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Femen, le rivoluzionarie in topless hanno vinto. Ora le donne oggetto sono in offerta gratuita

marzo 11, 2013 Correttore di bozze

Il Correttore di bozze non sa più a quali letture dedicarsi, in questi giorni in cui sembra non succedere nulla (a parte un conclavetto, una mezza crisi istituzionale e poco altro). Perciò, disperato, si è messo alla ricerca di qualcosa di stimolante. Eccitante. Piccante. Magari anche un po’ erotico, se non proprio hard. Insomma, cercava un carnaccio. Essendo però quest’ultimo un settore diciamo poco frequentato qui nella redazione di Tempi, il Correttore di bozze non ha potuto evitare di far cascare l’occhio sulla copertina dell’ultimo numero del Venerdì, il settimanale di Repubblica. Che in mancanza di meglio, se non altro qualcosina prometteva, per lo meno a giudicare dalla mise della ragazza riprodotta (vedi foto a lato). Poi il Correttore di bozze ha letto il titolo, “Chi ha paura del corpo delle donne”, e ha capito che stava per addentrarsi nell’ennesimo surreale elogio giornalistico delle Femen, le belle figliole ucraine che da qualche tempo a questa parte manifestano dappertutto e contro la qualunque, purché rigorosamente in topless. Sicché per una volta il Correttore di bozze poteva unire il futile al dilettevole, e ci si è tuffato come un paperotto nella sua pozzanghera.

UNA CAUSA PER CUI BATTERE
In principio erano le Femen. Fecero la loro apparizione (…) nelle strade di Kiev. Erano vestite da prostitute, le calze a rete strappate sulle gambe lunghe e tacco 12. Se la prendevano con i turisti stranieri in cerca di sesso, con gli abusi, lo sfruttamento e il potere dei maschi. Sui loro cartelli era scritto: «L’Ucraina non è un bordello».
Fiammetta Cucurnia, il Venerdì di Repubblica

BARCOLLO MA NON MOLLO
Un anno più tardi, eccole nude sul viale Kreschatik, la grande via commerciale. Non sembrano esattamente a loro agio, piegano le braccia per nascondere un po’ il busto scoperto. Ma resistono, stoiche, anche quando la polizia accorre per coprirle e portarle via.
Fiammetta Cucurnia, il Venerdì di Repubblica

ATTENTI A VOI, GOVERNI E MATUSA
Un movimento che ha fermentato a lungo, per tanto tempo quasi invisibile, ma che oggi si sente forte, esplode in forme spettacolari, e coglie impreparati uomini e governi, alimentandosi dei propri successi e di una nuova fiducia nella vittoria.
Fiammetta Cucurnia, il Venerdì di Repubblica

UN BEL PAIO DI IDEE
«Abbiamo pensato» raccontò Anna Gutsol allo Spiegel «che se il corpo delle donne riesce a vendere qualsiasi cosa, allora noi dovevamo usarlo per vendere idee».
Fiammetta Cucurnia, il Venerdì di Repubblica

PERFINO IL CORRETTOREDIBOZZENKO
Perfino i giornali ucraini, che non perdono occasione per deriderle e domandarsi chi le finanzia e a chi servono, riconoscono a queste ragazze coraggio e creatività.
Fiammetta Cucurnia, il Venerdì di Repubblica

MAI PIÙ DONNE OGGETTO
A chi glielo chiede, loro dicono che i soldi arrivano dal merchandising con il loro marchio, dagli sponsor, dai progetti delle associazioni per i diritti delle donne. E non suona strano. Perché in questi anni sono diventate le modelle della protesta internazionale, le vetrine, le cover girl della terza generazione del femminismo mondiale.
Fiammetta Cucurnia, il Venerdì di Repubblica

IL CASTING IDEALE
Tra un’azione e l’altra, si riuniscono a Kiev, per lo più nelle case o al bar Cupidon, in un sottoscala di via Pushkin. È qui che, una sigaretta dopo l’altra, progettano e incontrano le tante belle ragazze in arrivo ogni giorno dalla provincia, mosse dal sogno di lottare con loro.
Fiammetta Cucurnia, il Venerdì di Repubblica

