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Evviva la Juve! Anche qui nello Slachistan si festeggia lo scudetto

maggio 7, 2012 Susanna Campus

EVVIVA! EVVIVA! La mia JUVENTUS ha vinto lo SCUDETTO!
Siamo noi, siamo noi! I campioni dell’Italia siamo noi!
Siamo noi, siamo noi! I campioni dell’Italia siamo noi!
Avete visto come canto bene “muta come un pesce”?
Faccio un appello ad Andrea Agnelli: se sei “veramente” juventino, Pinturicchio non si tocca! Sarebbe come far indossare alla squadra una maglia “qualunque”. Noi juventini vogliamo la nostra bandiera: Alex Del Piero.
Finita questa parentesi di euforia – scusatemi ma volevo festeggiare anch’io lo scudetto – torniamo agli amici di tempi.it.

Ora mettetevi comodi, possibilmente sul divano e preparate un barile di pop corn e una cassa di bibite che vi devo raccontare un mucchio di cose. Mi rivolgo ai tantissimi amici e anche a chi mi contesta (d’altronde siamo in un paese democratico e la Susy ha le spalle larghe anche per reggere le critiche). Sono sicura che qualcuno non sarà d’accordo coi miei pensieri sulla bellezza della vita, con i suoi “pro e contro”, ma se rinunciamo alla vita, cosa ci guadagniamo? Che perdiamo le cose più belle che la natura ci ha donato.

Non ci posso fare niente se sono una persona felice e allegra. Anzi, da quando è cominciata questa grande avventura, ho guadagnato una montagna di amici e soprattutto tante persone che mi danno una mano per trasmettere forza e coraggio a tanti malati che non hanno la forza di reagire. Voi direte: non ti bastavano i tuoi amici? No, non mi bastavano. Per questa “battaglia” ho bisogno di un “esercito” notevole. Quando è iniziato tutto, non mi immaginavo di provocare un tale tsunami, ma sono contenta che in tanti abbiate risposto al mio appello. Ho ricevuto tante email, tanti messaggi e tanta solidarietà da ogni dove. Così, anche su consiglio di quei “matti” di Tempi (che sono più matti di me) ho deciso di alternare a qualche mio racconto, qualche rubrica di risposta alla marea di messaggi che mi arrivano.

Laura mi ha scritto dalla Germania, quindi oltre la Grecia anche la Germania ci ascolta (siamo internazionali amici, Sprechen Sie Deutsch?). Laura è un po’ preoccupata di perdere la sua «felicità e serenità», ma, credimi, cara Laura, se esistesse la “ricetta” te la darei volentieri. Il mio è un consiglio di buon senso: non fare del male agli altri e comportati nel migliore dei modi. Il resto viene da sé. Laura mi hai dato una bellissima notizia e sono molto felice per te, poi gli altri problemi vedrai che s’aggiustano. Spero di averti tranquillizzato, se non ci sono riuscita scrivimi ancora.

Mi ha scritto Luigi che ha il padre malato di Sla. Luigi è “giustamente” incavolato con chi ci governa, ma lo sappiamo benissimo che, spesso, chi ha delle responsabilità politiche è lontano dai problemi di noi malati. Questo, però, per noi non può tradursi solo in un lamento, deve diventare un compito: il nostro allegro esercito deve far aprire gli occhi a tutti, politici compresi (una risata li seppellirà!). Luigi, devi dare a tuo padre la forza di reagire. Fidati: i familiari giocano un ruolo fondamentale per noi malati. Grazie a loro possiamo fare un passo dopo l’altro. Vorrei tanto che Francesco marciasse al nostro fianco.

Mi ha molto colpito l’email di Lorenzo che vuole diventare un buon infermiere. Secondo me è già sulla buona strada perché si è posto delle domande molto importanti e io non posso che dirgli: coraggio Lorenzo, diventerai un ottimo infermiere (se ti va male, no problem: ti insegno io a diventare orafo).

Mi ha scritto Vanni, che abita nella mia città e che mi incoraggia a continuare la mia opera.

