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Grazie alla Brambilla e ai grillini per la loro intransigente crociata animalista: ci costerà 150 mila euro al giorno

gennaio 22, 2014 Angela Cossu

150.000 euro al giorno. Cento-cinquanta-mila. Al giorno. È quanto potrebbe costarci, a breve, il populistico perseguire della lotta animalista contro la ragionevolezza dell’ultima direttiva europea (del 2010!) a protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, che già prevede elevati standard di garanzia per questi ultimi. Il tutto s’è arenato in Senato e da lì, complice la cinica opposizione di Michela Vittoria Brambilla e M5S, non s’è più mosso da tempi biblici.

Come funziona: il Parlamento europeo emana una direttiva, che in questo caso era stata l’esito di una lunga trattativa che aveva visto il “benestare”, viste le tutele garantite agli animali, anche dell’Eurogroup for animals (di cui fa parte la Lav italiana). Le direttive non hanno un’efficacia immediata, ma devono essere “adottate” da tutti i paesi europei entro un certo periodo di tempo. Se ciò non avviene, o l’interpretazione del testo non è conforme all’originale, la Commissione può richiedere una pena pecuniaria per lo Stato inadempiente, oltre che risarcimenti per i singoli cittadini eventualmente danneggiati da quest’ultimo. L’Italia è l’unico stato che ancora non ha seguito l’iter per la “direttiva sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”, e già le nostre tasche dovranno prepararsi: la mega-multa è all’orizzonte.

Quello di essere sempre in ritardo o emanare leggi-fantasia è, comunque, un vizio tutto italiano. Secondo l’ultimo report riguardo alle procedure di infrazione, l’Italia vince la medaglia d’oro degli asini. Tematiche “ambientali” quali inquinamento, gestione dei rifiuti e trattamento dei reflui contribuiscono da sole per un quarto delle infrazioni contestate. Anche l’indebito blocco alla coltivazione degli Ogm approvati si inserisce all’incredibile totale di 99 infrazioni contestate solo per il 2012. Ad ogni infrazione, corrispondono pene pecuniarie, penalità, problemi. In una parola: soldi. E questi, chi li paga? La Brambilla?

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31 Commenti

  1. ZENO scrive:

    Giovanna, malata, si rivolge ai ricercatori: “Non fatelo nel mio nome”
    “La vivisezione non è utile per il malato e gli ammalati non devono essere strumentalizzati per giustificare la sperimentazione animale”
    GUARDA IL VIDEO DI GIOVANNA
    Cavia in una foto AnsaCavia in una foto Ansa
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    GUARDA IL VIDEO DI GIOVANNA

    Roma, 30 dicembre 2013 – “Io non voglio la vivisezione. Perché all’ammalato non è utile”. Così, in un video Giovanna Bordiga, che da tanti anni combatte contro una grave malattia, si schiera contro le lobby che, denuncia, “strumentalizzano i malati come lei per giustificare la sperimentazione sugli animali”.

    La donna, “dopo tanti anni di lotta contro la sua malattia è giunta alla ferma convinzione che la vivisezione non sia utile ai malati ed ha affidato il suo pensiero ad una lettera, scritta di suo pugno”, riporta la Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente (alla quale aderiscono Enpa, Lav, Oipa, Lndc, Leidaa, AAE Conigli, AiutiamoFido, Amici Animali Onlus, Cani & Mici per Amici Onlus, City Angels, Earth, Eolo a 4 zampe, Frida’s FriendsOnlus, I Favolosi Cani 80, Il Rifugio del Micio, Noi Animali, Ombre a 4 zampe, SOS Gaia, SOS Levrieri, Tartamondo Onlus, Gaia Italia, L’Arca della Valle, Anita Onlus).

    “Mi chiamo Giovanna, sono spastica da itterizia subito da dopo la nascita, vivo in casa con un cane, tre gatti e cinque conigli, sono i miei compagni di vita – si legge nella lettera – ho partecipato a tutte le manifestazioni contro Green Hill anche quando la mia salute me lo rendeva difficile. Aver visto quei cani uscire da quell’inferno e aver poi visto quel posto vuotoè’ stata una delle più belle gioie della mia vita”. I ricercatori “vanno in televisione a dire che usano gli animali per curare noi malati, io credo che la vera ricerca dovrebbe pensare a noi malati senza sacrificare nessun animale, e in ogni caso credo che nessun animale debba morire per curare me”. Quindi, “signori vivisettori, ogni volta che dite di stare sacrificando gli animali per noi malati, non fatelo più nel mio nome”, sottolinea Giovanna.

