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Gesù si è rivelato mangiando e fu un rivoluzionario anche per il mondo dei degustatori

luglio 26, 2013 Tommaso Farina

È davvero curioso l’ascetismo che alcuni attribuiscono alla religione cattolica, confondendola forse con alcune confessioni protestanti. In cucina il cattolico è preferibilmente crapulone, esclusi i giorni della Quaresima ove si richiede digiuno, astinenza dalle carni o ambedue le cose.

NOZZE DI CANA. Vangelo alla mano, la verità è una sola: gran parte dei momenti in cui Gesù si rivela, sono legati a contesti mangerecci di vario genere. Come si rivela Cristo alle nozze di Cana? Muta l’acqua in vino. E nel vino migliore. Con ciò, tra l’altro, anticipando di parecchi secoli una delle massime più sacrosante di ogni scuola moderna di sommelier: a parità di tipologia vinicola, il vino più importante si serve per ultimo. All’epoca cristiana, come ricorda l’evangelista, la prassi era inversa: si dava il buono all’inizio, e poi, col venir meno delle facoltà percettive degli ospiti, si versavano le scolature delle bottiglie. Cristo dunque, lo diciamo tra il serio e il faceto, fu rivoluzionario anche per il mondo dei coppieri e dei degustatori.

PANI E PESCI. Un’altra occasione che Cristo ha di mostrare la sua divinità, è quella dello spuntino che prepara alle migliaia di curiosi attirati dalle sue parole: sapendo bene che più della parola può lo stomaco, Gesù trovò cinque pani e due pesci, ma li fece bastare per tutti grazie al potere che Dio Padre gli aveva dato: ed ecco, il Messia dà un altro segno di sé quando ha a che fare con roba da mangiare.

CIBO VERO. Ma c’è di più. Il senso profondo della venuta di Gesù al mondo, il compimento del suo cammino terreno, hanno compimento a una tavola. L’istituzione dell’Eucarestia avviene nel corso di un banchetto. E Gesù non istituisce l’Eucarestia in un vaso, in un monile, in una moneta, in un tesoro: la istituisce nel pane e nel vino. Così come Mosè aveva mangiato agnello, pane azzimo ed erbe amare, così Gesù lega la sua persona e la sua presenza nel mondo al pane e al vino. Non è poco. Gesù ha cercato di far capire la sua concretezza e la sua divinità, ai suoi rozzi ma apertissimi discepoli, apparentandola a quella di cibo e bevande: come dire, ciò di cui l’uomo ha bisogno per vivere. Ma si tratta di cibo vero, di bevanda che toglie la sete per sempre.

RIVELARSI MANGIANDO. Poi Gesù sarebbe morto e risorto. Molti non vogliono credere al miracolo, o semplicemente non ci riescono. E Gesù che fa, per convincere gli scettici? Mangia con loro. Sulle sponde del lago di Genesaret, c’è un fuoco di brace con del pesce sopra, verosimilmente buono. Gesù lo prende e lo mangia, fugando gli ultimi dubbi. Chi si è rivelato mangiando, non poteva scegliere un mezzo migliore per palesarsi nella sua corporeità.

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2 Commenti

  1. Anserlmo scrive:

    Non parliamo poi della teofagia, peculiarità tutta cattolica.

  2. Piero scrive:

    E che dire della cerebrofagia (del proprio), nella quale gli atei eccellono?

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