Anche David mi incoraggia e dice che continuerà a seguire le mie storie. Voglio dirti una cosa David: ci sono tanti malati come me che si danno da fare per tutti quelli più deboli. Io cerco solo di urlare più forte che posso. Non voglio che i malati siano dimenticati.

Mariella mi ha detto che sono una forza della natura (esagerata!) ma si preoccupa della fatica che faccio per scrivere gli articoli. Fatica? Io? Ma scherzi? Io non faccio nessuna “fatica”. Non è faticoso essere allegri e rendersi utili agli altri – per come si può, per come è possibile. Questo mi ripaga abbondantemente.

Giorgio mi ha definito un’inviata dalla zona di guerra dallo “Slachistan”. È vero, la nostra è una battaglia continua, ma chi non scende in “guerra” tutti i giorni? Chi non ha problemi col capoufficio, col direttore, col capo-“qualcosa” perché arriva tardi? Chi non va male all’interrogazione? (e poi, chi lo dice ai genitori?). Credetemi, ogni giorno è una battaglia per tutti. In questo caso, devo dire di avere, almeno, una fortuna: non arrivo tardi al lavoro, il capo non mi riprende, sto tutto il giorno a casa a letto. Così mi “riposo” tutto il giorno e penso intensamente. Insomma, sono la solita fortunata. Siatelo anche voi.

Su Facebook Maria Grazia ha scritto che devo essere presa come esempio. Ma io sono solo una pedina, mentre la scacchiera dei malati è immensa.

A Giuseppina che scrive che sono una persona speciale solo perché ho “costretto” le persone a riflettere sulle cose veramente importanti vorrei dire: Giuseppina, Giuseppina, io non sono E.T., sono normalissima. Solo che ho più tempo di tutti voi per pensare.

A Maddalena che ha visto la mia foto e dice «si vede che sei felice, hai tanto da insegnarci» rispondo: eh no Maddalena, io insegnavo oreficeria. Non so insegnare altro.

A Basilio che mi ha mandato la foto di un bellissimo panorama della nostra Sardegna, ho contraccambiato con un’altra delle bellezze della nostra isola: la mia foto (evviva la modestia).

Gianfranco mi ha fatto avere un bellissimo messaggio e, anche lui, combatte ogni giorno con qualcosa di terribile. Voglio dirgli che la testimonianza di ogni malato è importante, e tutti insieme possiamo arginare la malattia.

Poi c’è la vera artefice del gruppo di sostenitori che si è formato su Facebook. Si chiama Stefania, collega di mia sorella Immacolata. Da quando l’ho informata della mia impresa, ha iniziato a sostenermi in maniera incredibile, aiutandomi a sensibilizzare tante persone.

Avrei voluto parlarvi ancora di tutti gli amici che hanno abbracciato la mia causa, ma vi ruberei troppo tempo e il vostro tempo è prezioso, perché dovete dare coraggio ai malati che hanno bisogno di aiuto. Quindi, che state ancora qui a leggere? Forza, che c’è tanto da fare. Fidatevi di una che ha provato due vite: una da “sana” e una da malata. Anche chi sta immobile in un letto può apprezzare il gusto della vita. Costretta dalle circostanze ho dovuto tirare fuori un coraggio che non sapevo di avere, ma quando ti trovi alle corde il coraggio viene fuori “alla grande”. Vale sempre la pena vivere, perché si vive bene anche in questa situazione da “mummiette” (che ne dite voi? Sono la Cheope del 2012!)

Bacioni, Susanna

P.s. È venuto a trovarmi il mio amico Paolo e mi ha detto: gli altri potrebbero pensare che è tutto inventato o che te l’hanno scritto, ma se ti conoscessero come ti conosco io, capirebbero che è tutto vero perché tu sei proprio matta! Ma io vi chiedo, se non fossi così “matta” come avrei fatto a prendere la Sla per le corna? (Adesso mi spiego perché Paolo è andato a stare all’altra parte della Sardegna. Dopo 49 anni si è reso conto che era meglio starmi lontano! Paolo, guarda che non mordo. O meglio: gli juventini non li mordo).

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