    • Pietro scrive:

      Massimo rispetto e comprensione per la sign. Giovanna. Tuttavia, la sperimentazione animale che ci piaccia o no è indispensabile alla ricerca medica. Lo prova il fatto che la quasi totalità dei farmaci (anche quelli che assume la signora Giovanna per curare o quantomeno migliorare le sua qualità di vita nel decorso della malattia) sono frutto della sperimentazione animale. Tutti quelli che si definiscono test alternativi fatti in laboratorio su piccoli campioni di tessuto, senza intaccare l’incolumità degli animali, sono scientificamente inattendibili, perchè NON POSSONO TESTARE quelli che sono gli effetti sull’organismo nella sua complessità e totalità. Sarebbe come dire, scongiuriamo il danno alla singola cellula cardiaca, ma non ci accorgiamo che il cuore smette di battere. Se farmaci testati in questo modo li vuole acquistare e provare lei sign. Zeno ha tutto il mio plauso per il suo ENORME CORAGGIO!

      • Sandra scrive:

        questo lo dice lei. La sperimentazione animale, obbligatoria per legge, entra sempre nel testare i farmaci, ma questo non significa che è proprio grazie alla sperimentazione animale che sono prodotti i nuovi farmaci. La sperimentazione animale è solo accessoria, secondaria, molto spesso inutile e costosa (visti i risultati).

        • Jonathan scrive:

          I risultati sono che l’aspettativa di vita si è alzata enormemente negli ultimi anni.

          • Luigi scrive:

            L’aspettativa di vita si è alzata soprattutto grazie ai progressi in termini di igiene pubblica e personale, di igiene alimentare e per la diffusione (ormai capillare) di sistemi di distribuzione di acqua potabile e di riscaldamento. Il che non significa che la medicina non abbia avuto un ruolo, ma che questo ruolo (parziale, sottolineiamolo) debba qualcosa alla sperimentazione animale è una grassa bugia, figlia di altrettanta grassa ignoranza o di malcelata malafede.

        • claudio scrive:

          Inutile e costosa? Lei avrebbe il coraggio di dire che un amministratore delegato qualsiasi di una qualsivoglia azienda darebbe il suo avvallo a spese inutili perché i suoi ricercatori possano giocare a fare i dottori con le cavie? Ma vi rendete conto di quali sciocchezze raccontate???

          • bvzpao scrive:

            no, non se ne rendono conto. Pensano a complotti.
            Ragionare, usare il buon senso, non è da loro. Pochi giorni fa in tv c’era cecchi paone che sottolineava la dichiarazione di una animalista ” non posso in cuor mio affermare che la mia vita vale di più di quella di un cane, di un gatto, di un topo”. Per induzione aggiungerei : di un ragno , di un moscerino, di un’ameba.
            Chi perde il senno riuscendo a pronunciare questa frase è, letteralmente, disumano (non come vengono giudicati gli ammazzatori di delfini), è un terrorista e andrebbe giudicato da un tribunale per apologia di reato. Insieme a chi sostiene che l’aborto è un diritto della donna, a prescindere totalmente dalle motivazioni.
            Il dramma è che oggi queste affermazioni vengono bollate di oscurantismo. Mi auguro di riuscire a dirle ancora per molto tempo,prima che ci mettano tutti in galera

          • Luigi scrive:

            Inutile e costosa per il progresso medico, non certo per gli interessi aziendali: grazie alla vivisezione si può dimostrare che un farmaco è efficace quando non lo è, e si può dimostrare di non avere colpe quando ammazza centinaia o migliaia di persone. La storia – anche quella giudiziaria – ci insegna esattamente questo. Studiate gente, studiate.

      • Mino scrive:

        Giovanna é giunta alla conclusione? Ma giovanna é un medico? Un biologo? Vhe ne Puó sapere giovanna? E malata quindi sa tutto????

      • Linda scrive:

        Peccato si sia quasi sempre trattato di test che in realtà non portavano a nessuna conclusione attendibile, dato che le differenze di reazione a varie sostanze da parte delle varie specie animali è assolutamente enorme. E allora chi diventa poi la vera cavia? L’uomo ed è per questo che è una vita che ci avvelenano con le medicine!! Senza contare che, pur di venderle, le loro medicine, spesso falsificano studi a go go…

    • Gandalf scrive:

      Cavolo, se lo dice Giovanna sarà sicuramente vero.
      Del resto, perché analizzare le prove e i fatti su cui si basa l’opinione diametralmente opposta della quasi totalità del mondo scientifico quando si può prendere per oro colato quella basata sul nulla di chi ancora confonde i termini “vivisezione” e “sperimentazione animale”?

