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Gender a scuola. Vicariato di Roma: «Chi è per la famiglia naturale si esprima pubblicamente»

febbraio 25, 2014 Redazione

La Radio Vaticana ha intervistato ieri don Filippo Morlacchi, direttore dell’Ufficio per la pastorale scolastica del Vicariato di Roma, che in un articolo su Roma Sette (il dorso locale di Avvenire) è intervenuto sui corsi che introducono l’ideologia del gender nelle scuole di Roma (ve ne abbiamo parlato qui). Don Morlacchi è molto chiaro nell’esprimere la sua contrarietà al piano di aggiornamento per circa 7 mila insegnanti degli asili. Il sacerdote, inoltre, ripete quanto già scritto nel suo commento: «È tempo che anche in Italia le persone convinte della bontà della famiglia naturale si esprimano pubblicamente».

NON E’ UNO STEREOTIPO. «È un progetto – spiega – che segue una strategia molto più ampia, volto direttamente alla formazione degli insegnanti, per giungere, attraverso gli insegnanti, a modellare anche la sensibilità dei bambini. Chi lavora con i bambini e l’infanzia ha molto chiaro che, per un bambino e una bambina, la differenza sessuale non è uno stereotipo culturale imposto, ma è un’evidenza palese, lapalissiana». Il direttore non sottovaluta certo che ogni tipo di discriminazione vada combattuta, ma al tempo stesso respinge come ideologica l’impostazione del progetto: «Il problema – dice – è che questa proposta pedagogica si fonda su un’antropologia, su una visione dell’uomo, che ritiene che l’identità sessuale sia una realtà accidentale, mentre l’elemento fondamentale è l’identità di genere, che la persona nella sua libertà decide di assumere. Questa priorità del dato psicologico sul dato biologico e somatico suppone un’antropologia, una visione dell’uomo, difficilmente compatibile con il Vangelo, anzi, non compatibile».

CASI STRUMENTALIZZATI. D’altronde, tematiche come questa sono vengono spesso strumentalizzate, utilizzando tristi casi di cronaca. Basti pensare al caso del ragazzo coi pantaloni rosa, citato da molte associazioni omosessuali come emblema del clima omofobico che si respira nelle nostre scuole. Poi, che tutto questo si sia rivelato falso importa poco, come dimostra il piccolo spazio dato alla notizia dell’archiviazione. Proprio a proposito di quel caso, don Morlacchi rivela che «io sono stato in questa scuola di Roma e per una pura coincidenza mi trovavo lì il giorno in cui i giornali hanno dato la notizia del fatto che il dirigente scolastico era stato scagionato dall’accusa di omessa vigilanza o, comunque, disattenzione su queste tematiche. La preside si è sentita molto confortata. Io ho voluto semplicemente esprimerle la mia vicinanza, perché capisco quante calunnie siano state sparse nei suoi confronti. Lei mi ha stretto la mano con molto affetto. Evidentemente si è sentita toccata sul vivo, perché nelle scuole gli insegnanti cercano di educare nel migliore dei modi i ragazzi e non credo che ci siano delle scuole in Italia che istighino alla discriminazione per l’orientamento sessuale o che promuovano un odio nei confronti degli omosessuali».

INDOTTRINAMENTO. Il punto nodale, secondo il sacerdote consiste nel fatto che una tale imposizione esclude le famiglie dal percorso educativo dei figli: «I genitori – chiosa – già hanno tante preoccupazioni e vorrebbero vedere nella scuola un alleato. Purtroppo, ho l’impressione che la maggior parte delle famiglie veda in queste iniziative non uno strumento che allarga la mentalità dei propri figli, ma un tentativo di indottrinamento che, alle volte, confligge con la visione del mondo dei genitori stessi. E credo che instillare queste idee possa ingenerare un’ansia, una confusione piuttosto che una chiarezza. “Instillare” non è un mio termine, perché è esattamente ciò che viene suggerito in una di queste pubblicazioni, prodotta da un centro di studi, al quale è stato appaltato uno dei progetti dal Ministero della Pubblica Istruzione. L’idea di fondo è proprio questa: instillare nei bambini piccoli queste idee per produrre un cambiamento culturale».

PURE GLI ANGIOLETTI. Da ultimo, don Morlacchi racconta un aneddoto: «Un’insegnante di religione, lo scorso Avvento, non ha potuto fare i presepi. Ha trovato, però un escamotage: ha preparato un bel cielo azzurro e incollato su questo cielo degli angioletti fatti con spugne di colore rosa e colore azzurro su cui mettere poi le ali dell’angelo. Questa proposta è stata violentemente contestata dalla coordinatrice didattica, perché sembrava inopportuno presentare questi angeli di colore azzurro per i maschietti, e rosa per le femmine. Alla fine, poi, sono stati fatti bianchi… e va bene. Tutto questo, però, secondo me, rappresenta una maniera di forzare la mentalità, di contestare questo stereotipo del maschio e della femmina, che invece è a mio giudizio, più che uno stereotipo, un archetipo. L’essere umano è o maschio o femmina, e qui so che potrei essere contestato o addirittura accusato di reato, ma credo che una persona che non ha una chiara identità sessuale, maschile e femminile, in qualche modo contraddica il dato di natura».

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2 Commenti

  1. Shiva 101 says:

    Faccio mio l’appello del Vicariato e invito tutti a una grande mobilitazione per urlare il nostro NO all’ ideologia del gender che minaccia le nostre menti, le nostre vite.

  2. giuliano says:

    caro Bruno Amore, scrivere liberamente va bene, ma dire menzogne un pò meno. Nei secoli “bui” i figli che non “venivano bene” li tenevano in vita, magari affidandoli alle suore dei conventi. La loro uccisione deliberata è solo frutto dei partiti politici odierni.Se affidare un figlio ad una padre e ad una madre, come fatto dalla preistoria, significa assomigliare alla Russia, ebbene viva la Russia e fuori dalle p… tutti i Bruno Amore

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