L’INTERNAZIONALE ESIBIZIONISTA
Per un ideale che ormai travalica le frontiere del Paese.
Fiammetta Cucurnia, il Venerdì di Repubblica

TOPOLONE DI TUTTO IL MONDO UNITEVI
Non più solo giustizia per le donne ucraine, ma rivolta politica e sorellanza con le donne del mondo, una battaglia da combattere con le armi affilate dei loro corpi slanciati, simbolo di femminilità, maternità, sessualità.
Fiammetta Cucurnia, il Venerdì di Repubblica

GUARDALE ANCHE TU SUL SITO DI REPUBBLICA
Le abbiamo viste a Parigi, a Mosca, nell’Italia del Papa e di Berlusconi.
Fiammetta Cucurnia, il Venerdì di Repubblica

CLICCA QUI PER UNIRTI ALLA LOTTA
Il contagio corre sul piccolo schermo, sulla carta stampata, sul web.
Fiammetta Cucurnia, il Venerdì di Repubblica

BIRD WATCHING
Diverse, eppure così simili, dalla periferia della Grande Russia sono arrivate a Mosca nel 2011 le Pussy Riot (rivolta delle passere), e il senso della loro ribellione sta tutto nel nome che si sono cucite addosso.
Fiammetta Cucurnia, il Venerdì di Repubblica

LE GUERRIGLIERE DEL CHIAPAS
Molto lontano da loro, in Giappone, in quegli stessi mesi si faceva spazio nel mondo femminista, pacifista e ambientalista, Rena Masuyama, fondatrice delle Momoiro Guerrillas, le guerrigliere rosa. Il colore della natiche, precisa il volantino, e non delle donne
Fiammetta Cucurnia, il Venerdì di Repubblica

FORSE
Sarà un caso se Oksana Shachko, delle Femen, rischia il carcere per aver preso a parolacce l’ambasciatore indiano a Kiev? Forse.
Fiammetta Cucurnia, il Venerdì di Repubblica

FEMEN CONTRO MASCHION
«Come in altre occasioni, le Femen hanno mostrato che l’uomo, il maschio, è per sua natura aggressivo».
Stefano Bolognini, psicoanalista freudiano e presidente dell’International Psychoanalytical Association, intervistato Claudia Arletti sul fenomeno Femen, il Venerdì di Repubblica

UNA RABBIA PROROMPENTE
«Le Femen sono sicuramente mosse da profondissima rabbia, che viene rivolta ora contro un nemico, ora contro un altro».
Stefano Bolognini intervistato Claudia Arletti sulle Femen, il Venerdì di Repubblica

CIOÈ CHE STORIA
«Venisse una di loro da me, nel mio studio, non entrerei nel merito delle scelte ideologiche e, invece, mi concentrerei sulla sua storia».
Stefano Bolognini intervistato Claudia Arletti sulle Femen, il Venerdì di Repubblica

BESTEMMIANDO GIUSTO UN POCO
«Senza denudarsi, solo per il fatto di esporsi nei posti sbagliati indossando abiti variopinti, le Pussy Riot in Russia diventano dirompenti».
Stefano Bolognini intervistato Claudia Arletti, il Venerdì di Repubblica

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2 Commenti

  1. Su Connottu scrive:

    Ma perchè non vanno mai a sventolare le tette a Islamabad, o al Cairo, o in qualche villaggio talebano?

    • Giovanna scrive:

      Visto che per difendere il corpo delle donne si manifesta nude, si potrebbero fare delle manifestazioni contro la violenza picchiando qualcuno o a favore della pace lanciando una bomba…ma la cosa veramente da pazzi secondo me è la totale mancanza d’ironia dei media, come in quest’assurdo articolo del Venerdì , ma uno dei tanti sul genere, che sembrano con tutte le forze non voler cogliere l’enorme ed evidentissima contraddizione, del tutto contro le donne, di queste poverette. Cioè, capisco queste attiviste, fanno il loro gioco di guadagno ed attenzione che deriva dalla morbosità che suscitano, ma che dei giornali , il 99% dei giornali dia loro corda senza che un lettore , o peggio una lettrice che magari ha scagliato parole di fuoco contro Belen o la Minetti, alzi un ditino, bè, mi risulta incomprensibile.

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