  2. giesse scrive:

    Sta rossa volpina zoofila non avrebbe anche un po di tempo da dedicare al mio vecchio e malandato beagle?

  3. Tommaso scrive:

    Non c’è alcuna finalità medica nello squallore della vivisezione. Ho letto la normativa e vi si accenna all’intenzione di ridurre gli esperimenti soltanto a parole. Invece si gettano le basi per un mantenimento e una codificazione degli stessi proprio per consentire unicamente a sfornare quante più possibili ricerche, non importa se utili o no, in funzione di una maggiore visibilità di importanza del ricercatore che le fa. Il fatto che si possano ritorturare gli stessi animali già torturati e continuare in una sofferenza più raffinata con i randagi già vessati da fame, sete, gelo, malattie e violenze, rivela chiaramente quanta sporca brama di fare ricerca ci sia.

    • E’ una sporca brama di ricerca, o il candido tentativo di studiare il funzionamento degli organismi viventi e trovare e testare medicinali per salvare vite, sia umane che animali? Di vite, la mia, la sua, e quella dei suoi figli.

      La visibilità dei singoli ricercatori poi, non credo sia proprio lo scopo principale. Se i laboratori sono dei posti orribili, lo sono soprattutto per chi ci lavora, che non è un sadico carnefice, ma un ragazzo (probabilmente sottopagato) che fa della ricerca e della conoscenza la sua missione ed il suo lavoro.

      “Dottore, vorrei un farmaco non testato sugli animali”
      “Ecco a lei, questo è stato testato su simulazioni al pc”
      “Ma funziona? Fa male?”
      “Bè, questo me lo dirà lei domani, o tra dieci anni”

      • Angela scrive:

        è la solita solfa dire che si sacrifica l’animale per salvare la vita dei bambini. Fosse vero! Ma purtroppo la maggior parte degli animali utilizzati serve per produrre risultati da pubblicare (a prescindere dalla loro utilità) per ottenere finanziamenti e per far carriera. Alcuni ricercatori di “fama” direbbero che loro lavorano per l’umanità (la senatrice a vita Cattaneo per esempio), ma a guardare come davvero curare i bambini a loro non passa neanche per l’anticamera del cervello (infatti la stessa Cattaneo ha affermato che non è compito suo andare a casa dei bambini che hanno ricevuto dei miglioramenti con il metodo Stamina, miglioramenti documentati pur se il metodo ha le sue imperfezioni). Di cure nuove con tutti gli animali “sacrificati” non se ne vede neanche l’ombra. Del resto, molte di queste sperimentazioni animali sono obsolete, e lo dimostrano i risultati vicini allo zero assoluto. Si potrebbero ottenere risultati in tempi molto più rapidi trasferendosi su esperimenti volti a centrare direttamente i meccanismi biochimici, esempio colture cellulari 3D, e se si vogliono usare modelli animali usando al massimo zebrafish piccoli pesci o altri organismi più elementari che ricercatori più aggiornati già usano con molto interesse, e non invece fare tentativi a caso sugli animali più complessi (per la stupida tradizione ed arretratezza di altri ricercatori) sperando che con un pò di fortuna capiti la svolta. Per favore racconti a qualcun altro che uccidere cani, gatti, e conigli a milioni serve a salvare le vite dei bambini. Dica casomai come fa la Cattaneo che uccidere gli animali serve a lavorare per l’umanità, sicuramente è una frase più di effetto.

        • Gandalf scrive:

          Ecco, ci mancava solo quella convinta della bontà dell’intruglio dello sciamano Wannoni, dall’alto delle sue chiarissime e trasparentissime ehmm… zero pubblicazioni al riguardo.
          Ma certo, gli scienziatacci cattivi fanno tutto per la fama. Quale fama poi non si sa, dato che se conducessero ricerche inutili non scoprirebbero un tubo di niente e quindi non diverrebbero famosi. Ma ehi! La logica non è mai stata il piatto forte degli scienziati home-made arruolati tra le file degli “antivivisettori”.
          Tra l’altro, dato che la signora si lamenta di come la scienza offra troppi pochi risultati per i suoi gusti (sorvolando su robetta da poco tipo l’eliminazione di vaiolo, polio, le tecniche chirurgiche sempre più all’avanguardia o, più in generale, tute quelle robette che hanno fatto sì che la sua aspettativa di vita sia di 30 anni maggiore rispetto solo al 1950) e mi lancia il sasso senza nascondere la mano, approfitto per prendere una metaforica mazza da baseball e rimandare al mittente, con gli interessi, le sue assurde e strampalate lamentele.
          Non è di molti giorni fa la notizia degli esiti 100% positivi della prima sperimentazione umana del vaccino contro l’HIV. Magia? Sciamani? Sale magico? No: ricerca e sperimentazione, anche animale, bimbabbella.
          Un pelino più datata, ma non troppo, pure quella di una nuova interessante terapia anticancro basata sull’utilizzo dei macrofagi come veicoli di trasporto per l’interferone alpha, ancora in fase di test. Indovini un po’ su chi?
          Poi certo, capisco che per una abituata a miracoli e santoni certe cose possano essere delle piccole e insignificanti inezie. Un vero peccato, però, che il mondo reale dia ragione a noi.

