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Gli Stati Uniti scaldano l’esercito, Cina e Giappone inviano aerei da guerra nel Mar cinese

dicembre 13, 2012 Leone Grotti

Sale la tensione nel Mar cinese orientale e meridionale, dove Giappone, Stati Uniti e Cina smuovono l’esercito. Stamattina il Giappone ha inviato diversi aerei da guerra nella zona del Mar cinese orientale dove si trova il gruppo di isole Senkaku/Diaoyu. Tokyo ha deciso di inviare i jet F-15 dopo che la Cina ha sorvolato le isole con un suo aereo da guerra. Le manovre militari non fanno altro che aumentare la tensione tra due paesi che da oltre 40 anni si contendono la proprietà di queste isole.

MIGLIAIA DI MILIARDI DI TONNELLATE DI PETROLIO. Si tratta di cinque piccoli isolotti disabitati, che il Giappone chiama Senkaku mentre la Cina Diaoyu. Entrambi i paesi assicurano di esserne i legittimi proprietari fin dal 1972 ma le ultime mosse del governo nipponico hanno fatto infuriare i cinesi. Il governo, infatti, ha annunciato a settembre di avere acquistato tre delle cinque isole da una famiglia giapponese che era in grado di dimostrarne la proprietà per oltre 2 miliardi di yen, circa 20 milioni di euro. Le isole sono continuo oggetto di contesa sia perché si trovano al centro di una rotta marittima molto battuta, sia perché le acque intorno agli isolotti sono ottime per pescare. Il motivo principale, però, è un altro. Si ritiene che nel Mar cinese ci siano ricchissimi giacimenti: dai 4 mila ai 25 mila miliardi di metri cubi di gas naturale e circa 30 miliardi di tonnellate di petrolio. Nei mesi scorsi i due paesi si sono fronteggiati in modo pacifico con le navi, ognuno inviando pattuglie nei pressi delle isole. Tokyo e Pechino non avevano mai coinvolto aerei e la mossa è stata dettata anche dall’iniziativa della Cina, che a inizio dicembre ha varato una nuova legge che permetterà alla sua marina di intercettare tutte le navi che passano nel Mar cinese.

SI MUOVONO ANCHE GLI USA. Intanto, ieri i governi di Filippine e Stati Uniti si sono incontrati a Manila per rafforzare i legami militari ed economici tra i due paesi. Non è ancora stato trovato un accordo ufficiale, ma sembra che nei prossimi mesi dovrà aumentare la presenza di navi, aerei e truppe Usa attorno e sul suolo filippino. La mossa ha fatto irritare la Cina, con il nuovo segretario del Partito comunista Xi Jinping che durante una visita alla flotta di stanza nel sud del Guangdong ha dichiarato che dovranno «tenersi pronti alla guerra». È dall’8 aprile che si protrae, in quello che le Filippine chiamano Mar filippino occidentale (trovandosi nella loro “Zona economica esclusiva”), un braccio di ferro nei pressi del Scarborough Shoal che ha portato le navi di Cina e Filippine a confrontarsi a viso aperto e ha causato reciproche ritorsioni economiche. Le tensioni si erano allentate alla fine di maggio, quando entrambi i governi avevano imposto un divieto di pesca nella zona. Ma nei mesi di agosto e settembre Pechino ha continuato a pattugliare lo scoglio con le sue navi, rianimando la controversia. Per questo il segretario per gli affari esteri filippino Albert del Rosario ha dichiarato che «se la Cina continua a violare i diritti delle Filippine nell’area, saremo costretti a pensare a come rispondere». Un’influenza decisiva sulla direzione che prenderà la controversia sarà esercitata dagli Stati Uniti, visto che negli ultimi dieci anni hanno versato a Manila 512 milioni di dollari in aiuti militari e hanno festeggiato alla fine del 2011 il 60esimo anniversario della firma del trattato di reciproca difesa.

POLEMICA SUL PASSAPORTO. Comprensibile dunque l’irritazione cinese davanti all’incontro tra Usa e Filippine, che però è stato causato anche da una mossa provocatoria di Pechino. La Cina infatti ha incluso nel suo nuovo modello di passaporto una mappa della Cina dove, oltre al territorio della Repubblica popolare, fanno bella presenza diverse isole che da anni Filippine, Vietnam e altri paesi del Sudest asiatico si contendono con la Cina. Il Vietnam ha già annunciato che non timbrerà i passaporti, le Filippine, che prenderanno la stessa contromisura, hanno anche gridato «alla violazione della legge internazionale» quando hanno visto nella mappa le isole Paracel e Spratly che considera di proprietà dello Stato filippino.

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