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Favia mortifica Grillo, ma Piazza Pulita mortifica il giornalismo

settembre 8, 2012

Giovanni Pecoraro ha scoperto l’acqua calda. Il giornalista di Piazza Pulita, il programma di Corrado Formigli, ha intervistato (nel maggio scorso) il consigliere regionale dell’Emilia Romagna Giovanni Favia. Uno degli eletti più influenti del movimento di Beppe Grillo. A microfoni spenti, l’esponente grillino si è lasciato andare ad un robusto sfogo nei confronti dell’opinion maker dell’ex comico: “Gianroberto Casaleggio prende per il culo tutti, da noi la democrazia non esiste”. Nulla di nuovo sotto il sole. Le truppe a cinque stelle non hanno un retroterra politico, né una struttura organizzata, che ne possa amalgamare l’azione una volta assurti ad incarichi pubblici. Così l’ordine di scuderia è quello di non interagire con i media per non apparire come una caleidoscopica Babele di pensieri e istanze, e di rispettare la strategia messa insieme dal duo Grillo/Casaleggio. Favia non solo ha violato il silenzio stampa, non solo ha criticato il duopolio che ha potere di vita e di morte sui membri del movimento, ma ha anche affermato che lo spin doctor di Grillo “infiltra” uomini da lui direttamente controllati nei posti chiavi delle liste elettorali, per influenzarne l’esito e mantenere il polso della situazione.

Al diavolo la democrazia diretta, al diavolo la meritocrazia. Favia ha espresso addirittura seri dubbi sulla consultazione via web che dovrebbe selezionare i prossimi candidati in Parlamento. Una dinamica che appariva piuttosto scontata a chi ha osservato in questi mesi le fortune del M5S.

Giuseppe Cruciani, giornalista di Radio24, ha osservato su Twitter che “se il movimento vince è grazie alla dittatura di Grillo e Casaleggio, il resto non esiste”. Ma l’arcinoto acquisisce un sapore diverso se esplicata da uno dei capofila del movimento. Scatenando la reazione stizzita del diretto interessato: “Né io, né Beppe Grillo abbiamo mai definito le liste per le elezioni comunali e regionali. Né io, né Beppe Grillo, abbiamo mai scritto un programma comunale o regionale. Né io, né Beppe Grillo abbiamo mai dato indicazioni per le votazioni consigliari, né infiltrato persone nel Movimento Cinque Stelle”.

Se la sostanza delle parole di Favia ha scatenato le polemiche sulla rete e il peana di commenti dal mondo della politica (elegantissima la risposta dell’interessato), una riflessione va dedicata al metodo. Rubare un fuorionda, tradendo la libertà dell’intervistato e violando la sua libertà di selezionare gli argomenti che desidera comunicare al pubblico e quelli che vuole destinare privatamente al reporter affinché, nell’esercizio del suo lavoro, si possa fare un’idea completa dei fatti, non è veramente un buon modo di fare giornalismo. Anche su questo versante, tuttavia, nulla di nuovo sotto al sole.

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1 Commenti

  1. Mappo says:

    La storia dei fuori onda è ormai ricchissima e trasmissioni come Striscia la notizia ci sono andate spesso a nozze. Del resto l’inesperienza dei grillini li rende ancor più vulnerabili a queste insidie dove peraltro sono già caduti tanti politici ben più esperti di loro. Se poi, come sostiene il blog di Grillo, si tratta di una cosa combinata tra il Favia e il giornalista per danneggiare Grillo non lo so, ma la teoria del complotto a tutti i costi mi sembra un po’ un’arrampicarsi sugli specchi per tranquillizzare il popolo grillino

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