          • Giovanni scrive:

            eppure HIV sta per human immunodeficiency virus, che significa virus umano. Non sapevo che infettasse gli animali e che fosse pertanto testato su di questi. Complimenti per riportare cose senza senso.

            • Gandalf scrive:

              Mai sentito parlare di “modello”?
              Complimenti per parlare a vanvera di cose che non conosci.

            • Gandalf scrive:

              Argh! Ho (forse) capito in ritardo quello che intendevi dire.
              Ho confuso i termini AIDS e HIV, touchè.

              • Enza scrive:

                è un dettaglio non da poco confondere HIV con AIDS. Fa capire quanto conosce ciò di cui parla, anzi ciò che copia da internet. Se sbaglia su cose come queste, tutto il resto è fuffa, a partire dalle convinzioni (che le hanno inculcato) sull’utilità della sperimentazione animale.

                • Gandalf scrive:

                  “Se sbaglia su cose come queste, tutto il resto è fuffa”
                  Per la serie: e lei non ha messo la maiuscola all’inizio della frase, come la lingua italiana comanda, quindi se non conosce l’italiano tutto quello che dice è fuffa.
                  Ma capisco sia più comodo ragionare per fallacie piuttosto che smentire nel merito il resto del mio intervento (che non si può smentire, essendo corretto). Non sia mai che le sue errate convinzioni possano in qualche modo vacillare!

                  • Enza scrive:

                    non provare a cambiare discorso aggrappandoti a stupidaggini su come si inizia la frase (con maiuscola o minuscola) dopo le baggianate che vai scrivendo dappertutto.

            • Nicola scrive:

              Sì lavora con gli animale perché condividono oltre il 90% del nostro DNA e dei nostri processi metabolici. Di conseguenza se il farmaco funziona sul l’animale ha qualche possibilita di funzionare anche sull’uomo (possibilità non assicurata, infatti si passa alla fase della sperimentazione sull’uomo prima di commercializzare il principio attivo).
              In sintesi, se ho un animale con il virus HIV e lo tratto con il farmaco che mi fa esiti positivi questo ha una probabilità di essere un farmaco indicato anche per l’uomo.
              La sperimentazione è necessaria. Non si possono usare colture cellulari poiché una cellulare reagisce uno stimolo come cellula, un tessuto reagisce come tessuto, un organo reagisce come organo, un apparato come un apparato e un organismo reagisce come un organismo. Un singola cellula, o un coltura, non si comporteranno mai allo stesso modo di un organismo complesso come il nostro.

              • Michele scrive:

                Caro Nicola, ma guardi che dire che la condivisione di oltre il 90% del DNA non significa molto. Sappiamo benissimo che organismi con DNA quasi identici possono avere risposte diverse ai farmaci. Inoltre, non è solo la similarità di sequenza del DNA che da le funzioni, ma anche l’organizzazione tridimensionale dello stesso, e di quest’ultima si sa praticamente nulla. Senza contare che fino a pochissimi anni fa c’erano grosse porzioni del DNA di cui non si sapeva la funzione e che pertanto venivano classificate come DNA spazzatura. Oggi si sa invece che queste regioni sono importantissime per l’organismo, e, ahimé, le differenze di queste regioni tra organismo ed organismo sono notevoli. Per mia modesta opinione, io propenderei ad usare prima modelli cellulari e poi eventualmente organismi inferiori per capire i meccanismi biochimici, e quando un meccanismo è assodato su questi modelli, proverei a programmare la compatibilità con l’organismo umano. Tralascerei l’utilizzo di animali più complessi dove proprio le differenze di metabolismo dei potenziali farmaci potrebbero inficiare i risultati delle ricerche perché un farmaco potenizialmente utile per l’uomo potrebbe dare per esempio un risultato negativo su un coniglio. Eventualmente gli animali di questo livello li userei solo alla fine proprio prima di iniziare la sperimentazione sull’uomo, per testare eventuali tossicità. Invece purtroppo la maggioranza di questi animali complessi si utilizzano in esperimenti molto più preliminare (ricerca di base) che potrebbero essere più proficuamente sostituiti da altri modelli. Un saluto.

