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Femen lancia il “Topless Jihad” nel mondo arabo. Facciamogliele vedere, a quei maschilisti

aprile 3, 2013 Correttore di bozze

Il Correttore di bozze stravede per le donne impegnate politicamente e infatti non si perde una fotogallery delle Femen. Proprio così. Ogni volta che quelle ragazze mettono le tette al vento, chissà perché, chissà per come, il Correttore di bozze corre a cliccare le immancabili fotogallery sul sito di Repubblica o del Corriere della Sera, che su questi temi caldi, anzi caldissimi, sono sensibili almeno quanto lui. Chissà perché, chissà per come.

Come ormai ogni italiano medio sa bene (un po’ meno forse le italiane medie), le Femen sono le celebri neo femministe ucraine che non perdono un’occasione per manifestare pubblicamente la loro indignazione con un bel topless. Che sia il turismo sessuale in Ucraina, il maschilismo di qualche malvagio governante o l’elezione di un nuovo pericolosissimo papa (vedi le immagini in questa pagina), tutto si può contestare, purché ciò avvenga rigorosamente con le zinne de fòri, per dirla à la française. E se poi arriva la polizia che tutte le poppe si porta via? Tanto meglio per il Correttore di bozze, lui a questo punto ha imparato ad apprezzare anche la donna nuda che fa resistenza al pubblico ufficiale. Tutto quel ballonzolare e smanacciare ha un certo nonsoché.

Le solite malelingue in Ucraina dicono che le Femen sono pagate profumatamente per le loro esibizioni. Altrimenti non si spiegherebbe la diffusione del movimento, le varie sedi in giro per il mondo, il clamore mediatico. Luigi De Biase sul Foglio poche settimane fa ha raccontato che «una reporter del canale tv 1+1 s’è arruolata nel gruppetto per un mese» scoprendo che ogni militante sarebbe pagata fino a «mille euro al giorno». Inoltre il movimento «avrebbe rapporti solidi con un uomo d’affari americano con molti interessi a Kiev, un certo Jed Sunden, e con due ricconi tedeschi».

Il Correttore di bozze naturalmente prende le distanze da queste oscene insinuazioni. Le riporta solo per dovere di cronaca. È la macchina del fango della destra reazionaria e lui si rifiuta di darle credito. Anche perché sarebbe un peccato se questi epici spettacolini di orgoglio femminista fossero rovinati da una banda di battone. Pardòn, escort.

Ogni volta che le Femen sfoderano le loro armi, per il Correttore di bozze è uno spunto di riflessione che impegna gli occhi e il cuore. Soprattutto gli occhi, dal momento che purtroppo, chissà perché, chissà per come, in Ucraina evidentemente solo le gnocche diventano femministe*.

(*Una tendenza, questa, che sembra essere smentita almeno in Italia, dove la neonata sezione locale delle Femen è animata da ragazze così così, e te pareva, le quali tuttavia compensano la discutibile prestanza fisica con un acume intellettuale non comune, capace di escogitare slogan come «libera le tette e la tua mente seguirà», oppure «queste non sono tette»; e infatti pur non avendo combinato ancor nulla di significativo hanno già potuto mostrare le loro tette, pardòn, pere sbucciate al Corriere della Sera).

Comunque la notizia di oggi è che le “sextremiste” di Femen hanno lanciato dal loro sito il “Topless Jihad”: «Il movimento di donne ucraine che si denudano per protesta – spiega un lancio di agenzia Ansa – si mobilita in sostegno di Amina Tyler, la ragazza tunisina che, imitandole, ha postato su Facebook le sue foto in topless, scatenando l’ira dei conservatori islamici che ne chiedono la lapidazione. La “guerra santa del topless” invita “tutte le donne arabe a un’azione pubblica in topless”: “Ci saranno milioni di Amina! Il nostro seno è più pericoloso delle vostre pietre”».

Ora, come si è capito il Correttore di bozze ha una grande stima dei seni delle Femen, ma ci andrebbe un po’ cauto con le fanfaronate. È tutto da vedere l’esito che avrà questo appello al Topless Jihad. Il Correttore di bozze, di suo, aderirebbe ben volentieri, casomai in downless anziché in topless, ma onestamente dubita che Facebook si riempirà delle foto di «milioni di donne arabe» senza reggiseno. Certo è, però, che i nostri giornali seguiranno attentamente la protesta e dedicheranno fotogallery su fotogallery alla coraggiosa battaglia. In fondo è sempre bello fare i femministi con i topless degli altri. E poi sapessi come tira l’impegno. Sono clic a palate. Contro la mercificazione della donna, donne nude gratis. Se non ora quando?

Lo ha capito perfettamente la tizia che si è spogliata in piazza del Popolo a Roma durante il recente comizio di Berlusconi per manifestare, presumibilmente, a favore di Stamina, una cosa che perfino per il Correttore di bozze sarebbe troppo complicato stare a spiegare in questa sede. Un gesto completamente fuori contesto. La gente intorno manco ha capito per chi o contro cosa protestasse, la biondona con le bombe rifatte. Tutti però, compresi i giornali (che infatti poi sono stati costretti a smentire), hanno pensato: topolona + piazza + bocce nude + scritte sul corpo = Femen. E invece era solo uno strip tease proletario.

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