[Riccardo Micheletti via Facebook]

Gentile signor Micheletti, temo che siamo rimasti soltanto lei e io nel giardino fiorito in cui «un qualsiasi imprenditore degno di questo nome, sa che se non ha una identità ben precisa è finito». Purtroppo (secondo moltissimi, anche dalle nostre parti, per fortuna) il capitale finanziario si è emancipato da tempo dal suolo natìo, dal concetto d’intrapresa radicata nel territorio nazionale e incline a riconoscere il proprio doveroso valore sociale. 

Sui risultati del primo turno delle amministrative di giugno ha scritto, tra l’altro, che «viene facile agli avversari di Grillo intonare un canto funebre di vittoria. (…) Piano con i funerali: la notizia della morte populista è ampiamente prematura». Il giudizio è fondato su validissimi argomenti, ai quali voglio aggiungerne un altro. Anche se poco mediatico perché immerso nel mare di stenografici dei lavori parlamentari. Da essi infatti emerge la crescente capacità dei parlamentari 5 Stelle di documentarsi sistematicamente su questioni di grande rilievo generale, internazionale e nazionale, istituzionali, economico-sociali, culturali, finanziarie; e su questioni di particolare rilievo territoriale, o di interesse per componenti essenziali della comunità nazionale. Anche se il trattamento delle stesse in aula o in commissione da parte dei 5 Stelle continua ad essere caratterizzato da aggressività demagogica, e molte volte particolarmente insultante nei confronti degli altri gruppi politici (in particolare di quelli che i 5 Stelle definiscono i burattinai degli avversari politici: banchieri, massoni imprenditori, alti funzionari e burocrati pubblici e privati, sempre e comunque considerati ladri). La conferma del processo in atto di qualificazione dei parlamentari 5 Stelle è evidente dal modo con cui i loro deputati si sono opposti al decreto del governo per il salvataggio della Banca Veneta e del Banco Popolare di Vicenza, sul quale il governo aveva posto la fiducia, e quindi era immodificabile in aula. Al fine di allungare il dibattito gli 88 deputati 5 Stelle hanno presentato oltre 160 ordini del giorno sulle materie relative al decreto, sui quali potevano parlare ciascuno per non più di 10 minuti. Dalla loro lettura è risultato che molti degli odg – sia nelle parti di attacco al decreto che nelle proposte e nelle richieste sulle questioni banche al governo e alla maggioranza – erano scritti con proprietà e varietà di argomenti. E negli interventi, non pochi deputati hanno dimostrato di non essersi limitati a leggere cose scritte da altri. Anche questi fatti, dunque, credo contribuiscano a confermare che i 5 Stelle: 1) stanno curando anche a livello parlamentare la formazione di dirigenti politici e di candidati credibili pure per capacità di governo; 2) hanno messo il silenziatore a certi parlamentari folcloristici eletti nel 2013, che erano però serviti da raccordo efficace con la rabbia popolare di più bassa lega contro i tradizionali politici “ladri”; 3) l’operazione di qualificazione dei parlamentari è parte importante della strategia generale, avviata con successo da Grillo e da Casaleggio, per allargare la presa tra giuristi, intellettuali, magistrati, imprenditori, tecnici qualificati, del settore pubblico e del privato, giornalisti, sindacalisti e altri che – per calcolo o per convinzione – manifestano in vista delle elezioni politiche interesse nei confronti dei 5 Stelle.
[Nicola Guiso via email]

Foto Ansa

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