                • Gandalf scrive:

                  Hai un bel po’ di confusione in testa, Michele.
                  Gli esperimenti su colture cellulari, le analisi computerizzate o, più in generale, tutti gli altri sistemi che vengono spacciati come alternativi alla sperimentazione animale, già oggi sono utilizzati in ogni ambito in cui sia possibile farlo (e non lo dico io, lo dice la direttiva europea di cui all’articolo, e lo diceva già la nostra vecchia legge del 1992) e, più in generale, la procedura da te auspicata (metodi complementari – test su organismi semplici – test sull’uomo) corrisponde alla procedura standard già oggi adottata. Il punto fondamentale è che i modelli complementari, ad oggi, non sono neanche lontanamente in grado di riprodurre la complessità di un organismo completo, né umano né di altri animali, e pertanto l’uso di modelli animali rimane l’unica alternativa ad oggi utilizzabile se non si vuole rischiare di portare tutti i possibili rischi e le complicanze che oggi vengono affrontati nella fase di sperimentazione sulle cavie direttamente su pazienti umani.
                  Idem con patate per quanto riguarda la ricerca di base. In che modo possiamo simulare le funzioni di un organismo che vogliamo studiare se ancora non ne conosciamo il funzionamento?

                  • Sandra scrive:

                    2 sono le cose: o lei non legge bene quello che scrivono gli altri, oppure non lo capisce.

                  • Michele scrive:

                    Gandalf, per prima cosa leggi bene quello che ho scritto, forse ci arrivi a capirlo (anche se sono convinto di illudermi). Poi, parlando di ricerca di base, è inutile atteggiarsi da professorino che vorrebbe smentire fior fiore di ricerce effettuate con successo su modelli non animali. Allora diglielo a Nature e Science, visto che ne sono piene di queste pubblicazioni. Tra l’altro si tratta di molte ricerche con traslazione pratica. Tralasciamo le molte contraddizioni che si riscontrano nelle tue risposte. P.S. vedo che Sandra mi ha preceduto nella risposta, ma ripetere giova.

                    • Gandalf scrive:

                      Quale parte di “tutti gli altri sistemi che vengono spacciati come alternativi alla sperimentazione animale, già oggi sono utilizzati in ogni ambito in cui sia possibile farlo (e non lo dico io, lo dice la direttiva europea di cui all’articolo, e lo diceva già la nostra vecchia legge del 1992) e, più in generale, la procedura da te auspicata (metodi complementari – test su organismi semplici – test sull’uomo) corrisponde alla procedura standard già oggi adottata” ha bisogno di un disegnino per venire compresa?
                      Non ho mai detto da nessuna parte che dalle procedure complementari non si possono ricavare dati utili (stando in tema di gente che legge una cosa e capisce quello che gli fa comodo), ma che tali procedure, ad oggi, non possono sostituire i modelli animali necessari nelle varie fasi della ricerca, che a seconda dell’ambito possono variare dai moscerini della frutta (abbastanza semplici per i tuoi gusti?), agli zebrafish, ai topi, e via in crescendo, fino all’essere umano.

          • Angela scrive:

            “bimbaBbella” lo dici a tua sorella! Cretino!

            • Stefania scrive:

              Angela, il tizio in questione non solo è un cretino e maleducato, ma anche ignorante della peggior specie, quella arrogante.

            • Luigi scrive:

              E’ un poveraccio… non ti curar troppo di lui, non vedi che è salito persino sulla sedia per recitare la sua cantilena?
              Purtroppo non esiste peggior cieco di chi non vuole vedere (e chissà perché, la cecità si accompagna puntualmente alla maleducazione).

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Rivoluzione in casa Corvette. L’ottava generazione della sportiva americana potrà contare sulla collocazione centrale anziché anteriore del motore e adotterà un V8 da almeno 650 cv. La nuova scocca dovrebbe restare fedele all’alluminio.

È la prima Bentley della storia alimentata a gasolio, oltre che la più “economica” a listino. Sotto il cofano della hyperSUV inglese pulsa il V8 4.0 TDI di derivazione Audi SQ7, forte di 435 cv e 900 Nm di coppia. Scatta da 0 a 100 km/h in 4,8 secondi.

Quali sono, quanto costano, come sono fatti, in che misure sono disponibili e che prestazioni promettono i migliori pneumatici invernali sul mercato; ecco una guida completa.

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Creata in collaborazione con le lettrici del magazine, la city car di casa Seat debutta sulla passerella del FashFest di Londra. Arriverà all'inizio 2017 nelle versioni a tre o cinque porte con tre motorizzazioni.

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