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Fotografia – Al Foro Boario di Modena protagonisti i luoghi sacri di Kenro Izu

ottobre 22, 2014 Mariapia Bruno
Kenro Izu, Angkor #79, Cambodia, 1994. Dalla serie “Sacred Places”, stampa al platino, 35,5x51 cm. Courtesy l’autore

Kenro Izu, Angkor #79, Cambodia, 1994. Dalla serie “Sacred Places”, stampa al platino, 35,5×51 cm. Courtesy l’autore

Sono il napoletano Mimmo Jodice (1934), di cui abbiamo parlato qui,  e il giapponese Kenro Izu (1949) i protagonisti internazionali delle due nuove mostre monografiche del Foro Boario di Modena. Il primo presenta la sua indagine del mediterraneo con la mostra Arcipelago del mondo antico, visibile fino al 11 gennaio 2015, il secondo ci porta nei più importanti “luoghi sacri” del mondo attraverso la personale intitolata Territori dello spirito, anch’essa aperta fino all’11 gennaio. <<Spesso mi domandano perché fotografo monumenti – racconta l’artista. È ciò che più si avvicina a qualcosa capace di durare in eterno. Ma se si guarda bene c’è una sottile linea di confine tra la pietra e la sabbia circostante. Nemmeno la pietra è eterna, come ci insegna il buddismo tutto è transitorio. La nostra vita, quella di un fiore, perfino quella di un albero o di una pietra non sono altro che un momento nell’eternità>>.

Kenro Izu, Kailash #75, Tibet, 2000. Dalla serie “Sacred Places”, stampa ai pigmenti 72x102 cm. Courtesy l’autore

Kenro Izu, Kailash #75, Tibet, 2000. Dalla serie “Sacred Places”, stampa ai pigmenti 72×102 cm. Courtesy l’autore

Dalle piramidi d’Egitto alle antiche pietre di Stonehenge, dalla città di Angkor in Cambogia ai templi buddisti di India e Indonesia, dal deserto della Siria alle alte vette del Tibet, l’obiettivo narrativo di Izu si muove tra rovine e pietre. Quello che vediamo è un mondo senza tempo che ci appartiene come è appartenuto a quelli che sono venuti prima di noi, e che apparterrà a chi avrà modo di assaporarlo in futuro. Da vedere nella stessa sede e non meno importante e interessante è la retrospettiva collettiva Fotografia de los Andes, che ci porta alla scoperta della straordinaria ricchezza della cultura peruviana, attraverso 50 immagini di fotografi che hanno viaggiato e scattato tra la seconda metà dell’ottocento e la prima metà del novecento.

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