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Piccoli grandi gesti di carità dopo l’attentato a San Pietroburgo

aprile 10, 2017 Angelo Bonaguro

San Pietroburgo, «Piter», la città della rivoluzione, la città della blokada (l’assedio nazista del 1941), messa di nuovo alla prova il 3 aprile scorso dall’attentato nella metro. In questi casi fa notizia l’orrore e lo sgomento, eppure «i pietroburghesi ieri sono diventati un’unica famiglia» – ha scritto una testimone; qualche media russo se n’è accorto, e ha raccolto le testimonianze dei gesti spontanei di carità compiuti da molti in quelle ore drammatiche.

Dopo l’attentato la metro è rimasta chiusa per diverse ore, e migliaia di persone si sono ritrovate bloccate a piedi in centro, con i mezzi di trasporto in tilt. Pian piano si è diffusa una solidarietà spontanea: chi aiutava i feriti, chi chiamava i soccorsi – «non c’è stato panico, o viltà, tutti erano uniti». I taxi Uber e Taksovičkof hanno riportato a casa gratuitamente chi non sapeva come rientrare, a loro si sono aggiunti molti automobilisti che offrivano passaggi, come Artem, venuto in città a cercar lavoro: «Ho noleggiato un’auto e caricavo chi aveva bisogno di un passaggio, dalle 19.30 alle 23 ho riaccompagnato a casa 8 persone». Alcune pompe di benzina erogavano fino a 500 rubli di carburante gratuito agli automobilisti-tassisti. Qualcuno ha creato una tabella online dove si poteva scrivere il proprio nome, il telefono, la destinazione e l’ora in cui c’era bisogno di un passaggio, e via. Qualcosa di simile si era già visto a Parigi e a Bruxelles.

«Salgo in auto per andare a prendere il piccolino all’asilo, e scoppio in lacrime – ha raccontato Natalija. – Per la tensione, la paura, il peso che mi sento addosso, il dolore. Sento battere al finestrino, vedo una famiglia con la carrozzina: “Signora, va tutto bene? Davvero? Ha problemi a telefonare? Non si metta in viaggio in queste condizioni… Ecco, prenda dei fazzolettini e un po’ di cioccolato, è molto buono, sa! Lo prenda, ne abbiamo ancora. Tutto si sistemerà”. E mi vengono i brividi… Sulla prospettiva Moskovskij c’è un giovanotto fermo in auto che distribuisce bottiglie d’acqua e banane ai passanti… Sui social verso sera si diffondono appelli e inviti tipo: “Chi non può muoversi, venga da me, abito vicino a ***, berremo del tè e accarezzeremo un po’ i gatti”. Accarezzare i gatti – ecco un potentissimo antistress».
Sì, l’ospitalità: bar e ristoranti hanno offerto gratuitamente del cibo e del tè caldo, come il caffè ebraico Bekicer sulla via Rubinštejn: «A chi è costretto a rincasare a piedi, il nostro bar è pronto ad offrire tè e caffè gratuiti! Resistiamo uniti!». Come loro, la rete di fastfood Čajnaja ložka e la KFC offrivano in centro «tè zuccherato a volontà».
I residenti e gli uffici dei quartieri interessati dall’esplosione hanno messo a disposizione i locali per coloro che senza mezzi pubblici non sapevano dove andare: solo per stare al caldo, per mangiare un boccone o addirittura per fermarsi a dormire. Sui social si rincorrevano gli inviti: «Se qualcuno è rimasto bloccato in centro, venga da noi, in via ***»; «Amici pietroburghesi, se qualcuno non sa dove andare, può fermarsi a dormire da noi, possiamo ospitare due persone».
L’eparchia ortodossa ha inviato dei sacerdoti nei quattro ospedali che accoglievano i feriti, mentre più «laicamente» nel web si sono messi a disposizione alcuni psicologi.

«Ho avuto una specie di shock culturale», ha scritto una persona, e anche se non tutto è andato per il verso giusto, anche se c’è stato qualche sciacallo che ha tentato di approfittare della situazione per intascare qualche rublo in più, «la città oggi è stata una cosa sola, un cuore solo, un unico respiro (…). Non puoi spaventare gente così, questa cara città, l’amata Piter». «Qui le persone spesso sono imbronciate – mi scrive Elena – ma sai, dipende anche dalle condizioni in cui vivono, e persino dal clima. Al fondo permane la memoria storica della blokada, per quanto possa sembrare strano. Perciò quando accade una tragedia come questa, ci si aiuta e ci si sostiene reciprocamente». E aggiunge, con una punta di orgoglio e campanilismo, «Mosca è tutta un’altra cosa!».
Restano tante domande sull’attentato che gettano un’ombra sinistra sulla città «creatura di Pietro». Ma intanto la carità ha prevalso. «Ci salveranno i gesti di una bellezza gratuita», ha scritto in un suo testo il musicista pietroburghese Boris Grebenščikov.
Sì, questa è la Russia che padre Scalfi ci ha raccomandato di amare, «nonostante tutto» il resto.

Foto Ansa

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