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Georgia O’Keeffe, la signora dei fiori macroscopici

ottobre 3, 2011 Mariapia Bruno

Punta l’obiettivo su una straordinaria icona dell’arte americana del XX secolo il Museo Fondazione Roma di Palazzo Cipolla che regala al pubblico una grande personale dedicata al complesso universo artistico di Georgia O’Keeffe. Classe 1887, l’artista americana del Wisconsin ha dato una spinta decisiva, nel corso della sua lunga vita, alla poetica del realismo statunitense attraverso la sua visione dettagliata e precisa delle forme naturali e architettoniche del mondo che l’hanno resa madre di una corrente artistica autonoma, il “Precisionismo“. Vissuta tra Chicago e New York, dove vince nel 1908 il premio League’s William Merritt Chase con il dipinto Untitled (Dead Rabbit with Copper Pot) (Senza titolo, Lepre morta con vaso di rame), smette di dipingere quando sente che la tradizione di Realismo che le era stata insegnata le era estranea e comincia a insegnare all’University of Virginia, al Columbia College nel Sud Carolina, alla scuola pubblica di Amarillo in Texas e al West Texas State Normal College in Canyon

 

La spinta creativa rifiorisce pero’ nel 1912 quando, durante un corso per insegnanti presso la University of Virginia, rimane colpita dalle teorie avanguardistiche di Arthur Wesley Dow secondo cui l’opera d’arte debba trasmettere i sentimenti e le sensazioni dell’artista attraverso armoniche combinazioni di linee, forme e “notan” (i giochi di luci e ombre secondo l’arte giapponese). Ispirata da questo nuovo concetto la O’Keeffe realizza una serie di disegni a carboncino molto astratti e innovativi che vengono adocchiati dal celebre fotografo Alfred Stieglitz, suo futuro marito, che ne sceglie alcuni per una sua collettiva e che in seguito organizzerà la sua prima personale alla Galleria 291 di New York, evento che spingerà Georgia a trasferirsi nuovamente nella Grande Mela. Ecco che cominciano a comparire nelle sue opere le prime architetture e i primi palazzi newyorchesi, seguiti da fiori macroscopici dai forti, ma raffinati, riferimenti erotici.

 

E’ il momento di maggiore successo dell’artista che per trovare ispirazione partirà alla volta del Nuovo Messico dove passerà tante estati a dipingere prima di trasferirvisi definitivamente nel 1949, tre anni dopo la morte del marito. Particolari paesaggi di seducente bellezza scandiscono la produzione artistica della O’Keeffe in questo periodo e alimentano senza sosta la sua creatività fino alla metà degli anni Settanta, quando un problema alla vista la allontanerà poco a poco dalla pittura. Le opere di quest’ultimo periodo sono caratterizzate da un ritorno all’astrazione come Blue Black and Grey (Blu, nero e grigio) del 1960, un dipinto in cui vengono rappresentati la terra e un fiume visti dall’alto. «Sono tutti fiumi visti dall’aereo – affermò l’artista – Ultimamente ho volato tanto, ho girato il mondo, e ho notato un numero sorprendente di deserti e fiumi bellissimi. I fiumi sembrano veramente sollevarsi e saltarti agli occhi. Non c’è nulla di astratto in questi quadri, sono quello che ho visto, e per me sono molto realistici». Aperta a Roma fino al 22 gennaio 2012, prima di essere trasferita al Kunsthalle der Hypo-Kulturstiftung di Monaco di Baviera dal 3 febbraio al 13 maggio 2012 e all’Helsinki Art Museum dal 31 maggio al 9 settembre 2012, la mostra romana ripercorrerà passo dopo passo la carriera artistica di una donna che, come un fiume in piena, ha cambiato il corso della storia dell’arte moderna con le sue sinuose creazioni. 

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