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Fumetto – Max Fridman, l’antieroe di Vittorio Giardino

febbraio 10, 2015 Amedeo Badin

Parlare di Max Fridman, antieroe malinconico la cui prima storia uscì nel 1982, può apparire velleitario. Eppure questa spia suo malgrado, dotata di languidi e tristi occhi chiari e di una barba Max Fridmanruvida e curata, poliglotta e conoscitore dell’animo umano, oltre che esperto cosmopolita europeo, lascia il segno e colpisce per un’attualità viva e vivace. L’autore Vittorio Giardino lo presenta in Rapsodia Ungherese, seguita poi da La porta d’Oriente, due storie avvincenti e tese, in cui l’elemento spionistico domina senza prevaricare sugli altri.

Giardino, ex ingegnere passato al fumetto (e per fortuna, aggiungiamo noi), costruisce sceneggiature di ferro, in cui intrighi complessi, omicidi a raffica e matasse diaboliche si intrecciano in un grande affresco, storico e politico. L’anno in cui sono ambientate le sue storie, il 1938, è centrale secondo l’autore nella costruzione dell Storia: la Germania nazista si espande e l’Unione Sovietica comincia a stendere le sue tele di dominio, mentre un pugno di idealisti sfida con ferocia il regime franchista in Spagna. Lo sfondo su cui si muove Fridman è dunque preciso ed accurato, non solo sotto l’aspetto storico. Il paesaggio, gli edifici, le architetture, le strade, i vestiti, i mezzi di trasporto: tutto è preciso e ben definito, con un tratto di matita e di china accurato e mai pesante. Il grande formato alla francese permette all’autore una costruzione classica della tavola, con vignette ariose e prospettive cinematografiche, mentre i baloon affollati donano senso e complessità ad una lettura scorrevole, anche se piacevolmente impegnativa.

Fridman si muove in questo cimitero di macerie ideologiche, in cui un mondo svanisce senza aver ben chiaro che cosa nascerà successivamente. Eroe dolente e tragico, che si innamora spesso della donna sbagliata, l’ex-spia svizzera non pone giudizi e non si esprime, conscio di una disillusione di fondo che gli permette di vedere le cose con occhio cinico e romantico al tempo stesso. Incontrato Giardino a Lucca Comics 2014, si dimostra non solo un maestro del fumetto, ma un uomo umile e appassionato del suo lavoro. Ha illustrato come, prima di iniziare un nuovo lavoro, affronti con cura e passione un enorme studio dell’epoca e del luogo in cui sarà ambientata, incrociando storia, società e costume. Un artigiano del fumetto, che con Fridman ha disegnato un altro romanzo, il bellissimo No Pasaran, e che sta preparando una nuova storia su Jonas Fink. Lasciamo alla gallery lo spazio per raccontare un grande autore, purtroppo ancora troppo poco noto in Italia. E si spera che i primi due libri con la malinconica spia ritornino in catalogo al più presto.

Rapsodia Ungherese, La porta d’Oriente, di Vittorio Giardino, 100 tavole circa, Lizard Edizioni, a colori, 18€

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